Il paradiso dei frignoni

Di solito leggo tutto ciò che pubblicate su FaceBook ma raramente rispondo prima di 10 minuti. Voglio avere il tempo di pensare.

Nel 90% dei casi decido di non scrivere nulla, perché è evidente che non c’è un ragionamento, non c’è pensiero, è solo il sintomo di un malessere sconosciuto.

E’ un po’ come pretendere di parlare con un neonato che piange. Lui, poverino, non ha altro modo di esprimersi che piangere, non sa ancora fare altro.
Fame, piange. Mal di pancino, piange. Troppa cacca nel pannolino, piange. Rumori molesti, piange.
Voi dovreste esservi evoluti un po’, o meglio avere acquisito una capacità di analisi del malessere e di espressione, ma alla fine avete solo complicato il pianto trasformandolo in una fastidiosa sequenza di parole, spesso prive di uno schema che chiameremmo “grammatica”, il cui scopo è comunicare al mondo che state male per qualche motivo.

La mia reazione è sempre più quella di rimuovere persone dai contatti, o nascondere i loro post alla mia vista. Poco simpatico, ma oh, anche io devo sopravvivere.
FB si dimostra un’arena utile solo a peggiorare l’umore di tutti quanti. Serve ad aumentare il disagio e a raccogliere informazioni a scopo commerciale.
Non c’è alcun modo di renderlo utile per qualcosa di costruttivo, è impossibile.

Se su FB scrivi qualcosa sulle margherite, stai certo che fra i commenti ci sarà quello che dice qualcosa contro il NWO che impone i fitofarmaci per uccidere le api e quindi moriremo tutti.
Che qualcuno ci stia vendendo con mezzi moralmente illeciti un sacco di veleni assortiti è vero, ma tu non lo sai, non hai le prove, non hai nemmeno le informazioni e la formazione necessaria per discuterne, in realtà non ne sai nulla e non ci capisci nulla, ma senti il bisogno di piangere come il neonato perché qualcosa, nel profondo del tuo subconscio sepolto sotto tonnellate di ciarpame pubblicitario, ti dice che le cose non vanno bene, che la tua vita è in pericolo e comunque la stai vivendo male, perché il contesto in cui ti trovi è sfavorevole.

Rispettabile, dovrebbe generare compassione, ma io non sono uno psicoterapeuta e nella maggiora parte dei casi non sono nemmeno un tuo amico.
L’amicizia su FaceBook è un modo di dire cretino e ipocrita che ha una coerenza con l’origine del nome. The Face Book è in teoria l’annuario scolastico nelle scuole americane, in cui ci sono le facce dei tuoi compagni di scuola che, nel mondo ipocrita in cui siamo cresciuti, si suppone siano tuoi amici.
Come se si potesse essere amici di qualcuno perché al Ministero hanno composto così una classe. Ma figurati.

Dai, la verità è che la gran parte di voi non ha niente da dire. Siete un po’ come l’animaletto nel cartone L’Era Glaciale 2, quello che alla fine della storia raccontata da Manny non sa che osservazioni fare, vorrebbe dire qualcosa come gli altri e alla fine gli esce “io una volta ho vomitato”.

Solo che quella scena del cartone fa ridere. Voi no.

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