Immaginare una montagna senza sci

Ho letto un breve articolo su montagna.tv intitolato Sfida per il turismo di montagna: le piste da sci e l’assenza di neve.

Sciare in pista mi piace, mi piace tantissimo fin da quando ero ragazzino. Amo profondamente la montagna dove non mostra troppo i segni della presenza dell’uomo, ma non posso negare di avere sempre apprezzato l’esistenza di aree dedicate allo sci alpino, con i loro impianti e le infrastrutture di supporto.

Tuttavia sono costretto a ragionare da persona che ha una mentalità scientifica, tecnica e politica dominata dalla logica. Molti di questi ragionamenti, noi studiosi dell’ambiente montano, li facevamo già molti anni fa. Parlavamo di queste cose, dati alla mano, quando il Presidente del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy decise di investire una grossa cifra di (nostro) denaro per potenziare impianti sciistici, a quote troppo basse per garantire innevamento anche artificiale.

Alcuni di noi a quel tempo lottarono contro lo scempio fatto, a suon di investimenti regionali, in alta quota nel massiccio del Canin. Devastazione paesaggistica e morfologica che si rivelò del tutto inutile economicamente, e tale rimarà se il clima non dovesse improvvisamente cambiare rotta nei prossimi (pochi) anni.

La storia sta dando ragione a chi allora come oggi diceva di ritirarsi con lo sci oltre quota 1500 slm. In FVG non c’è spazio per piste di sci oltre quella quota? Dovremo rassegnarci a non avere un turismo dello sci. E io dovrò andare a sciare lontano, dunque sempre meno.

Le iniezioni di denaro pubblico sono continuate sotto la guida del carnico Renzo Tondo e dell’udinese adottiva Debora Serracchiani. Con ammirevole continuità dell’azione amministrativa, senza guardare al colore politico, le giunte regionali del Friuli Venezia Giulia hanno proseguito una politica che considero errata, senza riconoscere mai un dato oggettivo: la neve è sempre meno e sempre a quota maggiore, le temperature idonee all’innevamento artificiale sono sempre più rare e la zona idonea si è spostata a quote più alte. Ovvero: non c’è spazio, i costi aumenteranno sempre più e per questo modello di attività non c’è futuro.

Quello che mi scoccia è che gli amministratori regionali che si sono susseguiti qui in Friuli Venezia Giulia hanno avuto quasi sempre il mio voto. Ma non mi vergogno di ammettere i miei errori, quando li riconosco!

Iniziare a pensare a un futuro senza lo sci per la montagna del Friuli Venezia Giulia è in questo momento prioritario. In caso contrario rischieremo di continuare a sprecare risorse condannando le comunità della montagna a un processo di marginalizzazione e impoverimento, che è già molto avanzato.

Consideriamo che meno neve in montagna non significa solo niente sci, ma meno acqua a disposizione durante l’estate. Meno acqua per gli ecosistemi ma anche per altre attività ludiche e sportive, per le attività agricole e quelle industriali. E’ urgente fare delle ipotesi di lavoro su uno scenario del genere, perché adeguarsi al cambiamento è l’unico modo per sopravvivere, se non addirittura trarne qualche vantaggio.

Secondo me, quando “i tecnici” dicono qualcosa che scontenta nell’immediato “la gente”, un politico dovrebbe comunque ascoltarli e iniziare a immaginare qualcosa di nuovo. Preparare una soluzione, non rimandare a un futuro indeterminato e ad altri le azioni che vanno pianificate oggi e intraprese domani mattina.

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