La sicurezza viene dopo

Alle prossime regionali non voterò per chi mi propone “la sicurezza al primo posto”. Non è che non ritenga importante la sicurezza, a me piace la sicurezza, al limite i rischi me li voglio scegliere da solo, ma trovo che proporla come primo e più importante punto di un programma amministrativo e politico sia sbagliato. Mi spiego.

Noi tutti abbiamo una sensazione crescente di mancanza di sicurezza, derivante soprattutto dal martellamento costante da parte dei mezzi di disinformazione di massa. In realtà i reati in Italia sono in diminuzione, anche perché l’Italia non è mai stata un paese del tutto sicuro. Senza tema di smentita posso affermare che la microcriminalità e la criminalità organizzata hanno spadroneggiato in Italia da ben prima che io nascessi.

Ma veniamo all’oggi. Innanzitutto vi faccio notare che il Friuli Venezia Giulia non è per nulla marginale, ma bensì quasi al centro di un continente, punto di contatto fra mondi diversi, il che non può che essere un enorme vantaggio.

L’Italia in generale e il Friuli Venezia Giulia in particolare hanno sofferto molto la crisi, che altro non è se non la fusione fra una crisi finanziaria e una crisi del sistema produttivo. Le fabbrichette non hanno chiuso perché c’è stato il gran patatrac delle borse americane, non solo per quello. Hanno chiuso perché la produzione di molti beni si è spostata all’estero, perché il mercato è cambiato, perché in Italia l’energia costa di più, il lavoro costa di più, le tasse sono più elevate, la logistica è cattiva, l’innovazione di cui tutti parlano riguarda una parte delle imprese ma non la massa di coloro che avevano fatto fortuna fra gli anni ’60 e ’90 del secolo scorso.

Ma non partirò dalla produzione industriale, perché il perdurare della crisi dipende da un sistema inadeguato.

La sanità è in difficoltà, anche perché ci sono stati cambiamenti importanti, sono aumentate le malattie di tipo cronico degenerativo, per lo meno quelle diagnosticate e dunque che richiedono più analisi, visite, interventi. Il numero di cittadini è rimasto più o meno invariato rispetto agli anni ’80, ma sono cambiate le esigenze. Ora è ovvio che bisogna ripensare il sistema e sembra che il progetto messo in piedi negli ultimi anni non sia la soluzione dei nuovi problemi. Dobbiamo investire tanto, in termini di denaro ma soprattutto di idee e professionalità. Voi volete mettere la “sicurezza” davanti alla sanità?

La rete viaria regionale non è male, ma le autostrade sono un disastro, causa camion. Si sta facendo la terza corsia, è vero, ma il numero di camion che percorrono le nostre autostrade fa sì che domani la terza corsia della A4 si ridurrà a una due corsie più fila di camion. Ovvero, abbiamo dovuto mettere in campo uno sforzo rilevante per tornare ad avere un’autostrada scorrevole come vent’anni fa, ma meno sicura perché piena di camion. I mezzi pesanti sono pericolosi, specie quando gli autisti sono stanchi morti.
I camion per inciso non portano molto lavoro qua da noi, sono guidati da stranieri, proprietà di vettori stranieri, portano merci che spesso sono straniere e ci lasciano sul piatto soprattutto inquinamento, morti e pedaggi. I pedaggi danno utili alle società concessionarie delle autostrade, ma non ripagano l’inquinamento e i morti, statene certo.
Eh ma su questo una regione cosa può fare? Voglio dire, la Regione FVG non può governare la logistica. No, non può, ma può usare gli strumenti politici a disposizione per martellare il Governo affinché si adoperi per modernizzare i trasporti in Italia. Non solo alta velocità per i passeggeri, ma alta capacità per togliere i camion dalle autostrade!
Ma la rotaia costa troppo e non funziona!! Aspetta caro lettore, costa troppo perché la rete ferroviaria è gestita molto male e spesso inadeguata.
Volete mettere la “sicurezza” di fronte a un comparto strategico per imprese (e salute) come quello dei trasporti e logistica?

L’ambiente è roba da komunisti, tutte paranoie, se non fosse che fra familiari e amici i malati di cancro mi cascano attorno come le mosche quando si passava il DDT. Che per inciso era mutageno e teratogeno, ovvero poteva fare nascere bambini mostruosamente deformi. Ovviamente c’è ambiente e ambiente. Noi come Regione FVG non possiamo combattere il cambiamento climatico, perché siamo in quattro gatti su sette miliardi e mezzo di umani, però possiamo combattere l’inquinamento dell’aria, del suolo, dell’acqua. Mica male se ci pensate. Beh, ma che problema c’è qui da noi, mica siamo la terra dei fuochi! Vi dirò che la situazione non è drammatica, ma se analizziamo i dati scopriamo che non siamo nemmeno in Paradiso. Certo, a livello di statistica non sembra gran cosa, ma se iniziate a mettere in fila tante falde cariche di sostanze derivate dal dilavamento dei suoli agrari e industriali, qualche emissione qua e là, scarichi che sono spesso mal depurati, scopriamo che di lavoro da fare ce n’è molto. Questo lo dico con cognizione di causa perché sono un professionista nel campo del monitoraggio e gestione dell’ambiente. Per l’appunto parlo di acqua (il mio campo) e non di aria o suolo, ma se tanto mi dà tanto … Tornando all’inizio di questo paragrafo, potrebbe anche farvi piacere passeggiare lungo le rive di un fiume che puzza di fogna o pescare cavedani perché le trote lì non ci vivono più, ma iniziate a considerare che l’ambiente è quella roba in cui vivete e determina la probabilità con cui vi ammalerete di cancro o altre amene malattie terrificanti. Fra i miei amici, parenti e familiari nessuno è stato accoltellato da un immigrato, ma troppi sono morti di cancro. Insomma ve la sentite ancora di mettere l’ambiente al secondo posto dopo la “sicurezza”?

Per il Friuli Venezia Giulia l’agricoltura è un comparto fondamentale. Friulani e bisiachi in particolare sono contadini da sempre. Si, le fabbriche le abbiamo fatte anche noi e poi c’è la città portuale di Trieste che avrebbe ben altre possibilità e un passato da recuperare, ma bene o male la gran parte di noi lavora in agricoltura o discende da contadini. La nostra regione rischia di soffrire una banalizzazione delle colture che in passato ha fatto danni enormi, economicamente parlando. La dominanza del mais su ogni altra cosa, coltura oltre tutto inadatta a una grossa fetta della pianura, è stata una palla al piede e lo è ancora un po’. Poi scopriamo che se il mais vale poco o nulla, abbiamo l’oro in tasca sotto forma di uva da trasformare in vino. Non parlo della Glera ceduta per fare Prosecco in Veneto, ma dei vitigni autoctoni come Vitovska, Refosco, Pignolo, Tocai Friulano, Ribolla Gialla, Schioppettino, Picolit, di un’interpretazione eccezionale del Verduzzo e di declinazioni locali di vitigni a più ampia diffusione come Malvasia Istriana o internazionali come Merlot, Cabernet, Pinot Nero, Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio. Scusate se ne ho dimenticato qualcuno. Sta “roba” è oro, ma corriamo continuamente il rischio di farci scippare le nostre ricchezze, come è accaduto col Tocai in passato, perché serve fare sistema, serve investire anche in immagine e in disciplinari, promozione e rigore, qualità che i nostri nonni si sognavano e marketing internazionale. Dio non voglia che domani mi servano 20€ per bere una bottiglia di Cabernet decente, ma sto comparto è strategico. Vogliamo poi parlare della produzione caseraria? Il Friuli Venezia Giulia ha una diversità casearia importante, prodotti eccellenti e caratteristici, che rischiano di esserci rubati. Se il nostro antico “formadi montâs” ormai è appannaggio di produttori di pianura con stalle industriali, non dobbiamo commettere due volte lo stesso errore. In Francia ogni micro zona ha il suo formaggio, il FVG anche, solo che noi non lo abbiamo ancora capito. Abbiamo puntato spesso sul fare latte a tonnellate e portato la produzione a livelli da piccola industria, va bene se vuoi competere sul mercato del formaggio a 5 €/kg, ma non va bene se vuoi vendere per ciò che vale il tesoro che ci hanno lasciato i nostri nonni. Non lo conosciamo? Male, dovremmo imparare a conoscerlo, perché anche solo la scuete fumade carnica è roba che piace tantissimo quando la faccio assaggiare fuori da qui. E quanti stanno facendo formadi te trape? Tantissimi. Perché noi non abbiamo saputo creare marchio, disciplinare, mettere un lucchetto!
Beh, la sicurezza è importante, è vero, ma ribadisco che a me nessuno ha mai scippato il borsello, mentre mi hanno scippato vino e formaggio. Sicuri di volere mettere la sicurezza davanti alla nostra agricoltura?

Potrei dirvi anche che il Friuli Venezia Giulia è uno straordinario produttore di ottimi prodotti ittici, sia da allevamento che da pesca. Abbiamo imprese e addetti, capaci di produrre sia qualcosa che rientra negli standard di un mercato internazionale, sia specificità meravigliose del nostro territorio. Per lavoro mi capita di frequentare la laguna e i pescatori con metodi tradizionali. Quando vedo come pescano nelle seraje e che specie portano a mercato, non posso che essere molto felice di vivere qui. Non vi dico poi la gioia di trovare i go, i lotregani e i granzi della nostra laguna al mercato a Cagliari! Eh già. Ma questa piccola pesca tradizionale, che per sua natura non riesce a intaccare la risorsa ittica come fa quella industriale dei pescherecci con motori potentissimi, viene trascurata in modo evidente da chi ha amministrato questa Regione negli ultimi vent’anni (parlo solo di ciò che ricordo). Ebbene, io sono conscio del fatto che la sicurezza sia importante, ma per il benessere della nostra gente dare un’occhio di riguardo a pesca e acquacoltura è importante.

Ma non siamo solo agricoltura e allevamento, lo sappiamo bene che ci sono sia il mobile che la meccanica a ottimi livelli. Lo sappiamo veramente? Ci sono aziende che hanno grandi capacità, ma se non stiamo attenti certe produzioni si possono fare anche altrove, forse con costi minori. Ancora una volta, non possiamo incidere come Regione sul costo del lavoro, né possiamo facilitare la produzione rinunciando alla salute dei cittadini che dipende dall’ambiente in cui vivono, ma proprio lì sta la sfida. Riuscire a trattenere le aziende che ci sono, favorire la nascita e la crescita di aziende nuove. Avete presente la Eurotech? Vero è che ha rami in tutto il mondo, ma la sua sede centrale è ad Amaro. Avete presente il gruppo Danieli? Una potenza mondiale, con sede a Buttrio. Avete presente la Cimolai? Quella che crea strutture pazzesche in tutto il mondo, è nata a Pordenone e la sua sede è a Porcia. Avete presente Calligaris? Forse l’ultima grande azienda di quella che fu la potente Manzano, ha ancora sede lì. Avete mai considerato il patrimonio del distretto del mobile del pordenonese? Devo ricordarvi l’incredibile produzione dei fabbri di Maniago? Lame per tutti e ancora oggi esportano in tutto il mondo. Avete presente le fantastiche navi costruite da Fincantieri a Monfalcone? Mezzo mondo ci va in crociera! Queste produzioni industriali di altissimo livello, non parlo certo di prodotti a basso contenuto tecnologico e basso costo, sono ancora qui ma per farle restare almeno come centri dirigenziali, dobbiamo fare in modo che il Friuli Venezia Giulia sia un ambiente idoneo ad aziende di questo tipo. Dobbiamo consentire loro di trovare spazio non tanto in termini di nuovi capannoni, che le superfici abbandonate fanno spavento e al massimo serve riutilizzarle, quanto piuttosto in termini di disponibilità di cervelli, di connessione col resto del mondo, di substrato economico e culturale adatto. Io non credo che metterò la voglia di cacciare il nero dal piazzale davanti al supermercato prima del desiderio di coltivare queste realtà produttive e crearne di nuove.

Potrei parlare a lungo del turismo. Non è che un complemento all’economia di una regione complessa come la nostra, ma il turismo è fondamentale in certe zone, in particolare in montagna. La montagna è in via di progressivo spopolamento, può giovarsi di una ripresa di attività come alcune forme di agricoltura, la produzione casearia, può essere sede di produzioni ad altissimo contenuto tecnologico (lì o altrove cambia poco, se c’è un enorme valore aggiunto), ma il turismo è senza dubbio qualcosa che contribuirebbe molto a dare reddito alle famiglie che resistono nella nostra montagna. Turismo non sostenuto da regali e contributi a pioggia, turismo non fai da te per quanto riguarda la formazione degli operatori, non turismo di facciata per mascherare favori personali. Turismo che prende ciò che c’è e lo offre al mondo. Senza creare parchi giochi che costano tantissimo e dopo un po’ stufano. Chiunque abbia antropizzato la montagna ha finito per perdere clienti, perché in vacanza in montagna ci vai per la montagna, per i boschi, l’aria fresca, i ruscelli, le rocce. Non ci vai per trovare una riproduzione in piccolo della città. La nostra regione ha enormi potenzialità per sviluppare e sostenere un turismo montano che non sia di massa, ma nemmeno marginale. Inutile intestardirsi sulla neve a bassa quota in pieno cambiamento climatico, ma le risorse potrebbero creare tanto reddito, anche a fronte del fatto che purtroppo gli abitanti sono sempre meno e come diciamo noi friulani dut al jude (tutto aiuta). Io credo molto nel lavoro che si può fare sull’accoglienza turistica e sul mettere a disposizione del resto del mondo (dietro giusto compenso) quella parte della mia terra che amo in modo folle. Il problema non è se ci sono quattro immigrati ospitati dall’albergo del paese, il problema è che prima che arrivassero loro l’albergo era vuoto!

Il discorso è ancora più complesso, il mio non è il programma di un candidato alla presidenza del Friuli Venezia Giulia, né al Consiglio Regionale, sono solo un cittadino e spero di avervi spiegato per quale motivo il 29 marzo 2018 io non voterò chi mette la sicurezza prima di tutto. Né lo farò in futuro. Perché la sicurezza per me e i miei familiari è molto importante, ma se il portafogli fosse vuoto, se fossimo ammalati, se vivessimo in un posto brutto, sinceramente non sarei per niente contento.

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