Isolarsi? Per perdere meglio.

All’indomani della strage nella redazione del giornale satirico Charli Hebdo di Parigi i movimenti di destra più o meno estrema hanno rafforzato le loro rivendicazioni nei confronti dell’immigrazione.

La logica non è difficile da capire. Se esiste un conflitto fra Europa e USA da una parte e movimenti politici mediorientali e africani di ispirazione “islamica” dall’altra, indubbiamente un grosso problema per noi europei risiede nel fatto che il nemico, reale o potenziale, lo abbiamo in casa. E non lo possiamo controllare. O meglio non siamo in grado di controllarlo.

Il caso di Charli Hebdo, secondo me, mette in luce pesanti carenze nel sistema di sicurezza della Francia e dell’Europa in generale. Abbiamo saputo che i responsabili della strage erano ben noti come appartenenti a un movimento militarizzato che ha intenzione di colpire europei e americani in tutto il mondo. Si sapeva che c’erano stati viaggi in Yemen e Siria. Si sapeva che questi uomini erano stati indottrinati e addestrati. Ma qualcuno ha detto candidamente “sono migliaia, non siamo in grado di sorvegliarli tutti”.

Qui allora un’osservazione la faccio io: se sappiamo che sono migliaia e sappiamo chi sono, perché invece di respingere ed espellere tutti non ci limitiamo a cacciare queste poche migliaia? Perché a volte, come nel caso della Francia, ci troviamo di fronte a francesi, legalmente parlando. Verso che paese espelli un cittadino francese? Lo mandi in Siria perché dice di essere un guerrigliero jihadista?

I neonazisti sostengono che la soluzione sempre valida sia la camera a gas. Direi che in Europa nessuno abbia più voglia di prendere in seria considerazione questa ipotesi, al di là dei discorsi da bar sport.

E quindi, che fare? Non ne ho idea. Di sicuro le leggi anti immigrazione non fermeranno i flussi di uomini e donne da Medio Oriente e Africa verso l’Europa. Forse potremmo controllarli meglio e gestire meglio la presenza di stranieri sul suolo europeo. Rimane il fatto che a quanto pare le nostre polizie e servizi segreti continuano a operare in modo scoordinato. Si parla di restrizioni al trattato di Schengen. Un’idiozia. Al momento ogni volta che volo o mi imbarco si sa chi sono e dove vado. Il problema non è quello, è che manca una gestione dei dati e un’analisi dei dati fatta su scala europea.

Avete presente le magie analitiche che vediamo nei telefilm investigativo – scientifici americani? Ad esempio quando in NCIS il “pivello” Mc Gee incrocia dati su dati per trovare le connessioni fra sospettati? Ecco, la teoria è quella: agenzia federale che accede a tutti i dati possibili per analisi. Possiamo chiudere tutte le frontiere e tornare daccapo, ma ormai il problema globale va affrontato almeno su scala continentale, nel nostro caso in un gruppetto di paesi del nostro continente, perché vi ricordo che nonostante certe teorie, si può andare a piedi dal Portogallo alla Kamtschatka e quindi non esiste un continente “europeo” vero e proprio.

Chiudersi e chiudere le frontiere, asserragliarsi, suona bene per certi politicanti di serie B, che non considerano minimamente le conseguenze di una tale eventualità, ma sentono molto forte la necessità di attirare voti di gente spaventata, per avere ancora una volta un buon posto di lavoro dove lavorare non sia veramente necessario. Direi che vadano ignorati. Ma non bisogna mai ignorare la paura dei popoli. Mai minimizzare. Non dare generiche rassicurazioni, ma agire, perché il problema esiste.

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