Migranti

Scusate se sarò cinico e politically incorrect, ma dell’ipocrisia ne ho le tasche piene.

Innanzitutto bisogna fare una corretta distinzione fra profughi e migranti per motivi economici. Il profugo fugge da una guerra o da persecuzioni. Il migrante economico cerca condizioni di vita migliori, ovvero fugge la povertà.

Molti dei nostri parenti sono stati migranti economici, imbarcandosi verso l’America o l’Australia, oppure spostandosi attraverso l’Europa in cerca di lavoro che consentisse di inviare a casa del denaro. Molti si sono spostati con le famiglie e stabiliti definitivamente nei paesi di destinazione. Alcuni italiani hanno continuato a fare il loro lavoro di mafiosi in America, altri hanno continuato a fare lavori onesti. In questo momento ci sono più friulani fuori dal Friuli che in patria, ammesso che sappiano di esserlo (quelli in patria).

Il motivo per cui oggi milioni di persone si spostano attraverso il mondo è identico a quello di cinquanta, cento, mille anni fa. In questo momento chi vive in Europa sta in pace, ha da mangiare ogni giorno, acqua potabile che esce dal rubinetto di casa. Come surplus, auto privata, smartphone anche ai più poveri e televisioni in ogni casa. Sono cose estremamente preziose per chi è nato e cresciuto in luoghi dove ci sono continue guerre e scontri etnici, dove trovare da mangiare può essere un’impresa molto difficile, dove l’acqua è spesso lontana e di qualità pessima.

Quando l’abitante del “terzo mondo” scopre lo stile di vita dell’Europa, lo desidera. Voi non lo fareste? Così come la vedono questi disperati basta spostarsi in Europa per stare meglio. Non è chiaro il meccanismo che sta sotto al nostro benessere, fatto di lavoro, rispetto delle regole e sfruttamento delle risorse di altre aree del mondo.

Quello che l’africano non sa è che per vivere bene come noi europei bisogna cambiare completamente mentalità e modo di agire, ma soprattutto non sa che gran parte di ciò che noi consumiamo qui viene dai paesi del terzo mondo! La vera ricchezza non è in Europa, ma in Africa, in Asia, in Sudamerica. Noi stiamo semplicemente godendo della capacità di prelevare quelle ricchezze con costi molto bassi e trasferirle qui a casa nostra.

Facciamo due conti: secondo voi l’Italia è un paese autosufficiente dal punto di vista alimentare? Manco per sogno. Mangiamo molto di più di ciò che produciamo. Pensate alle migliaia di tonnellate di farina che importiamo per produrre pasta, pane, merendine e dolci assortiti. Pensate al fatto che la produzione di olio d’oliva italiano non è sufficiente a coprire il fabbisogno interno e dobbiamo importare per forza, dazi o non dazi verso paesi terzi la realtà è che tutta Italia usa olio d’oliva, ma non mi risulta ci siano grandi uliveti nella pianura padana.

Il gas che bruciamo coi fornelli e nelle caldaie da dove viene? In gran parte da Russia e Algeria. Il petrolio? Russia, Libia, Arabia, Iran. Il carbone per le (poche) acciaierie? In gran parte dalla Cina.

Da dove viene il cotone della maglietta che indosso in questo momento? Africa, India, America. Dove è stato lavorato? Probabilmente in Cina o in Bangladesh.

Quello che i migranti economici non sanno, è che noi stiamo mangiando le risorse di tutto il mondo e che il fatto di venire qui non farà si che loro stessi possano mangiare a crepapelle le risorse altrui, come facciamo noi. Innanzitutto perché più siamo e più tocca dividere. E noi non abbiamo voglia di dividere!

Ieri il Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni ha detto che la soluzione al problema dei migranti è creare nei loro paesi d’origine le condizioni per uno sviluppo sostenibile. Certamente questo rallenterebbe fino a bloccare la migrazione, esattamente come fece lo sviluppo industriale dell’Italia mezzo secolo or sono. Il boom bloccò la migrazione verso altri paesi e lasciò solo un’intensa migrazione da Sud verso le aree industriali del Nord. Cosa che provocò non pochi mal di pancia, dato che i meridionali e i settentrionali sono popoli talmente diversi da sopportarsi a fatica.

Il problema è che se i paesi del terzo mondo si sviluppassero, smetterebbero di cederci a basso prezzo le risorse. Aumenterebbe il loro consumo interno e l’esportazione avrebbe prezzi più alti, creando una grossissima crisi nei paesi “avanzati” privi di materie prime. In un quadro del genere sappiamo che la ricchezza rimarrebbe in Cina e in Russia, ovvero nei paesi che hanno sia materie prime che la capacità di trasformarle all’interno, ma noi europei saremmo letteralmente spacciati sul piano economico. Torneremmo a una condizione precedente alla scoperta dell’America, ovvero all’inizio del colonialismo che ci ha permesso di appropiarci delle risorse dei paesi da cui partono i migranti.

A conti fatti, compiere un atto di giustizia e bloccare la migrazione potrebbe costarci il ritorno a una miseria che l’Europa ha dimenticato e rimosso completamente.

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