Il vecchio, il mare e gli squali

Oggi mi è capitato di leggere un post sulla pagina FaceBook di Debora Serracchiani, la ormai ex Governatrice della mia regione, nonché componente dimissionaria della segreteria del Partito Democratico. Parla con lucidità (come sempre) della situazione del suo partito e del dopo elezioni. Ricordiamo che le elezioni per il PD sono state una specie di naufragio, con un risultato nazionale inferiore al 20%. Era dai tempi dell’isola del Giglio che non vedevamo una nave andare sugli scogli in questo modo.
Nel commentare il post mi è venuto in mente, non so perché, il bellissimo romanzo di Ernest Hemignway Il Vecchio e il Mare. La storia narrata nel romanzo la dovreste conoscere, in caso contrario leggetelo perché è davvero molto bello.

Quello che il gruppo dirigente del PD non ha capito realmente è il perché molti elettori abbiano voltato le spalle al partito. Parlo di elettori non iscritti, ovvero la maggioranza. In Italia esistono milioni, molti milioni, di persone che non vanno per nulla d’accordo con Berlusconi, non sono d’accordo con la Lega, non apprezzano il pendolarismo di coalizione dei così detti “centristi”, ma hanno superato da un pezzo la fase del comunismo, del post comunismo, del post sessantotto, dell’adolescenza e anche tutte le fasi delle varie pare freudiane assortite, brufoli e masturbazione compulsiva comprese.

C’è gente che ha voglia di equità sociale, non ama la corruzione, vorrebbe non devastare l’ambiente a ogni costo, pensa che tutto sommato gli esseri umani meritino un po’ di aiuto anche se hanno la pelle scura, considerano simpatica l’idea di mettersi d’accordo con altre etnie che vivono nella stessa porzione di pianeta, per darsi una mano e affrontare insieme le sfide del futuro, siano esse economiche, militari o che-ne-so-io.

Gran parte di questa gente ha mandato in mona il PD. Tradotto dal veneto all’italiano, “mandare in mona” significa “mandare affanculo”. E infatti tutto nasce dal vaffa, ovvero dalla manifestazione esteriore di un disagio che ha trovato organizzazione grazie a una figura di riferimento: Beppe Grillo.

Eh già, riesce comodo additare alcuni atteggiamenti di (estrema) destra dei pentastellati, ma tanta gente che ha votato in passato per PCI, PDS, DS e anche PD ha mandato in mona quest’ultimo partito e ha rinunciato a votare, oppure ha votato per il Movimento 5 Stelle, creatura di Grillo e Casaleggio.

Nel corso dell’ultimo anno chi è approdato, più o meno formalmente, al M5S ha più volte manifestato un profondo odio verso il PD, soprattutto verso i suoi vertici, ma in modo particolare verso Renzi e la Boschi, senza trascurare palate di letame alla Serracchiani e alcuni altri. Odio verso i vertici e verso il partito in generale, considerato un’accozzaglia di corrotti, farabutti, cacciatori di potere e servitori delle banche, che per assecondare i propri fini addirittura si mettono a sostenere il traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo, favorendo l’immigrazione dei disperati in modo da distribuire soldi alle cooperative e associazioni di assistenza, dove ovviamente mangiano e prosperano quelli del PiDdì. Le persone perbene ree di votare per il PD o di sostenerlo sono state definite ingenui, imbecilli, dementi, in sintesi denominati PiDioti.

Per un bel pezzo si sono lette, rivolte ai PiDioti, le accuse che quando ero ragazzino si rivolgevano ai socialisti dell’epoca di Craxi. E così ecco che mi viene in mente Il Vecchio e il Mare.

Tutta questione di memoria e storia personale. Papà era stato iscritto al Partito Socialista Italiano, aveva militato già nella gioventù universitaria e all’epoca conobbe Craxi.

Ad un certo punto mio padre lasciò il PSI e passò al Partito Comunista Italiano, tant’è che quando ero bambino mi ricordo che frequentava la sezione Antonio Gramsci di Borgo Villalta (Udine) del PCI. Del suo passato socialista non sapevo nulla.
Quando scoprii questa cosa gli chiesi ragione, non tanto del cambio di partito, ma del fatto di avere aderito al PSI all’inizio della sua militanza a sinistra, dato che per me il PSI era “il partito dei ladri”.

La sua risposta fu piuttosto semplice: lui aveva aderito al partito in cui militava gente come Pertini, mica al partito dei ladri. Quello era venuto dopo e lui l’aveva visto cambiare. Aveva visto, ben prima che la cosa assumesse dimensioni eclatanti, l’infiltrazione degli affaristi, dei piccoli e grandi intrallazzoni, aveva visto crescere la smania di potere personale e aveva ritenuto che la valanga fosse inarrestabile: non si poteva salvare il PSI, quindi fuggì e cercò casa nel PCI, un partito che aveva preso le distanze dall’URSS e anche da Tito, dove si parlava di questione morale, di contrasto al terrorismo, ma sempre di diritti ed equità sociale.

Superati i settant’anni, papà si trovò ancora una volta in mezzo a molti cambiamenti. Il PCI non c’era più da un pezzo, la sinistra aveva attraversato il mare tempestoso del post comunismo, dei partiti di quando ero bambino non ne rimaneva uno. Il PSI ad esempio era stato “fritto” dai processi, disintegrato dalle indagini e Craxi era morto durante la latitanza in Nordafrica. Mio padre aderì all’ennesima versione di un partito unitario della sinistra moderata, che aveva preso il nome di Partito Democratico, ad imitazione di quello che c’è negli USA. L’idea di un possibile bipolarismo all’americana era forte e così si misero insieme un po’ di ex comunisti ed ex democristiani, insieme a rimasugli di verdi, sinistra extraparlamentare e chi più può più ne metta.

A me il PD non piaceva per nulla. Quando è nato non ero più un ragazzino (avevo 36 anni!) ma l’idea di continuare a vedere insieme gente di sinistra con i democristiani mi dava la nausea. Ammetto di conoscere e apprezzare il valore della concertazione, ma un partito coi baciapile non lo farei. Inoltre mi stavano molto indigesti personaggi come D’Alema, Bersani o altri pezzi grossi. Non ho mai avuto una tessera di partito in vita mia (capita anche nelle famiglie impegnate) ma sul gruppo dirigente della “sinistra” italiana ero molto d’accordo col famoso discorso di Debora Serracchiani al suo esordio nazionale.

Nemmeno la rottamazione mi è mai piaciuta, come idea, però una bella potatura serve sempre a sistemare qualunque pianta. Ero convinto allora, e rimango di questa opinione, che non fosse questa l’idea che spingeva Renzi alla scalata al potere. Scalata inarrestabile, non tanto per la bravura del fiorentino, quanto per la totale incapacità o assenza dei suoi oppositori.

In questo rimescolamento, fra una rottamata e una pugnalata agli “amici”, successe qualcosa di non detto. La storia era pronta a ripetersi, come sempre nel cammino dell’umanità. Il PD aveva i numeri per diventare un forte partito di governo al centro e in periferia, di pesare, di gestire il bilancio dello Stato e delle Regioni, dunque di controllare i cordoni della borsa. Quello che serve per fare qualunque cosa in un paese. Bene e male. L’interesse collettivo o quello personale. Questo attirò i pescecani, come il sangue.

Io lo percepivo; l’ho percepito ben prima che i Grullini iniziassero a insultare i PiDioti. Perché ricordavo bene, a causa della mia adolescenziale curiosità e interesse per la politica, proprio le vicende del PSI craxiano. Guardavo mio padre e mi chiedevo come facesse a stare in un partito così, che stava andando in malora proprio mentre sembrava una sfolgorante macchina invincibile. Quando gli feci osservazione mi rispose: “ma chi vorresti, D’Alema e Bersani?”. Sapeva che non posso vedere quei due. Non era scemo e non era privo di esperienza, ma credo che a quel punto non sapesse veramente dove andare, dunque nel suo piccolo decise di resistere.

Avvicinandosi a ottant’anni, dopo una vita a evitare qualunque incarico, mio padre divenne presidente di una società partecipata. Ero spaventato e incazzato nero. Ma come si fa a nominare un vecchio! E poi in quell’ambiente è un attimo che ti trovi sommerso di avvisi di garanzia dopo una vita onesta, perché non puoi controllare tutto e tutti, e i disonesti sono dovunque, anzi sono concentrati dove ci sono dei soldi che girano. Lo dissi senza peli sulla lingua, lui fece spallucce, non gli restava altra possibilità per servire la sua gente che accettare un compito del genere, duro per un anziano. Già, per un anziano normale, non uno che continuava a fare sport come un quarantenne. Mi lamentai di quella nomina con diversi politici regionali e cittadini, finché uno di disse una cosa agghiacciante: lo sappiamo che è vecchio, dispiace a tutti costringerlo a lavorare ancora, ma non abbiamo trovato nessun altro abbastanza competente che fosse onesto.

Se ci pensate è una tragedia, immaginare un paese costretto a mandare in prima linea i vecchi, perché è talmente marcio da non avere a disposizione gente onesta per occuparsi del patrimonio di tutti.

E così mio padre morì con la tessera del PD in tasca e alla presidenza di una partecipata, continuando ad agire come aveva sempre fatto: lavorò ogni giorno per gestire l’azienda, fece progetti, avviò investimenti, mise d’accordo la gente, con l’ossessione per l’interesse della collettività, senza farmi avere una raccomandazione per tirarmi fuori da sta maledetta libera professione, senza farmi avere un incarico, senza trovare un lavoro a nessun parente o familiare, senza garantire una vecchiaia più agevole a mia madre incassando tangenti da accumulare in qualche conto cifrato in un paradiso fiscale. Roba da fare venire la diarrea a Cetto Laqualunque! Un peccato per il teorema accusativo dei Grullini nei confronti dei PiDioti.

Nel frattempo il potere aveva attirato tutti gli squali del mare.

L’immagine che ho avuto di fronte agli occhi stamattina, pensando a questa storia (ovviamente un’immagine mentale) è stata quella di Santiago che finalmente cattura il grande marlin. Un pesce fantastico, fortissimo, enorme. Talmente grande che non può caricarlo sulla sua piccola barca. Lo deve legare a un bordo e portarlo a casa così. Il grande pesce attira gli squali e Santiago tenta di impedire a questi di mangiarlo, per portarlo in porto, venderlo e comprare finalmente qualcosa da mangiare. Ma gli squali sono tanti, il grande pesce ne ha attirati da ogni angolo del mare, e il vecchio è solo.

Alla fine Santiago torna in porto, ma a quel punto del grande marlin non rimane null’altro che lo scheletro. Gli squali hanno mangiato tutto e se ne sono andati, a cercare qualcos’altro da mangiare.

La cosa curiosa è che non identifico solo mio padre con Santiago, anche se era vecchio e la barchetta con cui mio padre girava la laguna era veramente minuscola (3 metri e poco più). Per me Santiago sono tutte le decine di militanti che ho conosciuto nel corso degli anni, quelli che non ci hanno mai guadagnato nulla dalla loro tessera, che avevano preso il grande marlin atteso da una vita, ma si sono visti mangiare il pesce dagli squali.

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