Sbarchi zero

La questione immigrazione, in particolare il fenomeno dell’immigrazione non regolare attraverso il Mediterraneo, mette in evidenza alcuni fatti che è importante considerare, oltre all’uso strumentale che viene fatto in Italia dell’argomento.

Ciò che è evidente, a meno che non si sia ciechi e sordi, è che esiste una parte di mondo, a Sud del Mediterraneo, le cui vicende determinano effetti sull’Italia. Chiamiamolo uno “spazio di influenza”, anche se il termine può trarre in inganno.

I venti sul Mediterraneo oggi ( da earth.nullschool.net)

In quell’area l’Italia non è molto influente, ma ciò che vi accade determina la pressione migratoria che si esercita sull’Italia, attraverso il Mediterraneo. Non è cosa di poco conto.

I fenomeni che innescano le migrazioni sono complessi e interessano aree vaste. Chi emigra lo fa perché vuole raggiungere un luogo “dove si sta meglio”. Senza entrare nel merito del come si possa stare meglio.
Quello che è chiaro, almeno per me, è che migliaia di persone si mettano in moto con l’idea, o la speranza, di andare “dove si sta meglio”. Nel luogo da cui partono stanno talmente male che accettano, più o meno consapevolmente, di rischiare (molto) la vita pur di raggiungere l’Europa, di cui hanno probabilmente un’immagine idilliaca.

Immagino che, agli occhi di un africano, nato in una zona poverissima e sottoposto alle angherie di violenti signorotti locali, gli europei sembrino tutti ricchissimi, felici, grassi e felici.

Più questa idealizzazione è forte, più la gente sarà disposta a rischiare per raggiungere l’Europa, anche attraversando in pieno inverno il Mediterraneo su una barca che fa acqua più delle nostre scalcinate finanze.

In tutto ciò si inserisce lo slogan “zero sbarchi”, che in linea di principio è una buona idea perché avere sbarchi incontrollati interessa veramente solo alle organizzazioni criminali. Diciamo che la situazione ideale sarebbe non avere a Sud del Mediterraneo milioni di disperati che desiderano venire in questo luogo meraviglioso a Nord del mare. Ma c’è un problema.

A parte questioni di mentalità e cultura, Africa e Medio Oriente non sono aree prive di risorse. Al contrario, fra petrolio, gas, minerali, oro, cotone, caffè e altre colture, sono terre molto più ricche dell’Europa. Il problema è che la terra è ricca, gli abitanti poveri, se non poverissimi. C’è gente che vive sopra giacimenti d’oro e non ha di che sfamare i bambini, che muoiono per denutrizione come da noi nel medioevo quando c’era carestia.

Ecco perché gli italiani dovrebbero prendere coscienza del fatto che esiste un’area su cui influiscono altri (francesi, inglesi, russi, americani) le cui azioni provocano la migrazione. Noi ce la prendiamo con i poveracci che attraversano il mare, con i piccoli delinquenti che li trasportano, ma continuiamo ad ignorare le cause di tutto questo, forse perché l’ultima volta in cui l’Italia ha provato a conquistare il proprio spazio vitale, lo ha fatto militarmente ed è finita molto male.

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