Il terrorismo in Francia e molte domande

Lo scopo del terrorismo è, da sempre, quello di indurre in una comunità il “terrore”, ovvero uno stato nel quale la ragione viene soppiantata dall’istinto di conservazione, sotto l’influenza di una paura enorme e ingestibile.

Quando il terrorista ottiene questo, ovvero riesce a modificare la percezione della realtà, riesce a indurre una comunità a reagire in modo impulsivo e talvolta illogico, o meglio seguendo una logica che in quel momento sembra rigorosa ma non lo è per nulla, allora il terrorista ha vinto.

Ennesimo episodio in Francia. Un tale di nome Karim Cheurfi, armato di fucile mitragliatore Kalaznikov ha ucciso un poliziotto e ne ha feriti due sui Champs Elysées, a Parigi. L’attacco è stato rivendicato dal ISIS e l’uomo, ucciso dalle forze dell’ordine per impedire che continuasse l’azione, è risultato essere in possesso di una copia del Corano e di una sorta di non meglio precisato “inno all’ISIS”.

Il tutto avviene alla vigilia delle elezioni presidenziali, ovvero nel momento in cui influire sulle scelte dei francesi può avere un effetto ampio e duraturo.

La prima risposta che nasce, esattamente come desidera chi ha manovrato l’attentatore, è “uccidiamoli tutti!” oppure “cacciamoli tutti fuori dal paese!”.

Sono due soluzioni che, se praticabili, avrebbero più o meno l’effetto di una cura a base di antibiotici su una persona che abbia contratto una malattia provocata da batteri. Risolverebbe il problema, anche se non metterebbe al riparo quella persona da altre malattie.

Ragionando in termini più generali però il problema si sposterebbe solamente. Il motivo per cui gli immigrati sono venuti in Europa è che qui trovano condizioni di vita migliori rispetto a quelle dei loro paesi d’origine.

Uno che se ne va da un paese del terzo mondo e viene in Europa per stare bene, poi lotta perché l’Europa diventi come il suo paese del terzo mondo è completamente demente. Dunque devono farlo perché sono cattivi? Perché combattono per il demonio in persona?

Chi gestisce il disagio psichico di queste persone trae indubbiamente un vantaggio, mentre noi non trarremmo un grande vantaggio nel mandare ai forni crematori qualche milione di immigrati. Siamo capaci di farlo, lo abbiamo dimostrato nel XX secolo e in modo convincente.

I forni crematori mi portano a un’altra riflessione. Tutti gli stranieri sono cattivi, tutti i musulmani sono nemici della nostra cultura e società. E’ un’affermazione che fa il paio con “tutti i tedeschi sono nazisti” e “tutti gli italiani sono fascisti”. Affermazioni che ho sentito fare più volte da dementi imbecilli quanto l’idiota col Kalaznikov. Tuttavia, mio padre che dai nazisti ha dovuto fuggire e ha subito ingiustizie, mi ha insegnato che non tutti i tedeschi erano nazisti e dunque meritevoli di un colpo di pistola alla nuca. Così come mio nonno, indubbiamente cittadino italiano, invece che fascista era partigiano. Ma vallo a spiegare a quello che vive in Croazia e al cui nonno le camicie nere stuprarono la sorella, bruciarono la casa e ammazzarono i genitori, per lui “gli italiani” sono fascisti e cattivi.

A parte questi aspetti di morale strappalacrime che potrebbero essere tacciati di buonismo, rimane il problema del futuro. Se oggi sterminassimo tutti i Karim o li espellessimo, rimarrebbe comunque un’immenso serbatoio di esseri umani che vivono in luoghi dove non si sta bene come qui in Europa. Questi vorranno sempre migliorare il proprio stato e per farlo la via più semplice sarebbe quella che adottarono i nostri antenati: invadere le terre più ricche.

Si accorgerebbero, poveretti, che noi non abbiamo una terra ricca, ma siamo ricchi perché riusciamo a portare via al loro paese tutte le risorse a basso prezzo. A quel punto sarebbero fregati, ma forse noi saremmo stati sterminati.

Quindi l’opzione della deportazione di massa o dell’olocausto, alla lunga non funzionerebbe un granché per garantire a noi europei “puri” di continuare a vivere ricchi e comodi nella nostra terra.

Probabilmente l’idea meno cretina in circolazione è quella di assorbire gli stranieri, quello che si dice “integrare”, ma ovviamente farlo in un certo modo. Se li accettassimo lasciandoli in recinti predeterminati, come vorrebbero molti xenofobi “moderati” (è un ossimoro?), otterremmo solo di avere creato dei caposaldi per l’invasione futura da parte dei loro cugini rimasti a casa. Si, perché lo straniero ghettizzato e lasciato in disparte inizierà a nutrire astio, poi odio, verso i più ricchi e “privilegiati”.

L’idea migliore sarebbe quella di fare in modo che il figlio dell’immigrato si senta europeo, accetti questa come la sua patria, si senta a casa, studi nelle nostre scuole e possa raggiungere qualunque obiettivo in base alle sue capacità intellettuali.

Si, ma quelli che mettono il velo alle figlie?!

Quelli esistono, come esistevano mezzo secolo fa gli immigrati meridionali che non facevano uscire di casa le figlie se non erano accompagnate dal fratello o dal padre, che le obbligavano a indossare l’abito nero di lutto e a non fidanzarsi perché nonno era morto “solo” sei mesi prima. Lo neghiamo? E forse mio nonno fece studiare le figlie? Macché, il mio bravo nonno friulano purosangue fece diplomare il maschio e le femmine via a lavorare, a 11 anni, come i bambini pakistani.

Dimenticarlo è facile, ma la mia è una famiglia normale, è accaduto anche nella vostra solo che a voi non lo hanno raccontato perché se ne vergognano. Avete voglia a riempire le case di falsi diplomi di araldica per dimostrare che siete di nobili origini, siamo discendenti di contadini, pastori, boscaioli, minatori, operai. Fatevene una ragione. Nessuna delle figlie di mio nonno ha negato alle proprie figlie il diritto di diplomarsi. Ecco, domani i figli degli immigrati potrebbero reputare sbagliate le usanze dei loro genitori e giuste le nostre.

In conclusione, anche a me l’istinto dice sul momento di sgozzare il primo tizio che trovo vestito in tunica ed è stato a pregare (oggi è venerdì), seguendo il mio retaggio di europeo purosangue, dunque discendente di guerrieri illiri, celti, legionari romani, longobardi e chissà quale altra schiatta di tagliateste di professione. Ma penso che sarebbe una pessima idea, aumenterebbe i problemi per il futuro e a me piacerebbe riuscire a vivere decentemente gli anni che mi restano, che siano 1 o 55 poco cambia.

Quindi smettiamola di dire cazzate come vogliono i terroristi e iniziamo a ragionare.

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