Calcio: sempre più in basso

Ho sentito alla radio dell’ennesima violenta polemica nel così detto “mondo del calcio”. Pare che un dirigente federale, tale Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, abbia sbottato durante una riunione del consiglio di dipartimento del calcio femminile affermando: Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche.. Faccio riferimento a un articolo sulla versione on line della Gazzetta dello Sport (leggi qui), giornale di cui leggo solo le pagine da 2/3 in poi, perché il resto è dedicato a qualcosa che non mi interessa.

Il Belloli nega e sostiene che il verbale della riunione non sia corrispondente alla realtà. Qualcuno lo accerterà, per ora mi limito a commentare la notizia.

Credo che la mia antipatia nei confronti del calcio sia nota. Se non lo è la manifesto ora. Più che antipatia direi a questo punto che si tratti di disprezzo, non per il gioco in sé, ma per il mondo che si è creato attorno ad esso. Per essere chiari, l’unico calcio che trovo interessante e sosterrei è proprio quello femminile.

Purtroppo in Italia i maschi normali sono calciomani. Se si parla di un 5% di omosessuali, quelli a cui il calcio fa schifo come me sono probabilmente attorno al 3% se non meno. Quindi possiamo dire che appartengo a una minoranza deciamente minore rispetto a “quattro lesbiche” vere, perché di ragazze che giocano a calcio ne ho conosciute diverse e non mi sembravano per nulla omosessuali. In ogni caso, una persona con un cervello funzionante non dovrebbe considerare “lesbica” un’offesa.

Ad ogni modo, ascoltando i discorsi di decine di maleducati che mi ammorbano con il loro fanatismo per il calcio, maleducati perché continuano a parlarmi di qualcosa di cui non mi interessa nulla nonostante le mie proteste, ho capito che il calcio femminile dia molto fastidio a tutti coloro che gravitano attorno alle società calcistiche piccole e grandi. Qualcuno ha definito le calciatrici come “handicappate”. Altri dicono che non potranno mai giocare in modo decente a calcio. Mi sembrano i discorsi di due secoli fa sulle capacità intellettive delle donne, con pregiudizi che non sono ancora stati smantellati nonostante fatti chiari e eclatanti, come scoperte scientifiche degne del Nobel fatte proprio da donne.

Questo semplicemente perché a parlare sono maschi e noi maschi siamo spesso vittime di pesanti complessi.

Il discorso è che il calcio, purtroppo, è lo spettacolo preferito dagli italiani. Di conseguenza il mondo che ruota attorno ad esso è uno specchio di una società intollerante, sessista, dove l’ignoranza è sovrana e in genere si parla molto prima di pensare.

Se il gioco preferito dagli italiani fosse il curling, allora questi episodi riprovevoli si verificherebbero nelle sale dei club di curling. Grazie a Dio non è così e tutto resta confinato allo strabordante e ossessivo calcio.

Mi dispiace moltissimo per le ragazze che si divertono a giocare a calcio, anche se un popolo di maschilisti frustrati vorrebbe che si limitassero a essere le fidanzate dei calciatori. Forse dovreste guardare “Sognando Beckham”, interessante film proprio sulla passione di una ragazza per il gioco del calcio. Gioco, non spettacolo.

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