Te la dò io la libertà di stampa

E’ stato pubblicato sul sito web di Reporters Without Borders / Reporters Sans Frontieres il rapporto sulla Classement mondial de la liberté de la presse 2017 (classificazione della libertà di stampa 2017). La cosa ha generato un putiferio per via della frase che trovate evidenziata:

The level of violence against reporters (including verbal and physical intimidation and threats) is alarming, especially as politicians such as Beppe Grillo of the Five Star Movement do not hesitate to publicly out the journalists they dislike.

Leggi tutta la pagina in inglese cliccando qui. Scorprirai che a parte la frase incriminata c’è di più, ma ora ci interessa la questione del Five Star Movement.

Dunque RSF sostiene che in Italia vi sia una forma di violenza verbale di cui è un esempio il fatto che Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle, non esiti ad additare pubblicamente i giornalisti a lui sgraditi. Un po’ come dire ai propri sostenitori “quello è un nemico”.

Che Beppe se la prenda spesso e volentieri coi giornalisti, e con lui tutto il M5S, non è per nulla una novità. Che questa sia un attacco alla libertà di stampa è discutibile, o meglio lo è entro certi termini e date condizioni di contorno.

Mi spiego, sul suo blog Beppe Grillo risponde (vedi il post cliccando qui) che Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire. Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi RAI o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perchè in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perchè la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No, la colpa è mia.

Ora, vagli a dire che la RAI non è mai stata lottizzata. Ma figurarsi, ci siamo cresciuti con la lottizzazione della RAI! Non è che lui sia stato per un periodo “un po’ assente” per nulla. Così come accadde ad altri che da presenze ricorrenti divennero fantasmi televisivi.

RAI1 era l’organo ufficiale della Democrazia Cristiana, RAI2 era appannaggio dei socialisti craxiani e RAI3 divenne la fortezza del Partito Comunista Italiano nell’etere. Quando i tre partiti citati si sciolsero come neve al sole, un po’ per la fine della Guerra Fredda e del comunismo, un po’ perché i magistrati li smantellarono come si fa con un’associazione mafiosa, le cose cambiarono nella sostanza? A me sembra che un orientamento filo – governativo o filo – partitico rimanga sempre indelebile nella RAI, che d’altronde è fatta da persone e immagino che molte siano state assunte grazie ai buoni uffici di tanti chirichetti dei cari vecchi partiti pre o post mani pulite.

Tuttavia, se consideriamo l’antipatia di Beppe per i giornalisti (salvo quel paio che venderebbero la madre per farlo felice) nell’ottica di un futuro governo pentastellato, le cose cambiano parecchio. Si, perché siamo abituati a politici che cantano a squarciagola l’inno alla libertà, salvo poi imbavagliare i giornalisti in modo più discreto e ipocrita, con una telefonata al “amico” direttore o editore, con qualche caro vecchio mezzuccio dei tempi andati, senza per forza arrivare allo squadrismo o all’eliminazione fisica in stile russo.

La questione è assai complessa, perché la sensazione che ho è che la libertà di stampa in Italia inizi e finisca esattamente dove è iniziata. I mali che Beppe indica non li posso provare in modo documentato, ma non me la sento di smentirli. Oltre tutto il suo adoratore più o meno segreto, il giornalista narcisista che sogna di essere il fede-lissimo del prossimo capo del Governo, non si discosta molto dalla linea del leccapiedi a ogni costo.

Ci salverà il web? Ma figurarsi! Il web è una bella cosa, ma è una piazza dove la libertà è autentica come un fiornio di stagno dorato. Sul web chiunque può dire quello che gli pare, ma solo ciò che dicono alcuni arriva alle masse. Io posso scrivere decine di pagine, potrei addirittura scrivere cose intelligenti, ma state tranquilli che una scoreggia di Beppe vale più di un saggio scientifico di Bepo.
Il fatto è che per avere veramente voce sul web bisogna avere “mestiere”, ma soprattutto avere l’aiuto di chi ce l’ha, dunque avere alle spalle professionisti. E i professionisti costano. Beppe è genovese, ma io ho origini istriane e carniche, sono molto più parsimonioso, inoltre non ho un amico guru del mondo web. A dire il vero ce l’ho, ma temo che sia del piddì e io no, sto all’opposizione e contro l’opposizione. Insomma non servo a niente, ma se non altro posso dimostrare che la libertà fasulla del web non ci salverà.

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