Se non ora, quando?

Il governo della Repubblica Italiana ha altalenato per giorni e giorni, nel tentativo disperato di creare una manovra finanziaria che ci consenta di raggiungere il pareggio di bilancio entro un paio d’anni, senza però dispiacere troppo agli italiani.
Il risultato dell’altalena è stato un guazzabuglio indecente, da cui esce una manovra che fino all’ultimo momento ha contorni confusi. I punti fermi che mi sembrano emergere sono però importati.

Innanzitutto ci stanno dicendo che lo devono fare perché lo impone l’Europa. Capiamoci, l’Unione Europea è giustamente preoccupata per il fatto che un paese stia facendo debiti su debiti. È ciò che avremmo dovuto fare noi con alcune regioni, già decenni or sono. Abbiamo un debito in crescita vertiginosa ed ogni misura che prendiamo si risolve in un aumento di spesa, magari a favore dei soliti noti, ma dall’esterno cosa pensereste voi se foste un tedesco? Che sti terroni di italiani debbano smetterla di fare debiti. Mezza Italia lo dice dell’altra mezza da un bel pezzo, dovremmo capire il problema.

Il punto è che l’UE non ha detto al nostro governo “aumenta l’IVA che pagano tutti i cittadini, ma non aumentare le tasse a chi ha un reddito sopra i 90mila euro”. No, non l’ha detto. L’UE suggerisce flessibilità, ma non ha detto al nostro governo di sorpassare, con una norma che non centra nulla, lo statuto dei lavoratori.

Il governo si è fatto eleggere promettendo riforme, che non ha fatto, federalismo, che non solo non ha fatto, ma che ha definitivamente affondato mettendo le regioni in ginocchio, ha promesso crescita, che non c’è stata. Ha promesso efficienza, di cui non si vede l’ombra.

Ora il governo dice di non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Come no, aumentare l’IVA da 20% a 21% significa fare pagare di più a chi ha di meno. Perché alla fine dei conti quell’aliquota viene imposta su molti beni che compriamo spesso. Che ne so, le lamette di ricambio per il rasoio? Per ora non è il pane, ma è già in programma l’intervento sugli alimentari. E comunque, se aumenta l’IVA al consumo, i vostri soldi da domani varranno di meno.

Ma c’è di peggio, perché il governo, pur di non tassare chi è molto oltre la soglia del dignitoso benessere, taglia. Credete che i tagli agli enti locali colpiranno i così detti “fannulloni di stato”? No, quelli lo stipendio ce l’hanno, garantito! I tagli colpiranno i servizi che gli enti locali erogano a favore dei cittadini. E colpiranno chi meno ha. Perché al benestante, poco importa se non ci saranno posti all’asilo, o se per fare una risonanza magnetica dovrà andare all’ambulatorio privato, quelli che saranno colpiti sono gente che si trova stipendi (non tanto sicuri) sotto i 1500€ al mese. Gran parte di voi insomma.

Vedete, i sacrifici che ci stanno chiedendo colpiranno tutti, ma qualcuno subirà di meno. Io, per esempio, non sono ricco, non ho uno stipendio fisso, probabilmente perderò metà del lavoro, la vita mi costerà di più, ma non ho figli. Stanno cavando il pane di bocca ai vostri figli, e nel farlo danno la colpa all’Europa, che invece ha detto “sistemate i conti in modo credibile”, non ha detto “fatelo così”.

Vi voglio vedere scendere in strada, ma non con bandiere di partito. Non voglio vedere bandiere rosse, o di altri colori di parte. Sono deluso da tutti i partiti, inoltre questo non è un problema di partiti, è un problema di confronto fra gli italiani e coloro che hanno immeritatamente il potere di decidere del loro futuro.
Vorrei vedere solo due bandiere: il tricolore ed il blu stellato. Smettiamo di prendercela con la UE per gli errori dei nostri politici, non cascate nell’inganno, smettete di indignarvi, lo dovete ai vostri figli: vi dovete incazzare! Se non ora, quando?

Teniamoci in contatto, è ora di fare nascere qualcosa che non esca dalle segreterie dei partiti o dalla mente dei professionisti della politica. E’ ora di muoverci come popolo.

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2 Risposte to “Se non ora, quando?”

  1. scintilenaScat Says:

    Tutto vero caro Mayo. Io come te, come tanti altri, sono disilluso, schifato dei politici, ma adesso ho paura che potremmo seguire il primo con le palle che prenderà tutta questa gente indegna e l’appenderà con una corda al collo. Politici che non capiscono che per primi devono dare l’esempio, continuano imperterriti nelle loro porcate, non ci lasciano altra scelta che sognare che qualcuno li faccia fuori: “o se ne vanno, o li mandiamo via a modo nostro”. Questo modo di pensare che monta anche nelle teste della gente normale, rischia di portarci alla catastrofe, ad una nuova dittatura di un folle che potrebbe trascinare il popolo, guidare alla liberazione da questa classe politica di merda. In germania successo più o meno qualcosa del genere prima del nazismo. Fu proprio la nascita del nazismo che sembrò spazzare via una classe politica di merda per portare la Germania poi nello sprofondo. Spero che i nostri porci vadino a casa da soli, ci vorrebbe onestà intellettuale e morale, e questi purtroppo non ce l’hanno. Non fomento la rivoluzione, ma vedo un futuro nero e incerto. Andrea

  2. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Ogni rivoluzione, rompendo un equilibrio, tende a portare all’instaurarsi di una dittatura. La democrazia nasce da un processo lento, non dalla rabbia. L’importante al momento è non confondere le istituzioni democratiche con le persone che indegnamente le hanno occupate, fra l’altro con il nostro aiuto. Abbiamo sbagliato persone, non sistema. Non è la democrazia parlamentare il problema, ma la nostra incapacità di scelta. Dobbiamo tenere il Parlamento, e non andare alla dittatura solo perché qualcuno ci convince che avere parlamentari significhi per forza pagarli uno sproposito e fargli fare quella vita boccaccesca. No, noi non dobbiamo distruggere le istituzioni democratiche, ma tornare ad appropriarci di esse, senza aspettare che a farlo siano Di Pietro, Vendola o Bersani. Noi, in piazza, dobbiamo chiedere a tutti questi politici di levarsi di mezzo. Dobbiamo abrogare questa legge elettorale e poi impedire che ne venga ricreata una simile, dove le segreterie di partito decidono per noi. E ricominciare.
    Se non faremo così, la tua paura di una nuova dittatura è molto realistica.

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