La Sharia e l’Europa

Il Giornale esprime quasi sempre un pensiero che è molto diverso dal mio, talvolta perfettamente opposto, in ogni caso leggo molto spesso articoli dal suo sito web. Perché trovo sensato non leggere solo ciò che mi fa piacere: bisogna pur conoscere e capire gli altri.

Oggi sono stato colpito (non alla testa) da un articolo il cui titolo è Gli occidentali si preparino a un’ondata di sharia e islam, virgolettato, attribuito a un tizio di nome Fouad Belkacem, indicato come leader del movimento Sharia4Belgium. Questo movimento avrebbe come scopo l’adozione della Sharia, la legge islamica, in Belgio.

Il signor Belkacem fa, stando all’articolo, delle considerazioni piuttosto interessanti riguardo a Islam e democrazia, Islam ed Europa, diffusione e vittoria dell’Islam sulle altre religioni e adozione globale della Sharia. Di fatto Belkacem sostiene che la democrazia non sia concepibile per un musulmano, in quanto non ha senso definire una legge scritta da un’assemblea di uomini, a fronte del fatto che esiste una sola legge accettabile per un fedele, La Legge, in arabo appunto “Sharia”. La logica, per quanto possa sembrarci folle, c’è.

Per il fedele musulmano la volontà di Dio è stata comunicata agli uomini attraverso il Profeta Muhammad. Null’altro conta se non la volontà di Dio, che è creatore di ogni cosa e onnipotente. Non ha dunque senso immaginare delle regole inventate dagli uomini, c’è la legge divina, la Sharia, quella è stata definita da Dio e quella deve essere seguita.

Potrei dire che secondo me Muhammad non fu la voce di Dio, perché per me l’unica manifestazione di Dio in terra è stato Yeshu ben Yosef, la forma umana di Dio stesso, non un profeta. Chiunque sia venuto dopo ha solo parlato ispirandosi in parte alla vita e all’insegnamento di Yeshu, in parte su proprie elucburazioni mentali.

Scusate se uso il nome Yeshu ben Yosef invece del consueto Gesù, se è incarnazione umana di Dio, è uomo nella forma e da uomo venne chiamato così. La madre, o meglio la donna che ha generato quel corpo, lo chiamava Yeshu, da quanto ci è dato sapere, non vedo perché non dovremmo fare altrettanto noi. (Comunque anche io uso il nome Gesù molto spesso, tranquilli non parlo ebraico)

Per un musulmano non è così. In quanto tale, il fedele musulmano crede che Muhammad sia l’ultimo Profeta, colui che fu tramite fra Dio e gli uomini correggendo le distorsioni dell’insegnamento dei profeti precedenti. La parola di Muhammad, le sue azioni, sono tutte ispirate direttamente da Dio. La legge che deriva dall’analisi di questi dati di base non è discutibile e deve essere adottata da chiunque sia un fedele.

Non mi metto a discutere sul fatto che la forma attuale della Sharia non sia stata dettata da Muhammad, ma derivi da un’analisi del Corano e della Sunna. Noi cristiani abbiamo problemi analoghi.

Ad ogni modo per me, essendo cristiano, le cose stanno diversamente. Esiste in effetti un passo nella vita di Yeshu ben Yosef che istituisce una separazione di compiti e di sfere di competenza fra Stato e Chiesa. Troviamo ad esempio nei Vangeli sinottici, considerati da tutti i cristiani come “parola di Dio”, il passo di Matteo 22: 15 – 22. Vediamolo:

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.
[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”.
[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate?
[19] Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro.
[20] Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”.
[21] Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio“.
[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

Ecco, la frase di Mt22:21 ci permette di avere una legge divina e una legge umana. Questo ovviamente non toglie che la legge umana non debba contrastare con quella divina, altrimenti non ci potremmo considerare dei fedeli. Per l’Islam questo non esiste. Mentre Yeshu tenta di portare un insegnamento che salvi l’umanità guardando il più possibile al “cielo”, Muhammad tenta di creare una società in terra, regolandone tutti gli aspetti.

Da chiarire c’è una cosa: da sempre la religione determina la gran parte delle norme che regolano le società umane. Nessuna legge è mai stata create senza che fosse l’espressione di una morale. La morale è derivata per quasi tutta la storia dell’umanità dalla religione. Solo fra XVIII e XX secolo sono comparse delle proposte di una morale non religiosa (dall’illuminismo al comunismo, per semplificare).

Questo signor Belkacem di fatto non dice nulla di sconvolgente o innovativo, lui è musulmano, per lui la religione è il fondamento della società, la Sharia è l’unica legge ammissibile ed è ben felice di prevedere che questa venga adottata da tutti gli uomini un giorno. Molto presto. Le sue considerazioni sono sconvolgenti per chi non ha conoscenza del mondo. Quando dice che il numero di musulmani in alcune aree d’Europa stia crescendo rapidamente, dice la verità. Quando dice che i musulmani fanno tanti figli e gli europei cristiani pochi, richiama un dato che chiunque dovrebbe avere acquisito da tempo.

Non so come la viviate voi, questa ovvietà. Serve un zelante credente musulmano fanatico quanto uno dei nostri baciapile per farvi balzare giù dal letto? Avanti, sono millecinquecento anni che Cristianesimo e Islam si confrontano, sono millecinquecento anni che Europa e Medio Oriente si confrontano. C’è una competizione evidente sia sul piano religioso che su quello economico e politico, che sta vivendo ora una stagione particolare, con il grande potere economico degli arabi grazie al loro petrolio, guerre sparse in tutto il Medio Oriente e in Africa, terrorismo in Europa. Stiamo in fondo parlando di qualcosa che è iniziato tanti secoli fa.

Continuo a ribadire il mio pensiero: un vero credente non può essere un “moderato”. Quello che c’è da discutere non è come convivere con chi ha una religione e un sistema morale diverso e incompatibile col nostro, quello che dobbiamo decidere è come continuare questo confronto, per conservare la nostra religione o anche il nostro ateismo, di fronte a un’espansione dell’Islam che è costante.

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