Matteo, stai sereno

Sereno e tranquillo. In fondo non è successo nulla di straordinario. Da molto tempo in Italia le amministrative sono appannaggio di chi è all’opposizione a livello nazionale. Inoltre stai sereno perché tutto quello che è successo, e succederà nei prossimi due anni, non è altro che la conseguenza di una scelta politica fatta prima di te, che tu non hai comunque voluto sconfessare.

Parlo di una scelta effettuata da tutte le forze politiche italiane, senza eccezioni, verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso: trasformare la democrazia in un’odiocrazia. I programmi, questi sconosciuti; le idee che non servono più, rimane solo una cosa: l’odio per l’altro. Tutti, dai tuoi fedelissimi nel PD, alla minoranza interna, ai tuoi oppositori del M5S e della Lega, ai tuoi pseudo avversari del “centro destra”, non fanno altro che lanciare slogan e incitare il popolo incazzato all’odio verso l’altro.

Iniziammo negli anni ’90 con l’anti-berlusconismo. Tutti detestavano o idolatravano Berlusconi. Era il tramonto della democrazia, la sostituzione del concetto di collettività con il personalismo, cui segue inevitabilmente il totale disinteresse per la Res Publica.

Oggi non c’è dibattito politico. Ho seguito un confronto televisivo fra Giacchetti e Raggi, alcuni giorni fa. Penoso. Sembravano due ragazzini che litigavano per stupidaggini, mica per discutere su come amministrare una città importante nei prossimi anni. Ho sentito una tale pletora di idiozie e di cose insensate, ho trovato un tale vuoto di idee, che se fossi stato residente a Roma avrei chiesto la residenza a Udine pur di non dovere scegliere fra quei due.

Eppure l’Italia si è arrapata col confronto. E oggi la così detta “opposizione” stigmatizza il fatto che gli italiani non siano abbastanza incazzati, sono un branco di pecore di fronte alla tv a guardare gli Europei. Dovrebbero scendere in strada e spaccare tutto, altro che!

Dimenticando che “tutto” è proprietà di qualcuno, privato o pubblico che sia, e che spaccare tutto significa darsi martellate sui testicoli. Un po’ come immeginare di prendersi a sberle per fare rabbia a qualcun altro. Ammesso e non concesso che esista un complotto dei poteri forti per controllare l’Italia e sottometterla, è naturale pensare che un popolo incazzato che colpisca a caso sia proprio l’ideale per garantire successo a questo complotto.

Inoltre quando c’è disordine per molto tempo, il primo che arriva a garantire l’ordine diventa un santo, un eroe, un duce da seguire.

Ma vedi caro Matteo, tu un po’ ducetto lo sei, ti piace essere al centro dell’attenzione, ti scoccia il confronto interno e verso l’esterno. Tu mandi tweet e posti su facebook, classico strumento di comunicazione Uno a Molti, dove le risposte più o meno insensate e incazzate non fanno che aumentare la tua forza.

Non che gli altri siano diversi. In effetti trovo gli stessi peccati nella Lega e nel M5S, non so nel PdL perché non è più molto di moda, a parte i problemi di salute di Berlusconi.

Tutti avete voluto il protagonismo, l’odio come strumento di controllo delle masse, l’abolizione delle idee, il rifiuto della coerenza, la derisione di qualunque ipotesi ragionata. La conseguenza è che a un certo punto gli elettori, che sono bravissimi ad assecondare certe cose, hanno finito per decidere che tu gli stai sui coglioni, tu e i tuoi fedelissimi. Tu mi dirai che non è vero che stai sulle palle agli italiani, dovunque tu vada c’è la folla e gente che si vuole fare un selfie con te. Vero, ma lo stesso vale per i reduci di qualunque reality. Capiamoci.

Io onestamente non vedo bene la tua riforma della Costituzione. Certo è demoralizzante pensare che si discuterà delle modifiche alla Costituzione non pensando ai contenuti, ma pensando solo a quanto stanno sulle scatole Renzi e la Boschi agli italiani.

Comunque, ora me ne sto qua in attesa di vedere come le nuove amministrazioni non cambieranno le città di Roma e Torino e del primo giro di avvisi di garanzia. Tranquilli, non è la rivoluzione, è solo una puntata di un reality più schifoso degli altri.

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