Riforma della Costituzione – considerazioni preliminari

A dicembre si voterà sulla proposta di riforma di parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non ho ancora esaminato in modo accurato il testo modificato, dunque non ho ancora stabilito se appoggiare la proposta di modifica o meno. Non voglio essere ideologicamente schierato a priori, non mi interessa. La Costituzione della Repubblica è La Legge più Importante, la tifoseria di parte non mi interessa.

La Costituzione nata insieme alla Repubblica non è perfetta, come tutte le leggi umane, ed è in parte ancora disattesa. Non voglio elencare in questa sede tutte le previsioni della Costituzione che sono state poi bellamente ignorate dai legislatori della Repubblica. Quello che mi interessa è ricordare che la Costituzione ha permesso all’Italia di vivere in pace e con una democrazia accettabile dalla fine della II Guerra Mondiale a oggi.

Il terrorismo interno, la mafia, la corruzione, non nascono dalla Costituzione.

Nel valutare le modifiche proposte non partirò dal presupposto che la Costituzione scritta dai partigiani sia per forza migliore di quella scritta da Renzi e Boschi, perché il Presidente del Consiglio in carica e la Ministra potrebbero benissimo essere più saggi di un partigiano, potrebbero amare allo stesso modo l’Italia e certamente sono più consapevoli di come sia fatta l’Italia oggi, rispetto a com’era nel 1945. Quindi non posso avere pregiudizi.

Tuttavia rilevo che la stessa Ministra Boschi abbia dichiarato che la modifica proposta per la Costituzione non è perfetta, ma d’altronde non se ne fa una all’anno, dunque bisogna cogliere l’occasione. Su questo sono in disaccordo. Innanzitutto perché non si modifica una Costituzione purché sia.

Inoltre, dal mio punto di vista di cittadino, l’attuale Costituzione non è il problema. Il problema sono coloro che la attauno o la dovrebbero attuare.

Per usare una metafora. Abbiamo un veicolo (la Repubblica, descritta dalla Costituzione). Il veicolo viene guidato male, a zig zag, senza rispettare gli stop, continuiamo a prendere botte, fare incidenti e a beccarci multe. Cambiamo veicolo? No! Dobbiamo cambiare guidatore!

Il Presidente e la Ministra sostengono che con l’attuale Costituzione sia difficile guidare il veicolo, ci sono troppi meccanismi intricati che impediscono di trasformare rapidamente in legge una politica del Governo, il Parlamento costa troppo perché ci sono troppi parlamentari strapagati.

I meccanismi legislativi sono complessi perché chi ha scritto la Costituzione conosceva bene una situazione in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri, nel caso specifico Benito Mussolini, faceva e modificava leggi a suo piacimento, con lo scopo di mantenere il potere e favorire gli interessi economici di una cerchia di amici e sostenitori che, durante la dittatura mussoliniana, hanno guadagnato enormi quantità di denaro, costruendo patrimoni incredibili a danno degli altri italiani.

I “padri” costituenti hanno deciso di impedire a un Presidente di avere tanto potere, confidando sul fatto che i rappresentanti del Popolo, riuniti in assemblea, potessero legiferare nell’interesse collettivo.

Il problema di questa visione è che durante gli ultimi decenni il concetto di collettività si è modificato, fino a trasformare la società italiana in una società individualista, dove a prevalere è la visione personale, l’interesse individuale, persino in realtà dette marginali e di provincia. I mezzi di comunicazione sempre più diffusi e potenti hanno fatto sì che la cultura degli italiani mutasse dalle metropoli ai piccoli paesini di montagna. Ecco dunque che i rappresentanti di questo Popolo devono per forza agire come la cultura da cui provengono impone loro. Non possiamo aspettarci che un parlamentare di oggi ragioni come i costituenti!

Il problema è la cultura dei cittadini italiani, non la Costituzione.

I costi della politica sono in realtà facilmente riducibili con un intervento banale: togliamo alle due camere il potere di stabilire la retribuzione dei loro stessi componenti. Un parlamentare percepisce lo stipendio e questo va bene, deve essere aiutato a reinserirsi nel mondo del lavoro quando termina il suo mandato, e va benissimo, ma non è necessario pagare queste persone il triplo di un dirigente delle normali amministrazioni pubbliche.

Attenzione però, c’è l’altra metà dei costi della politica, quelli degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato e di altre assemblee legislative. Questi costi nulla hanno a che vedere con la rappresentanza democratica. A parità di “grado” un dipendente della Camera dei Deputati percepisce una retribuzione ben più elevata di quella di un dipendente di un’azienda, o di un’altra amministrazione. Nessuno parla di ridurre questo costo, nemmeno l’opposizione più feroce.

Odiare chi ha “il potere” è facile, meno facile è esaminare con calma la situazione. Sono convinto che sia possibile ridurre i costi della politica e rendere più rapido il processo legislativo senza modificare la Costituzione.

Un altro tema relativo alla proposta di modifica sembra essere quello che riguarda i poteri delle regioni. La Ministra Boschi ha ripetuto che si toglieranno poteri alle regioni, per rendere tutto più chiaro. Su questo tema non sono pregiudiziale in modo ottuso, ma ho un’idea che mi caratterizza da sempre, quella dell’autonomismo, del federalismo interno e solidale, insieme al federalismo europeo. Uno stato centrale forte non rientra fra le opzioni che sono disposto ad accettare, anche se voglio che le regole di base vengano rispettate in tutte le regioni d’Italia.

So bene, dato che lavoro spesso fuori dal Friuli Venezia Giulia, che la stessa legge dello Stato viene applicata in modo diverso a seconda della regione in cui ci si trova. Questo non dipende dall’autonomia regionale, ma dall’autonomia amministrativa degli uffici e dalla mancanza di controllo. La legge dello Stato dice chiaramente “bianco” e molte regioni fanno “nero”, perché al politico locale fa comodo così. Questo è un livello di autonomia che non accetto, ma non è motivo per tarpare le ali alle autonomie regionali. Per me tutte le regioni italiane dovrebbero essere autonome e responsabili!

Dunque studierò con attenzione la proposta di riforma della Costituzione e prenderò una decisione in merito.

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