Renzi ha un grande pregio: permettere alla gente come me di staccare la spina, terminare l’accanimento terapeutico che da anni tiene in vita un legame con una “sinistra” che è in stato vegetativo da vent’anni. Renzi mi ha permesso finalmente di sdoganare con me stesso l’idea di non seguire più i cataboliti della decomposizione del PCI.

Questo è quanto ho postato su Facebook qualche giorno fa.

Rileggendo mi sembra così chiaro, così semplice. Immagino il travaglio di tutti coloro che, come me, hanno votato PCI oltre vent’anni fa, cresciuti con un concetto di “sinistra” che era rappresentato da Berlinguer (mica dai satellidi extraparlamentari in odor di brigatismo).
Immagino quelli che per consuetudine, per mancanza di alternative, per più di due decenni si sono ostinati a dare fiducia a formazioni politiche che si allontanavano progressivamente non solo dall’ideologia comunista, cosa che ritengo oggi molto positiva, ma da un concetto di politica che miri a creare una società solidale, sottratta nei diritti fondamentali alle logiche di mercato, una politica che tenda a dare ai cittadini pari diritti e opportunità senza usare questi concetti come paravento per consegnare importanti fette del Paese, soprattutto nell’ambito dei servizi necessari, alle logiche dell’economia liberista.

Chi esprime oggi la “sinistra” a livello nazionale? Il Presidente del Consiglio Letta, un economista che fa niente di più, niente di meno di quanto farebbe qualunque manager. Gli stessi manager che guardano al bilancio punto e basta. Abbiamo a capo del governo un collega di Marchionne che si può permettere cose che, se fatte da Berlusconi, avrebbero fatto sollevare le masse popolari di sinistra. O ciò che ne resta.

E chi ha scelto come segretario del primo partito nazionale nonché leader naturale del centrosinistra? Renzi! Uno le cui idee sono più in sintonia con quelle di Berlusconi che con quelle di qualunque persona abbia non dico un’ideologia di sinistra, ma appena un briciolo di raziocinio.

Senza volere rubare mestiere e scena al mio omonimo più famoso, penso sia finalmente giunto il momento di dire “vaffanculo”. Oh, che sboccato.

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