Un passo dopo l’altro

Sono quasi allo spartiacque. La neve mi sferza il viso e si infila neglio occhi. Mi volto e cerco con lo sguardo i compagni. Tre ombre che avanzano, lente e inesorabili.

Tremando trovo il coraggio di togliere la giacca e infilare una maglia di pail sopra la maglietta, appiccicata alla pelle e imbevuta della pioggia di due ore fa e sudore gelato. Reindosso la giacca e batto piedi e mani.
Le ombre si avvicinano. Gli zaini ormai storti, il passo regolare di chi si rassegna a mettere un piede davanti all’altro. In un’ora la neve si è fermata dovunque, il vento l’ha ammucchiata. Oltre la forcella è peggio.

Cedo i bastoncini a un compagno: ha preso una storta. Mormora “mi dispiace”. Sa che zoppico da tre anni e sa che rallenteremo la discesa, verso un rifugio che immaginiamo (sbagliando) caldo e confortevole. L’ultimo della colonna arriva, col carico completamente sbilanciato, ma non si lamenta.
Dico solo “forza, adesso è tutta discesa”. Lo so, solo a casa è finita veramente, ma abbiamo bisogno di dirlo.

Era il 15 agosto 1996 alla forcella de Zita, in Dolomiti.
A 18 anni di distanza sorrido, volgendo il pensiero a quel giorno. Il cuore del venticinquenne di allora, infranto, oggi canta nel petto di un uomo di 42 anni, innamorato. Ritrovo il coraggio di mettere un piede davanti all’altro: siamo quasi al crinale.

Annunci

Tag: , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: