Una malattia cronica

Arresti per corruzione, dieci provvedimenti di custodia cautelare a carico di politici, funzionari dell’ANAS e imprenditori. La vicenda è rimbalzata dai giornali nazionali a quelli locali, dato che fra i destinatari del provvedimento c’è un noto imprenditore friulano, presidente di un’impresa edile fra le più celebri della nostra regione.

Per anni ho sentito commentare sottovoce l’onnipresenza di quel nome, il successo dell’azienda, ma a volte i commenti che si fanno sulle aziende e i loro dirigenti sono dettati più da invidia che da conoscenza di illeciti. Quello che mi interessa oggi non è tanto chiacchierare sugli arresti domiciliari di un imprenditore friulano, semmai ragionare su come la Repubblica Italiana sia afflitta da un male cronico, quello della corruzione, verificata o presunta che sia.

Il problema non è morale, non solamente morale. La corruzione, in particolare nell’affidamento di appalti, è contraria allo stesso liberismo di cui gli imprenditori italiani si considerano seguaci. Uccide la concorrenza, perché chi vince gli appalti non ha successo grazie a superiori capacità e costi inferiori, ma grazie alla capacità di corrompere. Dall’altro lato, ci sono servitori dello Stato e di enti a esso collegati, in ultima analisi servitori del Popolo italiano, che si lasciano corrompere, contribuendo in modo drammatico a danneggiare la società e l’economia italiane.

Ma fin qui sono rimasto su una questione morale, quella morale che è profondamente ipocrita perchè in un sistema di regole e di libertà d’impresa, si inventa il modo per sfuggire alle regole e battere i concorrenti in modo sleale.

Passiamo agli aspetti concreti e pratici. Innanzitutto, quando qualcuno vince un appalto in modo irregolare, di solito guadagna più del dovuto. In altri termini, la corruzione non ha lo scopo di prendere un lavoro tanto per prenderlo, ma di non rischiare negli investimenti (questo in economia è un vantaggio) e spesso di spuntare prezzi più alti rispetto a quelli che si avrebbero in una reale situazione di concorrenza.

Il risultato è che la Pubblica Amministrazione spende più denaro per ottenere il medesimo servizio, nella migliore delle ipotesi. Dall’altro lato, decine di imprenditori che hanno una morale diversa si trovano impossibilitati a fare impresa, o costretti a vivere all’ombra dei grandi corruttori, raccogliendo le briciole, i subappalti, vivendo sempre in bilico. Il terzo problema è che quando si scoprono gli altarini, ci sono imprese che rischiano il fallimento, perché improvvisamente si trovano escluse dalla corsa ad ulteriori appalti.

In generale, per la maggior parte dei cittadini italiani il sistema basato sulla corruzione, come quello basato su meno eclatanti e tracciabili fenomeni di “simpatia” fra elementi dello Stato e imprenditori, è un guaio. Un guaio perché contribuisce a creare e incrementare il debito pubblico, perché riduce la qualità dei servizi (non serve fare le cose bene, basta pagare la persona giusta), perché genera disoccupazione e instabilità sociale.

Ciò nonostante, molti cittadini di questo stato sono convinti che la furbizia e la capacità di ottenere in favore siano virtù importanti. Proprio per questo oggi molti si indigneranno, pronti a prendere il posto degli arrestati domani mattina. Per lo stesso motivo, non sto citando i nomi di coloro che hanno ricevuto l’ordine di custodia cautelare, semplicemente perché oggi siamo stati arrestati un po’ tutti.

Io no, io no, ho una morale differente! Può darsi, anche io rivendico diversità morale, persino superiorità, ma il dato di fatto è che in Italia questo genere di episodi sono soltanto la manifestazione quotidiana di una malattia cronica, che affligge il paese e lo rende incapace di usare le proprie reali capacità per tornare al benessere e alla sicurezza che merita.

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