Soccorso alpino in FVG

La buona notizia e qualche preoccupazione

Un’eccellente notizia: la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia riconosce con l’approvazione della Proposta di Legge n. 205 Disposizioni per la valorizzazione e il potenziamento del Soccorso Alpino regionale il ruolo del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).

Per chi frequenta la montagna senza addentrarsi troppo nel mondo delle associazioni e del volontariato la cosa potrebbe sembrare ovvia, ma non lo è se consideriamo che fino a pochi giorni fa c’erano seri problemi derivanti da conflitti nell’attribuzione delle competenze, soprattutto fra il corpo dei Vigili del Fuoco e il CNSAS. Alcuni episodi del passato sono sconfinati nella rivalità personale, ma finalmente la norma regionale (e quelle nazionali) stanno mettendo ordine alla materia.

Il mio entusiasmo per la notizia deriva dal fatto che conosco molti soccorritori ed ex soccorritori del CNSAS e so bene quale sia la loro preparazione e dedizione. So bene che anche i componenti del corpo dei VVFF sono persone preparate, ma in altri campi. Gli interventi fatti dai VVFF nel loro reale campo di competenza sono incredibili e non dobbiamo mai dimenticarlo, ma in montagna e in grotta le cose sono ben diverse.

Il vantaggio del CNSAS non è solo quello di servirsi di personale volontario, ma di raccogliere la disponibilità di chi va in montagna e in grotta tutto l’anno, anche al di fuori di esercitazioni e interventi. I soccorritori del CNSAS sono gente molto allenata e abituata all’ambiente in cui operano. Mi vengono in mente soprattutto coloro che si occupano di soccorso in grotta, dato che là sotto tutto è molto diverso e non si ha la dimestichezza necessaria con la grotta facendo 2 o anche 5 esercitazioni all’anno. I soccorritori del CNSAS sono persone che vanno in grotta se non ogni fine settimana, poco di meno, da anni, e a questo aggiunge la preparazione tecnica che viene da un addestramento dedicato.

Il mio entusiasmo cala un pochetto quando si parla della questione dei costi. In prima battuta i giornali locali parlavano di “fare pagare chi pratica sport estremi”. E questo avrebbe potuto essere decisamente discriminante, perché si sarebbe dovuto stabilire per legge, o almeno attraverso un Regolamento, quali siano questi “sport estremi”. La motivazione era condivisibile dalla maggioranza degli elettori: i costi di soccorso a parte l’uso del volontariato sono elevati. Basti pensare a quanto costa muovere l’elicottero.

Il mio pensiero è stato immediatamente quello di subire una discriminazione. Se la Legge dicesse quanto sostenuto dai giornali locali io dovrei pagare parte del costo del soccorso in grotta, perché la “speleologia” è sicuramente uno sport estremo per la maggior parte degli elettori, mentre chi si perde e si infortuna cercando funghi, impegnando squadre a terra in ore di ricerca e magari richiedendo un intervento di trasporto con elicottero, sarebbe stato soccorso senza oneri in quanto cercare funghi non è nemmeno uno sport!

Fortunatamente il testo arrivato in aula prevede si l’introduzione della compartecipazione alle spese, ma non risulta così discriminante dato che il testo dell’Articolo 11 integrato con gli emendamenti approvati dice quanto segue:

Art. 11 (Attività ricreative a elevato impegno di soccorso)
1. Ai fini della presente legge sono considerate attività ricreative a elevato impegno di soccorso quelle che comportano complesse operazioni di ricerca e recupero dell’infortunato, prima che lo stesso possa essere sottoposto a trattamenti sanitari.
2. Con la deliberazione di cui all’articolo 10, comma 3, possono essere altresì individuate in maniera specifica le attività di cui al comma 1 nonché l’eventuale compartecipazione alla spesa di ricerca e recupero da parte dell’utente anche qualora l’intervento sia seguito da ricovero ospedaliero o da accertamenti presso il Pronto soccorso, secondo gli importi previsti dal tariffario regionale definiti nella medesima delibera.

Certo bisognerà vigilare affinché nel tariffario che verrà deliberato non si decida di fare uno sconto a chi pratica attività più popolari e di maggiore impatto elettoralistico, rispetto a quella che facciamo noi appassionati di sport in ambiente montano, ma il principio sancito dalla norma non è in linea generale discriminante, a patto che venga applicato anche ad altri campi. Mi viene in mente ad esempio il fatto che nessuno si preoccupi di esigere una compartecipazione nei costi di trattamento sanitario per coloro che fumano e si ammalano, sviluppando patologie la cui correlazione col fumo è dimostrata scientificamente da molto tempo.
Io so che quando vado in grotta sto rischiando di farmi male, ma so come ridurre al minimo il rischio attraverso la formazione e l’allenamento. Al contrario chi fuma sa benissimo di minare la propria salute, ma non esistono misure di mitigazione del rischio o comunque non mi risulta (da ex fumatore) che vengano adottate o insegnate.
C’è da meditare e non mancherò di tenere sotto sorveglianza gli atti della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia.

In ogni caso, viva il CNSAS!

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