Anti

Negli ultimi 74 anni in Italia non si è mai sopito il confronto sul fascismo. Quel capitolo potrebbe sembrare storicamente chiuso con la fine della Repubblica Sociale Italiana, la fine della monarchia e l’instaurazione della Repubblica Italiana, fondata su una Costituzione di tipo democratico e su valori opposti a quelli del totalitarismo. Ma così non è, per lo meno nel dibattito pubblico.

Ancora oggi, nel 2019, ci troviamo in uno scenario politico in cui si usano i termini “fascista” e “antifascista”, molto spesso a sproposito.

Innanzitutto si identifica il fascismo con una generica forma di totalitarismo nazionalista. Il fascismo fu indubbiamente un’ideologia che creò un regime totalitario e si richiamava agli ideali del nazionalismo, ma non fu tutto lì. Stabilire cosa fu il fascismo richiederebbe un’analisi storica e politica molto articolata, passando dai movimenti dei reduci, attraverso i fasci di combattimento, la presa di potere di Mussolini, la nuova forma dello stato, l’influenza del nazismo, la guerra. Ciò che accadde fra il 1918 e il 1945 non fu un episodio, ma una serie di processi storici complessi.

L’unica cosa che vale la pena di ricordare, in sintesi, è che la presa di potere da parte di Mussolini avvenne a fronte del fallimento delle altre forze politiche italiane.
Il re era un incapace e un pusillanime, come dimostrò efficacemente in seguito, e dette in mano l’Italia a Mussolini perché tutti gli altri si stavano dimostrando incapaci di gestire le tensioni sociali sortite dalla Prima Guerra Mondiale. L’Italia vittoriosa di Vittorio Veneto non venne sostenuta economicamente dai suoi alleati, come avrebbero invece fatto gli americani dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Prima costò immensi sacrifici al popolo e, una volta finita, l’Italia si trovò più o meno “in braghe di tela”. Sviluppo industriale scarso e dirottato sulle forniture militari, disoccupazione diffusa, reduci che tornavano a casa e si trovavano senza un lavoro e la possibilità di vivere in modo dignitoso, dopo avere dato quattro anni di vita (infernale) all’Italia.

I politici “tradizionali” non riuscivano a gestire la cosa, non sapevano dove sbattere la testa e il popolo era sempre più irrequieto. Mussolini garantì al re che avrebbe tenuto a bada la parte “popolare” del movimento fascista e arginato a bastonate i comunisti. Per quanto riguarda i vecchi liberali ammuffiti, non sarebbero stati un grosso problema. A fronte di questa proposta, anche se abbiamo buoni motivi per ritenere che Vittorio Emanuele III non apprezzasse realmente Mussolini, il re incapace pensò che fosse utile (per sé stesso) affidare al capo dei fascisti il potere esecutivo. Gli altri si limitarono a civilissime e politicamente corrette rimostranze, mettendo in atto come forma estrema di lotta l’astensione dall’attività parlamentare, che conosciamo come “secessione dell’Aventino” o più semplicemente “l’Aventino”. Fu proprio l’Aventino a sancire l’inizio del regime mussoliniano.

Oggi l’Italia sta molto meglio rispetto alla fine della Prima Guerra Mondiale, ma ci sono difficoltà economiche e tensioni sociali, a cui si aggiunge l’enorme difficoltà dell’integrazione nell’entità federale europea. Indubbiamente non siamo in povertà come i nostri nonni e bisnonni, ma la percezione che abbiamo della situazione è diversa. Ci sentiamo poveri e abbiamo perso progressivamente fiducia e rispetto verso le istituzioni, frammentandoci in milioni di particelle che pensano innanzitutto a sé.

In questo quadro servono forze politiche capaci di dare risposte. A parte le esternazioni dei leoni da tastiera su social network, gli italiani non sono realmente violenti e intolleranti, ma sono talmente preoccupati, a disagio, nervosi e delusi che in questo momento chiunque si presenti come una guida sicura, tracciando una strada ben definita e individuando dei nemici contro cui unirsi, non può che avere successo.

I neofascisti sono in realtà molto pochi e spesso nemmeno sanno cosa sia realmente il fascismo. Si definiscono fascisti e fanno il saluto romano migliaia di disadattati che sfogano così le proprie frustrazioni, ma i fascisti veri sono una rarità. Così come sono rari gli antifascisti veri, mentre migliaia di disadattati frustrati decidono di cantare “O bella ciao” senza nemmeno sapere che cosa rappresenti, soltanto perché gli sembra figo e gli piacere l’idea di dare fastidio a qualcuno.

In tutto questo c’è la vecchia questione dell’essere anti-. Essere anti- non costruisce nulla. Si deve essere antifascisti se si vuole abbattere il fascismo, ha senso essere antifascisti se si vuole contrastare la nascita di un nuovo regime fascista, ma una volta stabilito che si è contrari al fascismo, cosa si fa? Voglio dire: che cosa si propone per governare e amministrare l’Italia? Che paese si immagina? Che economia, che società, che sistema politico.

Quello che è mancato negli ultimi anni è un progetto chiaro e condivisibile. Probabilmente esiste un progetto nella mente di politici come Renzi e i suoi accoliti, ma noi non lo conosciamo. Ci mostrano tutti la superficie, fanno pubblicità per convincerci a dare loro il potere legislativo ed esecutivo. Ma cosa veramente vogliano fare del paese non si capisce.
Dunque non si capisce che progetto politico abbia il Movimento 5 Stelle, o anche la Lega. Abbiamo capito che quest’ultima ha deciso di raccogliere consensi puntando sul nazionalismo e di incanalare le forze generate da paura e frustrazione, con grande abilità. Ma a parte questo, non è per nulla chiaro cosa abbiano in mente di fare i politici attuali una volta ottenuto il controllo del paese.

Questo per me è molto importante. Non perdo nemmeno tempo a dire che sono antifascista, se parlo di politica io parlo di economia, di gestione delle finanze, di sanità, di stato sociale, di doveri e diritti dei cittadini, di rapporti con gli altri paesi. Quella è la politica, la parte attiva, il fare. Essere anti- significa impedire che qualcun altro faccia qualcosa, mentre in questo momento, così come in passato, bisogna agire, fare, costruire!

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