La Francia, l’Europa e “noi altri”

In Francia al ballottaggio per la Presidenza della Repubblica ci sarà un confronto veramente molto interessante Le Pen – Macron.

Da un lato c’è dunque Marine Le Pen, la paladina del nazionalismo, di destra non addolcita da un “centro” che non ritiene necessario esibire, ovviamente anti europeista convinta. La Le Pen è figlia del fondatore ed ex leader del Front National Jean-Marie Le Pen, che ha estromesso dal partito per definire una nuova linea, sempre nell’ambito della destra nazionalista e antieuropeista. I suoi temi preferiti sono l’indipendenza della Francia, che percepisce come minacciata fortemente dall’adesione alla EU, la sicurezza e la conservazione dell’identità dei francesi. I temi non sono di poco conto in un paese che ha sempre manifestato un orgoglio nazionale molto spiccato e dove l’immigrazione è un fenomeno vecchio e dai risultati incredibili, se paragonati con i problemi creati da quei pochi immigrati che fanno gridare tutti in Italia.
La Francia è un paese che ha attirato, in gran parte delle proprie colonie, milioni di immigrati integrandoli piuttosto male nel tessuto sociale. I problemi nei quartieri popolari abitati prevalentemente da francesi di origine extraeuropea sono ben noti (i disordini nelle banlieu), così come il susseguirsi di azioni di tipo terroristico messe in atto da francesi figli o nipoti di immigrati. La Francia oggi dimostra in qualche modo che tutti sti immigrati sono un problema e la soluzione della Le Pen è piuttosto semplice: controllarli in modo stretto e rigoroso, liberarsene o quanto meno impedire che aumentino.

Opposto a Marie Le Pen c’è Emmanuel Macron, formazione nel campo economico e finanziario, ha lavorato nel campo bancario per la Rothschild & Cie Banque, iscritto al Partie Socialiste dal 2006 al 2009, è stato consigliere del Presidente Francois Hollande e in seguito Ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale. Dal 2016 ha deciso di lanciare la propria campagna per la presidenza con una formazione propria, che viene definita neo-socialista: En Marche! Sostiene l’utilità dell’Unione Europea, considerando tuttavia necessario rimettere in discussione la politica “del rigore” voluta dalla Germania.

I due candidati si sono presentati con idee chiare e programmi che sono nettamente distinti, anzi opposti. Un dato che che può stupire gli elettori italiani, dato che nel nostro paese i programmi non sono mai molto chiari e anche nel campo degli slogan diventa difficile orientarsi.

Su Marine Le Pen crediamo di avere le idee abbastanza chiare (sarà vero?): è il volto attuale e più credibile della destra francese, i cui valori fondamentali sono il nazionalismo, l’identità, la grandeure de la France. Fare paragoni con il centro destra italiano o con la versione 2.0 della Lega non è molto calzante, poiché la Le Pen si innesta su una lunga tradizione politica, cambiando un po’ il tiro e adeguandolo alla Francia attuale, senza però cedere alla tentazione di addolcire in modo ipocrita la propria ideologia per accattivarsi più elettori. Ovviamente Marine Le Pen è a caccia di voti, ma non sembra disposta a svendere le proprie idee e questo le garantisce diverse simpatie non confessate.

Emmanuel Macron ha avuto una storia politica meno lineare, un po’ oscillante nell’ambito di una sinistra moderata in cui doveva evidentemente sentirsi un po’ a disagio, considerando la sua formazione e professione. Sappiamo che la sua permanenza nel PS è stata piuttosto breve e che nel suo lavoro presso la banca Rotschild ha conseguito risultati molto importanti, raggiungendo una posizione di rilievo e ottenendo guadagni strabilianti. Riesce difficile immaginare del socialismo nelle idee di un uomo che è completamente dedito all’esercizio del capitalismo finanziario. Il suo europeismo è ragionevole, così come l’intenzione di cambiare la UE, ma la direzione in cui vuole muoversi potrebbe essere di tipo più liberista che liberale e certamente con uno scarso contenuto di socialismo. Questo è tutto sommato uno dei punti di appoggio di Marine Le Pen, perché un socialista autentico faticherà a votare per Macron, a meno che questi non fornisca chiare garanzie di una politica che sarebbe contraddittoria con la sua esperienza professionale.
Qualcuno ha paragonato Macron a Renzi, ma trovo che anche in questo caso il paragone sia un po’ forzato. In comune hanno un’età relativamente bassa rispetto ai tradizionali leader politici europei, l’appartenenza a un’area di centro con un profumo di sinistra vagamente accennato ma sconfessato da molti fatti, la capacità di cambiare posizione e rotta rapidamente per adattarsi al momento e raggiungere l’obiettivo: vincere.

Sono molto incuriosito dagli sviluppi di questo confronto, ma sono ben felice di non dovere scegliere fra quei due candidati.

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