L’errore di fondo

Questa sera ricorrerà il 50mo anniversario della strage del Vajont. Lo definirei un eccidio. In tutti questi anni si è molto dibattuto e tutt’ora si discute su quanto accadde non solo quella notte, ma soprattutto negli anni che la precedettero.

Quello del Vajont è stato un disastro immane, che tuttavia non era gran che conosciuto lontano dai luoghi in cui si verificò. O piuttosto, non faceva parte della coscienza collettiva degli italiani, come se quell’angolino in alto a destra nella carta politica non fosse più così importante come alla fine del secolo precedente, quando per conquistare un metro di terra da queste parti si facevano guerre.

C’è voluta la bravura di Paolini per portare il Vajont nelle case e nelle menti degli italiani. Serviva quel lungo monologo e quella ricerca storica per illustrare i fatti e fare capire cosa era successo. Eppure non credo sia servito a molto, perché rimane l’errore di fondo, quello che ha generato il disastro. Un errore insito nella nostra mentalità, nella cultura.

L’eccidio del Vajont è stato il prodotto di un evento catastrofico che pur enorme, immane, inimmaginabile, è nient’altro che il sintomo puntiforme di un male che sta dentro di noi. Non di noi italiani od europei, di noi umani. L’errore di fondo che ha provocato quel disastro fu l’illusione di potere controllare qualcosa che non si conosceva.

Costruire una diga a sbarrare la forra del Vajont fu un po’ come montare su una bicicletta senza averlo mai fatto prima e senza le ruotine laterali. Non è detto che ti vada male, ma è probabile che tu cada. L’errore di fondo è stato quello di credere che controllare la natura sia facile come pedalare quando hai già imparato.

Il peccato parte da lontano, trova il suo fondamento nell’illusione biblica di un mondo creato e messo a servizio dell’uomo, dove gli eventi sfavorevoli non sono naturali, ma provocati da un essere malvagio. Col passare del tempo questa illusione si è trasformata e non ha giovato a nulla l’illuminismo, che pure aveva la pretesa di sostituire la ragione alla fede.

Qualcuno di voi avrà certamente letto il romanzo di Jules Verne intitolato “L’Isola Misteriosa”. Bellissimo romanzo che fa parte del bagaglio di quasi tutti coloro che sono stati adolescenti prima dell’invenzione della playstation. Ebbene, in quel romanzo vediamo un gruppo di persone giungere su un’isola disabitata ed ingegnarsi, sotto la guida di un ingegnere (scusate il gioco di parole) per renderla idonea ad una vita più agiata. La tesi di fondo di Verne è quella che l’uomo possa “migliorare” l’ambiente usando il suo intelletto e che tutti i cambiamenti prodotti dall’uomo siano positivi.

Il romanzo venne pubblicato nel 1874, ma la mentalità di cui era prodotto traeva origine nella lontana storia dell’umanità ed è sopravissuta, fino al giorno in cui venne concepito il progetto denominato “Grande Vajont”, per conto della Società Adriatica Di Elettricità.

Sappiamo tutti come andò a finire:  una frana del volume stimato di circa 270 milioni di metri cubi di roccia precipitò nell’invaso e generò un’onda che travolse e distrusse alcune frazioni di Erto e Casso e gran parte di Longarone, uccidendo 1910 persone.

Molti attribuiscono la colpa del disastro a chi progettò la diga, sostenendo che “gli ingegneri” sbagliarono. In realtà la diga venne progettata benissimo. Resse all’impatto mostruoso della frana, all’onda di circa 25 milioni di metri cubi di acqua che la scavalcò ed è ancora lì tranquillamente in piedi. Il problema fu la scelta del sito e la mancata valutazione di alcuni rischi.

La proposta di costruire la diga in quel punto fu fatta dal prof. Dal Piaz, insigne geologo docente presso l’Ateneo di Padova. Il Dal Piaz riteneva che quel sito fosse quello migliore per ottenere un’elevata capacità di invaso. I problemi affrontati in sede di progettazione riguardavano la stabilità delle spalle della diga (dove la diga si appoggia alla montagna), l’impermeabilità della roccia, la capacità di reggere il carico del lago per una struttura alta 261,60 metri.

L’errore di fondo nella progettazione, realizzazione e gestione dell’invaso del Vajont fu quello di credere di avere il controllo del sistema. Chi condusse l’opera, che dal punto di vista ingegneristico ed organizzativo fu mirabile, non disponeva di informazioni sufficienti in merito ad eventuali pericoli derivanti da frane e non ritenne di cercarne. Solo Edoardo Semenza, figlio del progettista della diga Carlo Semenza, si accorse della presenza di elementi che rendevano possibile il distacco di una frana dal monte Toc. Il suo contributo non venne tenuto in considerazione.

Va a questo punto rilevato un elemento importante. La SADE voleva fortemente la costruzione dell’invaso del Vajont perché lo riteneva, a ragion veduta, strategico per la produzione di energia da fonte idroelettrica nel bacino montano orientale del Piave. La SADE aveva bisogno della diga e dell’invaso per produrre più energia e guadagnare di più. Un invaso pieno di pietre e fuori uso, sarebbe stato perfettamente inutile. Inoltre la SADE non aveva nulla da guadagnare nell’eccidio degli abitanti della zona.

Ritorniamo all’errore di fondo. Chi ha concepito, progettato e costruito la diga del Vajont riteneva impossibile ciò che è accaduto, altrimenti non avrebbero mai costruito quella diga. Questa è una differenza fondamentale rispetto al caso in cui alcune industrie inquinano impunemente, provocando uno stillicidio di morti per tumori, ma guadagnando ingenti somme dal funzionamento dei loro stabilimenti inquinanti. Un’industria chimica che inquina e ammazza lo stesso numero di persone su un periodo di 20 anni non dà nell’occhio, ma soprattutto rende molto. Il sistema idroelettrico Piave della SADE non sarebbe riuscito nemmeno a ripagare l’investimento della diga, se non fosse stato acquisito da altri.

Siamo dunque di fronte ad una totale cecità e fede nell’idea che l’uomo sia capace di gestire la natura, infallibilmente. Si tratta di ignoranza e presunzione.

E ritorniamo all’errore di fondo. L’errore di fondo derivava dalla formazione di coloro che lavorarono a quel progetto, identica a quella di altre centinaia di tecnici e scienziati dell’epoca in Italia. L’unico a guardare la cosa ad occhi aperti fu Edoardo Semenza, ma la sua voce era la sola che dal campo scientifico si levò, dando ragione agli indigeni, che avevano chiamato Toc il monte perché è sempre stato “patoc”, che in friulano vuole dire “marcio”.

La voce di Edoardo Semenza rimase inascoltata perché era una voce che suggeriva di non fare, dichiarava che c’era un pericolo, quello che l’uomo non riuscisse a gestire il problema con il proprio intelletto ed i propri mezzi tecnici eccezionali.  Edoardo Semenza fece bene il proprio lavoro di geologo così come suo padre fece bene quello di ingegnere. Ma il grande Dal Piaz diceva che andava tutto bene, che non c’erano frane incombenti sulla valle del Vajont. Edoardo Semenza venne trattato come Cassandra: sapeva che c’era un problema mentre tutti gli altri non volevano che ce ne fossero.

L’errore di fondo continua a ripetersi ogni giorno. Lavorando nel campo ambientale ho spesso a che fare con la valutazione degli effetti di progetti che riguardano l’uso del territorio e delle sue risorse, trovo continuamente di fronte a me la stessa fede cieca nella capacità umana di gestire la natura che portò al disastro del Vajont. Ogni giorno in Italia si progettano opere, si pianifica, si lavora, si gestisce un territorio difficile continuando a credere che sia facile, che sia possibile gestirlo senza conoscerlo, basta fare opere, costruire muri, rinforzarli. Ed ogni giorno cade una frana, ogni anno ci sono alluvioni ed allagamenti, ogni anno si perdono vite umane e milioni di Euro di patrimonio perché continuiamo a commettere l’errore di fondo la cui conseguenza più celebre è stato l’eccidio del Vajont.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: