Ius soli

Facciamo chiarezza almeno sui termini

Lo Ius soli viene considerato in tutto il mondo come l’acquisizione della cittadinanza di uno stato per il semplice fatto di essere nati sul suo territorio. Ovvero: se qualcuno nasce da cittadini stranieri in un dato Stato, ne diviene automaticamente cittadino.

Noi europei siamo abituati invece allo Ius sanguinis, ovvero a diventare automaticamente cittadini di uno Stato se almeno uno dei nostri genitori lo è.

Lo Ius soli viene applicato in quasi tutti gli stati dell’America, compresi quelli degli Stati Uniti d’America, dove la birthright citizenship viene riconosciuta ai sensi del XIV Emendamento della Costituzione. Questo Emendamento fa parte delle norme create per la Ricostruzione dopo la Guerra di Secessione e ha lo scopo di rafforzare gli Stati Uniti, creando una via preferenziale per l’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati.

Questo a noi europei sembra assurdo, dato che siamo stati educati a identificare gli Stati con le “nazioni” ovvero con territori e popolazioni che abbiano una uniformità etnica, storica, culturale e linguistica. In realtà nemmeno l’Europa rispetta questa definizione di “nazione”, tenuto conto che molti Stati “nazionali” nati durante il XIX secolo sono in realtà aggregazioni di più popoli ed etnie, o meglio aggregazioni di più nazioni, dove una di esse è risultata dominante rispetto alle altre. A tal proposito basta considerare nazioni non riconosciute come quella occitana e quella sarda, oppure quelle dal dubbio status come la nazione catalana.

Per gran parte degli europei la nazionalità e la cittadinanza sono coincidenti. Un concetto a mio modo di vedere sbagliato, ma talmente diffuso da non venire mai messo in discussione, per lo meno dalla maggioranza dei cittadini degli Stati europei.

A questo punto, pensando alle norme della Repubblica Italiana, bisogna essere chiari: il Parlamento non sta discutendo l’adozione di una norma di Ius soli, ma l’adozione di norme che facilitino l’acquisizione di cittadinanza da parte di persone che siano cresciute nel territorio della Repubblica e abbiano frequentato le scuole italiane, acquisendo la medesima formazione culturale, scientifica, giuridica e civica di coloro che sono cittadini italiani per Ius sanguinis.

Stabilire se questo sia giusto o meno è un passo importante per la Repubblica e il suo futuro.

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