Buona la bufala, se parliamo di mozzarella

Anche oggi grazie ai social network, soprattutto Facebook, ho letto la mia rata di bufale, affermazioni campate in aria ed altre amenità, affiancate a tutta la sana schiera di “chissenefrega”. Fra cui annovero la mia celebrazione della bellezza di una giornata di sole tardo autunnale in Friuli.

Ma in tutto questo ho trovato molto interessante quanto condiviso da un paio di miei contatti. Si tratta di un articolo comparso sul blog Tagli, direi molto interessante.

L’articolo, a firma di “Luca Romano (con la diabolica collaborazione di Alessandro Sabatino)“, andatevelo a leggere, si intitola La bufala del MUOS e di Canneto di Caronia … l’ho creata io!.

La cosa interessante non è tanto l’idea della creazione di una bufala appositamente per dimostrare come le bufale siano irresistibili nella web-society, ma riflettere sul significato che hanno i risultati dell’esperimento.

Da sempre si chiacchiera e quando si chiacchiera si dicono un sacco di cose. A corto di argomenti in genere si dicono cose a caso. L’importante è ottenere l’attenzione di qualcuno. Dicono che questo sia il significato del pianto di tanti bambini molto piccoli o dell’iperattività nevrotica e fastidiosa di bambini più grandi. Sinceramente non lo so, non so nulla di psicologia.

Però so che la mancanza di conoscenza unita alla voglia di ottenere attenzione produce una quantità impressionante di bufale, che considero più o meno involontarie. Così come involontario è il tic nervoso. Ma possono anche essere patologiche, come può essere un disturbo del comportamento, come può essere l’alcolismo. Ci metti del tuo, ma ad un certo punto non ce la fai a smettere (il vero alcolista è quello che dice “smetto di bere quando voglio”).

Quello che mi inquieta è una delle riflessioni che fa Romano alla fine. “Quante persone potrei convincere a credere ad una teoria del complotto, se ci lavorassi un anno? E se ci dedicassi tutta la vita?“.

Temo che la risposta non sia così fuori dalla nostra portata. Se chiacchierare e spararla grossa è un vizio umano (sospetto che la principale rivoluzione nel passaggio da neanderthal e uomini attuali sia stata la chiacchiera) da sempre si mettono in giro chiacchiere ad arte.

Senza essere blasfemi e scomodare tutti quelli che hanno raccontato pile su pile di fandonie in campo religioso, solo per sistemarsi ed imporre un proprio stile di vita, basta leggere un po’ di storia per scoprire che le bufale hanno mosso sempre le masse. E non parlo di mozzarelle.

Si dice in genere “oggi grazie a internet le bufale vengono smascherate subito”. E’ vero, qualcuno si accorge rapidamente che sono bufale. Soprattutto perché come ci sono i creatori che si divertono a inventare le bufale, ci sono quelli che passano il tempo a smascherarle.

Il problema è un altro. Sono convinto che anche dopo avere letto l’articolo di Romano, ci siano in circolazione centinaia di persone che continuano a credere ciecamente. Anzi, sono disposto a scommettere che qualcuno accusi l’autore di non essere l’inventore della bufala, ma solo un uomo al servizio di qualche agenzia americana per convincerci che la verità sia falsa. A tutto vantaggio del complotto.

Mi ricorda un film, il cui titolo è “Promised Land”. Uscito l’anno scorso. Non sto qui a farvi tutta la storia, ma la parte interessante è che una grossa company americana invia in una zona dove vuole acquisire i diritti di estrazione del gas, acquistandoli dai proprietari delle terre, non solo i propri mediatori, ma anche un falso ambientalista, che monta il movimento fino a quando non viene fatta saltare fuori, ad arte, una prova della sua disonestà. Ovviamente non la prova del fatto che lavori per la compagnia, ma che l’ambientalista è un bugiardo. A questo punto la popolazione cambia idea ed è pronta a cedere alle richieste senza discutere. Ma tutto finisce bene quando il mediatore, che si è accorto della faccenda, rivela la trama ai cittadini, ribaltando di nuovo la situazione.

L’ho raccontato veramente male.

Ad ogni modo, credo che questo tipo di vicenda non sia tanto lontano dalla realtà. Chiediamoci ad esempio dove trovino di che vivere quelli che fanno gli ambientalisti sfegatati ed estremi. Il loro modo di agire non fa che convincere l’italiano medio che gli ambientalisti siano pessima gente, mezzi terroristi comunisti o roba del genere.

Beh, iniziamo a chiederci: come fanno loro a passare il tempo a manifestare, se noi dobbiamo passare il tempo a lavorare per vivere?

Inquietante.

Sto suggerendo di non fidarsi di nessuno? Non vi preoccupate, posso esibire diversi contratti con (piccole) aziende del campo energetico. Sul serio.

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