Domani in Italia

Le elezioni sono passate, ma grande è la confusione sotto il cielo. Questa sera ci troveremo con l’Italia senza Governo e col Vaticano senza Papa. Sembrerebbe una situazione interessante.
Purtroppo un governo serve, anche tenendo conto del fatto che siamo un po’ nei guai. Lasciando stare la questione dei mercati e dello sperad fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (e poi odio il termine spread), dato che la sola idea di permettere ai mercati di decidere le sorti del mio paese mi provoca l’orticaria.

I tedeschi temono l’instabilità, perché hanno molti interessi economici in Italia. Siamo oltre tutto ottimi clienti delle loro aziende e, se dovessimo fallire, avrebbero non pochi problemi. Ma i tedeschi, in particolare la Merkel ed i suoi, fanno finta di non sapere che l’Italia è e rimane un contributore netto nella EU nonostante i problemi finanziari, che l’Italia ha accettato condizioni inacettabili pur di stare nell’eurozona. Il fatto è che gli italiani non si occupano di politica, al massimo sbraitano un po’, ma poi pagano.

L’Euro ci fa comodo ed altrettanto l’Unione Europea, cosa buona e giusta dopo secoli di guerre fratricide, ma fondare l’EU sull’ingiustizia germanocentrica non è accettabile!

I nostri “vecchi politici” hanno preso parte alla nascita della CEE, alla nascita dell’Euro, all’elaborazione delle Direttive comunitarie. In alcuni casi le norme europee sono buone e giuste, se pongono dei limiti lo fanno a tutti indistintamente, anzi incitano a migliorare. Mi vengono in mente le norme ambientali, che chissà perché sono vissute come limitanti in Italia, da pseudo imprenditori incapaci di fare soldi in modo onesto e corretto, ma non sono vissute male in Germania, dove nonostante le regole si marcia. Eppure sono le stesse regole!

Altro discorso vale per norme in materia di commercio, ma soprattutto agricoltura e pesca. L’Italia, perdio, non è un paese industriale. Non ha materie prime a parte qualche miniera in liquidazione, due barili di petrolio, un sacco di mare ed una varietà di produzioni agroalimentari di altissimo livello che fa invidia a tutto il mondo. Ma i politici italiani hanno permesso che gli altri paesi costruissero le regole del mercato agroalimentare a misura sulle esigenze delle aziende del loro paese.

I nostri politici vecchi sono andati “in Europa”, come se l’Europa fosse altro rispetto a noi, a pezzentare finanziamenti. Quei finanziamenti sono stati usati malissimo, non per renderci più competitivi, ma come una sorta di elemosina, soldi da spartire, da fare arrivare al momento giusto agli amcii o alle piccole amministrazioni locali, per creare consenso.

Miliardi di Euro usati veramente male, buttati letteralmente nel cesso (scusate il francesismo) per garantire la rielezione a politici e politicanti, lasciando la gestione in mano a funzionari della burocrazia sabauda e dallo squallore angosciante kafkiano.

In Austria alle famiglie conviene tenere tre vacche, in Italia no. Perché? Gli olandesi riescono a vendere benissimo il loro formaggio industriale di plastica, mentre le nostre piccole aziende che fanno prodotti splendidi, sono sempre a rischio chiusura. In Italia si è puntato ad ingrandire aziende che stavano in piedi come “parcheggio per lavoratori” senza avere i presupposti per sopravvivere da sole, invece di creare un sistema che permetta ai piccoli, alle famiglie che lavorano, di crescere un pochetto, fare rete, e tirare avanti in modo dignitoso.

Ma guardate i vari casi ILVA e compagnia bella. Chi ci ha guadagnato? I lavoratori forse? Quelli che ora finiranno per strada e faranno una bruttissima vita, per avere creduto alle frottole di politici ed imprenditori che in verità non avevano alcuna intenzione di fare qualcosa per il nostro Paese!

I nostri politici hanno puntato su un’industria che non aveva presupposti, permettendo alla finanza di infettare il tessuto produttivo del paese, senza badare troppo a bandiere e tessere. Ed ecco che alla fine la baracca ha iniziato a crollare.

La gente si è svegliata e si è trovata in una realtà che è peggiore di un incubo. Angosciante. Ma gli mancano gli elementi per cavarcela, siamo disperati e con il cervello in confusione, perché da ben più di 20 anni in Italia siamo drogati di televisione commerciale. Da sempre siamo privi di educazione civica, spinti ad esasperare un carattere campanilista o individualista che ci rende bravi ad arrangiarci, ma che ci limita, perché la furbizia non è intelligenza ed alla lunga perde.

Ora siamo di fronte a due blocchi politici, la “destra” e la “sinistra” in crisi di rappresentanza, mentre è esploso il fenomeno del Movimento 5 Stelle, un movimento nato da esternazioni rabbiose, un movimento nato da blog, dove altre persone, più o meno come ho fatto io negli ultimi anni da questo blog personale, hanno indicato i mali di un sistema.

E’ vero che la denuncia di singoli elementi non fa programma, non costituisce una ricetta per governare e risanare il paese, ma quello che devono capire Bersani e Berlusconi è che non possono più permettersi di prendere ingiro gli italiani, perché c’è sempre qualcuno pronto a criticare liberamente, mettere il dito nella piaga.

Certo non tutti usiamo il linguaggio e la foga di Grillo, io non lo farei mai, sebbene Beppe Grillo sia stato il mio primo ed insuperato idolo del mondo dello spettacolo. Ma tu guarda cosa mi tocca, quello che mi faceva ridere fin da bambino, adesso si affannna per farmi piangere più di quanto non faccia da solo.

Ora aspetto gli sviluppi.

Bersani da solo non può governare. Berlusconi nemmeno. Il M5S non appoggerà un governo Bersani, sarebbe incoerente. Quindi i due si dovranno accordare, trovare il modo per mettere in piedi un governo di salvezza nazionale o meglio di insulto alla volontà popolare, di cui temo non abbiano molta considerazione.

Questo li distruggerà definitivamente. Per quanto si affannino ad inventare in emergenza qualche legge elettorale anti-Grillo, il meccanismo che si è innescato è inarrestabile. Un governicchio sostenuto da PD e PdL non farebbe altro che aumentare l’ira popolare e fornire ancora nuovi e straordinari motivi per arrabbiarsi ed additare i “potenti”. Alle nuove elezioni il M5S prenderebbe il 45%, il PD scenderebbe probabilmente attorno al 20% ed altrettanto il PdL.

E’ venuto il momento di svoltare veramente pagina. Abbiamo parlato finora di II Repubblica, senza che la I Repubblica fosse finita, giacché la Costituzione è sempre quella, leggi del 1939 sono ancora in vigore, di novità non se ne sono viste poi tante. Forse sarebbe il caso di iniziare a pensare ad una nuova fondazione, eleggere un’Assemblea Costituente. Ed in merito ho la mia idea.

Al momento la legge elettorale dovrebbe nascere dai parlamentari eletti. Molti di questi hanno l’ossessione di farsi rieleggere e vorrebbero una legge che favorisca loro ed il loro partito (o che credono che li favorisca), creando l’ennesima porcheria. L’idea potrebbe essere quella di coniugare una riduzione del numero di parlamentari con una Costituente molto numerosa.

Mi spiego meglio: se l’Assemblea Costituente fosse composta da 1000 Delegati, circa 1 ogni 60.000 cittadini, e la nuova Camera dei Deputati fosse composta da 240 Deputati, circa 1 ogni 250.000 cittadini, per un Delegato della Costituente sarebbe improbabile essere rieletto. A questo punto l’isteria sarebbe minore e la maggior parte dei Delegati Costituenti agirebbe probabilmente in modo disinteressato.

Potremmo anche inventare un metodo che ci permetta di non fare passare per i partiti l’elezione dei Delegati Costituenti. Si potrebbe prevedere che un Delegato Costituente possa essere eletto alla Camera dei Deputati solo per un mandato in tutta la sua vita, oltre al mandato di Delegato Costituente.

Ed il Senato? Via, una Camera delle Regioni, composta da Delegati delle Regioni, numero massimo 60, col compito di deliberare in materia di norme che riguardano le autonomie locali. Tutte le altre norme, quelle quadro nazionali, dovrebbero passare solo per la Camera dei Deputati.

Si lo so, suona schematico, è solo una bozza di idea, ma credo faccia capire che una vera II Repubblica è possibile, basta solo provarci. O al limite sognare.

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