Dezinformatzija

20200324 giorno 14 delle misure di contenimento

10:45

Sono nel mio studio domestico e lavoro, come fosse un giorno qualunque, semplicemente con la prospettiva di non uscire nemmeno per andare a comprare un pezzo di pane. Lo abbiamo fatto in casa, abbiamo ancora un po’ di farina e lievito, inoltre mi sto sforzando di adottare un regime alimentare parco, adeguato sia all’esigenza di ridurre le uscite, sia a quella di non sovralimentarmi nell’incapacità di fare attività fisica.

Ho passato molto tempo a scrivere sui social per cercare di trasmettere informazioni corrette su cos’è un virus, come funziona il sistema immunitario, come si propagano le malattie e quali sono i fondamenti dell’epidemiologia. Ho passato molto più tempo a smentire chi forniva informazioni errate, in gran parte generate dalla fantasia di incompetenti che credono di potere dare un valore generale a qualunque idiozia emerga nella loro mente, spesso sulla spinta della paura o del bisogno di essere gratificati da un “like”, un attimo di quell’attenzione che forse manca nelle loro vite reali.

La disinformazione è una tecnica di guerra. Durante  tutta la storia dell’umanità e in ogni tipo di conflitto fra gruppi umani più o meno organizzati, le informazioni sono state essenziali per garantire la vittoria. Più è organizzato uno schieramento, maggiore è il peso delle informazioni rispetto alla mera forza fisica dei singoli.

Nello scontro fra due gruppetti durante il Paleolitico contavano di più la forza e l’abilità del singolo. Questo sistema si protrasse fino all’inizio dell’Età del Ferro, non per nulla l’Iliade (le vicende avvengono nell’Età del Bronzo ma la trascrizione è stata fatta nell’Età del Ferro) celebra gli Eroi, i singoli fortissimi combattenti. Nelle saghe ladine, basta da sola la Principessa Dolasilla, con il suo arco micidiale e l’invulnerabilità, a massacrare i guerrieri gli eserciti nemici (storie nate probabilmente nell’Età del Bronzo ma trascritte solo nell’Età Industriale).

Saranno le civiltà successive a cambiare le cose. Già nello scontro fra l’Impero Achemenide (persiano) e le polis greche, inizia a contare l’esercito. L’ultimo residuo dell’età degli eroi ce lo regala la vicenda delle Termopili, ma non è più Leonida l’eroe solitario, sono tutti i 300 spartani, omettendo il contributo di centinaia di combattenti di altre città greche. Inizia a contare il nome dello stratega, del comandante, ovvero di colui che non ha necessariamente la forza o la massima abilità di combattimento, però ha una mente capace di gestire migliaia di combattenti, di farli spostare lontano dalle loro case, di garantire loro i rifornimenti. Lo stratega non deve solo essere capace di dirigere una battaglia, deve essere in grado di gestire completamente una guerra e per farlo ha bisogno di informazioni! Deve sapere dov’è il nemico, quali sono le sue forze, quali le sue risorse. Deve sapere anche esattamente quali siano le proprie forze e risorse. Il singolo guerriero si deve fidare di lui, deve combattere come meglio può, ma per tutto il resto deve fidarsi dello stratega e fare ciò che ordina. Il disordine nell’esercito favorisce la sconfitta, la mancanza di fiducia nello stratega aumenta il disordine e contribuisce all’individualismo che sfascia gli eserciti e conduce alla sconfitta. La fiducia del combattente nei confronti dello stratega non è innata: deriva dalle informazioni che raggiungono il combattente.

Ecco allora che il nemico ha la possibilità di indebolire il proprio avversario fornendo informazioni errate e facendo giungere ai combattenti avversari informazioni che riducano la sua fiducia nello stratega. Nello stesso tempo, il nemico ha la possibilità di fare arrivare informazioni errate anche alla comunità da cui provengono i suoi avversari. Informazioni errate possono indurre la comunità a togliere il sostegno allo stratega, a rendere meno ordinato ed efficiente il rifornimento delle truppe. Le informazioni errate possono indebolire talmente tanto l’avversario da regalare il successo a eserciti numericamente sfavoriti.

Oggi non stiamo combattendo un nemico capace di creare informazioni errate, o di acquisire informazioni su di noi per sconfiggerci. Stiamo combattendo un’armata sconfinata di virus. Miliardi e miliardi di minuscole palline di proteine e RNA, incapaci di volere, progettare, dirigere l’azione propria e dei propri simili. Ma quella contro il virus SARS-CoV-2 non è l’unica guerra in corso. Stiamo combattendo da millenni una guerra meno evidente, quella per il controllo e l’uso delle risorse del pianeta, per la ricchezza. In questa guerra non c’è un fronte umano compatto, ogni gruppo di umani combatte per sé, a scale diverse. Anche l’epidemia rappresenta un’occasione per combattere questa guerra, facendo circolare informazioni errate, inducendo i combattenti a perdere fiducia negli strateghi e rendendo più debole uno schieramento. I combattenti siamo tutti noi, elettori, contribuenti, lavoratori, cittadini. Il nemico? Altri gruppi di umani, potremmo identificarli con paesi interi o aziende, che vogliono assumere il controllo economico della nostra comunità. Diffondere informazioni errate è un ottimo modo per favorire questo risultato, la loro vittoria e la nostra sconfitta. Come sempre, fin dagli albori dell’umanità, le informazioni errate circolano facilmente fra noi.

La teoria della disinformazione, quella moderna, è molto semplice: ridurre la capacità dell’avversario di ottenere informazioni utili aumentando il volume di informazioni fornite, fra cui la maggior parte errate o inutili. Introdurre nel flusso di informazioni alcune, particolarmente ben congegnate, che ottengano un effetto sulla truppa, inducendo il singolo combattente a farsi un’opinione errata, che lentamente minerà l’autorità dello stratega, ridurrà la capacità dei singoli e dell’intero schieramento. Queste tecniche vennero affinate durante la II Guerra Mondiale, in particolare dai servizi informazioni dell’Unione Sovietica, tanto che il termine дезинформация è diventato di uso comune nel mondo intero proprio grazie alle tecniche sviluppate dai russi a partire dagli anni ’20 del XX secolo. Queste vennero ulteriormente migliorate durante la Guerra Fredda e hanno avuto ulteriore impulso dopo la diffusione capillare dell’accesso al World Wide Web da parte dei cittadini dei paesi economicamente più forti, ovvero quelli in cui si combatte con maggiore foga la guerra freddissima per il dominio economico del pianeta.

In tutto questo, migliaia di noi stanno involontariamente collaborando con i propri nemici, diffondendo informazioni false o inutili, che minano la nostra fiducia nelle strutture sociali e politiche che rappresentano la nostra unica possibilità di contrasto verso qualunque nemico.

18:52

Sto ascoltando il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Si sta parlando del problema del (minacciato?) sciopero generale indetto dai sindacati. Ho sentito anche dire che nel nuovo DPCM ci sono delle misure, ma se le Regioni vogliono adottarne di più restrittive, possono farlo. In generale, penso che l’azione di questo Governo sia debole. Vedo in questa debolezza un grande pericolo per il Paese. Molti di noi hanno idee diverse sull’Italia, su quale regime debba esserci in questo Paese, su mille cose, ma credo che in questo momento, appurato che siamo in Italia e questa Repubblica è lo Stato a cui apparteniamo tutti, sia essenziale lasciare da parte ciò che ci divide e operare insieme. Basta individualismi e cazzate, siamo in trincea. Suona troppo di destra? Mi dispiace, ma la penso così.

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