L’anormalità della normalità politica

Il nuovo Parlamento si è insediato e il primo atto compiuto è stata l’elezione per assegnare la Presidenza di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

In queste ore fa clamore l’accordo che è intercorso fra il primo partito italiano (il Movimento 5 Stelle) e la coalizione di Centro – Destra che nel complesso costituisce la prima coalizione in termini di eletti.

Clamore perché?

Perché in campagna elettorale il M5S ha chiaramente detto che con Berlusconi e Renzi non avrebbe “inciuciato” per governare. Ora, io che non sostengo nessuno di questi partiti, mi chiedo come possa non essere chiara la differenza fra eleggere qualcuno alla Presidenza del Senato e votare la fiducia a un Governo.

Se non ci fosse stata una forma di accordo, non sarebbe stato possibile eleggere nessuno, col risultato che ne sarebbe nato un pasticcio e derivato un lungo stallo.

Ora, che lo stallo sia in vista anche per la fiducia a un Governo è chiaro. Ma questo sarà il prossimo passo. Che il CDx, prima coalizione per eletti, dialoghi con il primo partito italiano per stabilire chi nominare alle due Presidenze mi sembra naturale quanto ovvio. Dispiace a un PD ancora renziano, che sa perdere come pochi altri (senza spirito olimpico).

Prove generali di coalizione? Alcuni punti in comune fra M5S e Lega ci sono e li sottolineano tutti. Ma qui entriamo in un ragionamento a lungo termine, perché Di Maio ha promesso di non fare accordi, ha promesso un governo a 5 stelle senza scambi di poltrone. La Lega un governo senza leghisti non lo può sostenere, sarebbe una stupidaggine, trascurando pure il fatto che c’è una coalizione di cui la Lega fa parte. Un accordo “tecnico” fra Centro Destra e Movimento 5 Stelle è possibile?

Non lo so. C’è sempre la questione del principio ribadito più volte da Di Maio, che ha chiesto agli italiani di affidare le assemblee legislative e il Governo al suo partito, promettendo di non fare scambi di poltrone. Se ora tirasse fuori dal cilindro un accordo con la coalizione di Centro Destra, i suoi elettori si infurierebbero. Però va detta una cosa. L’incompatibilità è fra M5S e FI, non tanto fra M5S, Lega e FdI. Diciamo che un governo delle tre forze antieuropeiste e nazional popolari avrebbe una sua coerenza politica, anche se era stato escluso in fase elettorale.

Rimane il fatto che la Lega sarebbe in difficoltà a sostenere un governo Di Maio senza avere in cambio qualche ministero. Anche se fosse un governo tecnico, di scopo. Cambiare legge elettorale, abolire i vitalizi ai parlamentari, ridurre lo stipendio a quelli in carica e tornare alle urne.

Oltre tutto questo Governo dovrebbe fare almeno un finanziaria e in quella finanziaria ci dovrebbero essere delle scelte: lasciare l’Unione Europea e l’Euro o no?

Ci sarebbe da fare anche qualche altra scelta, nella finanziaria. Nel 2019 dovremo spendere ancora per l’accoglienza o no? Dovremo stanziare per assumere nuovo personale nelle forze dell’ordine o no? Dovremo pagare la nostra “quota associativa” alla NATO o no? Finanziare le missioni militari all’estero o no? Comprare cacciabombardieri o canadair? Rimandare il reddito di cittadinanza o inclusione che sia?

Il governo “di scopo” è sempre stato un buon pretesto per mettere in piedi alleanze discutibili, che non erano state previste in fase elettorale. E’ sempre stato un modo (poco) elegante per fare una concertazione che alla fine si risolveva in uno scambio di poltrone piccole e grandi, cosa che il primo partito uscito dalle elezioni ha promesso di non fare!

Quindi?

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