Gli italiali, la scenza e l’astronauta

Mi sono sorbito, nei giorni scorsi, la sequenza di flames generati dal post di Selvaggia Lucarelli sulla celebrazione del rientro a terra di Samantha Cristoforetti. Qualcosa da dire l’avrei.

Uno: dupalle! I flames lanciati urbi et orbi a mezzo facebook e simili mi danno un fastidio paragonabile a una nuvola di zanzare tigre affamate.

Due: ho dovuto fare una ricerca in rete per scoprire chi fosse ‘sta Lucarelli. E questo dà conto di quanto io sia ignorante nel campo. Ho scoperto che è un’opinionista. Bene, le opinioni sono importanti, altrimenti non scriverei nemmeno io.

Il problema a mio avviso però sta nella sostanza dei fatti, ma anche nell’appiccicare addosso alle persone un’immagine che non è sostanziale, o comunque non voluta.

Per rendere l’idea. Sta Lucarelli è infastidita dalle celebrazioni per il rientro della Cristoforetti, dai commenti entusiasti da parte di migliaia di altri opinionisti (dilettanti). Ma queste celebrazioni non sono certo state chieste dall’astronauta, né ha un proprio ufficio stampa che spinge per la sua immagine, né è il suo mestiere essere un personaggio pubblico.
Il problema non è l’astronauta, ma noi che stiamo coi piedi per terra e connessi a ‘sti social. Pochi giorni fa Umberto Eco ci ha ricordato che i social hanno dato voce a schiere enormi di imbecilli. Ogni tanto ha ragione anche lui.

Anche a me le celebrazioni eccessive danno fastidio, ma cerchiamo di capirci su una cosa: mi dà molta più soddisfazione sapere che la Cristoforetti ha lavorato nello spazio che vedere la nazionale vincere una partita di calcio. E questo mi rende probabilmente un secchione antisociale psicopatico.

Il discorso non è però personale, perché se lo fosse, non mi affascinerebbe tanto la vicenda, o meglio la carriera, di Samantha Cristoforetti: da piccolo non sognavo di fare l’astronauta. Avrei voluto fare l’esploratore a terra, e l’ho fatto: pratico la speleologia e vedo luoghi che nessun telescopio o radar possono indagare.

La maggior parte di noi non sarebbe all’altezza di Samantha Cristoforetti. Capiamoci, ci sono migliaia di ragazzotti in grado di prendere a calci un pallone in questo paese, ma di donne in grado di seguire quel cursus studiorum, pilotare aerei, volare nello spazio e avere il cervello per fare studi lassù no, non ce ne sono tante, almeno conosciute. La Cristoforetti ha superato selezioni rigorose ed è risultata idonea e fra i primi su 8500 candidati. E’ stata considerata fra i migliori a livello europeo!

Ecco, la cosa di cui ci dobbiamo tutti rallegrare è constatare che in un paese come il nostro, dove la preparazione scientifica media è di poco superiore a quella di un paese del terzo mondo, in un paese oltre tutto maschilista, ci sia almeno una donna che è riuscita a fare valere il proprio cervello al punto da essere spedita nello spazio con una missione di importanza mondiale.

Non amo i simboli e non sono mai stato “fan” di nessuno, ma purtroppo i simboli contano e sono utili. Lo so che gran parte di coloro che festeggiano la missione spaziale di Samantha Cristoforetti non sta apprezzando la scienza, ma semplicemente vuole partecipare a un momento di simpatia collettiva, ma qualcosa pur resterà di tutta questa vicenda.

I risultati della missione probabilmente non saranno conosciuti o comprensibili a noi persone normali, ma ci rimane almeno l’idea che la scienza sia una cosa importante, da coltivare, da sostenere, che le persone in gamba ci siano anche in Italia e che il ruolo di una donna non debba essere quello di mostrarsi scosciata e scollata in televisione oppure stare zitta e buona agli ordini di qualche uomo.

A me piace l’idea che ci siano migliaia di bambine che in questo momento in Italia abbiano come modello Samantha Cristoforetti e non una soubrettina fidanzata a un calciatore. Questo è ciò che festeggerei io. E penso che la mia opinione valga quanto quella di chiunque altro, per cui volevo rendervi partecipi.

A proposito, lo so che si scrive scIenza.

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Una Risposta to “Gli italiali, la scenza e l’astronauta”

  1. massimo Says:

    Bravo, Bepo.

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