Necessità di cambiamento

A dritta! Anzi no, babordo! Avanti tutta! No, no, macchine indietro!!
La manovra finanziaria più o meno viene predisposta in questo modo.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori. Prima la patrimoniale, che però non è stata affrontata perché avrebbe toccato da un lato i risparmi dei poveracci, ma dall’altro il tesoro dei ricconi. Poi sentiamo parlare di “contributo di solidarietà”. A partire da redditi di 90.000€, ma anche questo non va bene, perché significa fare pagare più tasse a coloro che occupano i posti chiave del Paese. Allora proviamo a toccare le pensioni, ma anche no, forse si. Tagliamo alle regioni, ma le mettiamo in ginocchio. Allora proviamo a fare fuori le province, fermo restando che si fanno fuori i consigli provinciali, mica i dipendenti. Ma lo faremo più avanti. Alla fine la gran trovata: lotta all’evasione. Sono vent’anni che sento parlare di lotta all’evasione. So che io dichiaro il doppio di certi commercianti … come mai?

L’impressione che si ha è che il Governo stia cercando di ragranellare Euro a destra ed a manca, ma non avendo forza sufficiente, si ritiri con timore di fronte alla reazione delle categorie interessate. Probabilmente alla fine pescheranno il denaro dalle tasche di chi non appartiene ad una corporazione, o comunque non ad una corporazione potente. Io sono certamente fra questi.

Ho letto le linee generali delle proposte del PD, principale partito di opposizione e, nelle intenzioni, di alternativa. Mi sembrano confuse, affette anch’esse da populismo, troppo affascinate da un liberismo che ricorda il primo Tremonti e va nella direzione opposta rispetto a quella segnata dal referendum sui servizi pubblici locali, per altro sostenuto dal PD.

Insomma, la classe dirigente italiana è nel panico! Non sanno dove pescare sti 45 miliardi di Euro. Nel frattempo gli investimenti languono, le norme a tutela di risorse, beni comuni, paesaggio ed ambiente vengono considerate carta straccia, ma per gli imprenditori tutto è comunque fermo a causa della paralisi delle procedure.
Il politico non definisce una politica, il funzionario si protegge la schiena bloccando tutto. Normale in Italia.

Qualcuno reclama “togliete tutte le regole per due anni e vi facciamo vedere la ripresa”. Come no, la ripresa in stile cinese o da terzo mondo?
Dall’altro lato, i sindacati che reclamano diritti senza rendersi conto che le condizioni non sono più quelle di 20 anni fa. Ti chiudo l’azienda, sciopera pure, che mi frega, ho chiuso!

Intanto, nonostante le maree di mezze verità che ci passano i media, è chiaro che siamo nei guai. Problemi di disoccupazione in aree dove non ce n’era da decenni, problemi per chi deve vivere o sopravvivere. I giovani che ormai si trovano in condizioni ottocentesche, tutto è precario, si lavora come braccianti agricoli del passato, oggi si, domani no, dopodomani forse, chi lo sa?

Di fronte a questo quadro provo una sensazione di rabbiosa impotenza. Persino un incompetente come me riuscirebbe a formulare una politica fiscale migliore, in questo momento. Come me altre centinaia, migliaia di persone, abituate a gestire la propria vita, i propri conti, senza fare affidamento sulla sicurezza del posto fisso. Gente come noi è cresciuta in condizioni tali da potere divenire la classe dirigente, non del futuro, ma di oggi. Eppure non possiamo accedere alla plancia di comando, perché una schiera di politici di mestiere ed un sistema elettorale costruito apposta per fare sì che la democrazia sia controllata dalle segreterie dei partiti, ci precludono la strada.

Non ci resta che la via di una civile e pacifica protesta. Non è più tempo di indignarsi, non è il momento di pensare ad interessi privati e di categoria. Il nostro Paese ha bisogno di una scossa, ha bisogno di gente nuova, con cervelli nuovi, ha bisogno di scelte coraggiose.

Non saranno i partiti a permettere questo cambiamento. Serve acqua fresca, e non sto parlando di vecchie idee di gente cresciuta in vecchie scatole politiche. Sto parlando di gente che non avrebbe mai voluto fare politica in vita propria, ma si trova costretta, quando la sua patria viene così vilmente aggredita, a non restare indifferente.
Ho quasi 40 anni, ho sempre seguito la politica, ma non avrei mai pensato di arrivare a questo punto: oggi invece di essere qua, nel mio ufficio a lavorare, vorrei essere in Parlamento.

Coraggio, diamoci da fare e cambiamo!

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