Riflessioni sulla seconda ondata

E sulle le stupidaggini che rischiamo di fare

Supponiamo che solo 1% di coloro che vengono infettati dal SARS-CoV-2 sviluppi una forma grave, tale da richiedere un trattamento sanitario avanzato, tipo “terapia intensiva”.

Supponiamo ci siano 5000 infetti contemporaneamente in FVG. Sarebbero nulla rispetto a un’influenza, ma genererebbero 50 casi gravi.
Il punto è che i nostri ospedali, che nonostante i piagnistei di molti sono fra i meglio attrezzati in Italia, sono preparati per avere X persone in terapia intensiva. Non X+50.
Tu dici: compriamo attrezzatura per altri 50, anzi facciamo 60.
0k, però servono più infermieri, più medici, più spazio. Inoltre considerate che continuano a esserci anche infarti, ictus, tumori, incidenti vari. Ora, anche ammesso che si possano mettere tre infartuati in una stanza, non se ne possono mettere 2 + 1 CoViD, perché quello diffonde SARS-CoV-2 e, se lo prendono gli infartuati, che messi come stanno possono essere uccisi pure da un raffreddore, tanto valeva non curarli.

Quindi, atteso che non possiamo caricare gli ospedali, tocca ridurre il più possibile i casi.
Qual è la sfiga? Che nessuno di noi sa perché uno diventa grave e un altro resta asintomatico. Non si è ancora capito. Ci sono anziani che ne sono usciti in 15 giorni e ventenni che sono morti.
Io sto nel mezzo e non so. Magari l’ho già avuto asintomatico, ma potrei anche trovarmi coi polmoni bruciati domattina. Non lo so.

La dittatura sanitaria. Insofferenza verso qualunque regola e restrizione. È un male antico (ricordate il frutto proibito?) e non mi stupisce. Mancano il rispetto verso il prossimo e la fiducia.

Certo, quando parlano in cento, si verifica un simpatico detto sardo: chentu concas, chentu berrittas. Che tradotto e parafrasato significa che ognuno ha un’idea propria.

La seconda grande sfiga nella pandemia di CoViD-19 è che parlano tutti e noi, il pubblico, non sappiamo distinguere i cazzari da quelli preparati. I mezzi di disinformazione di massa poi fanno un mestiere diverso dai mezzi di informazione, che ormai sono accessibili solo a un’élite (di cui non faccio parte).

Questi mezzi di disinformazione hanno per scopo attirare l’attenzione del pubblico, per vendere spazi pubblicitari. Quando non si paga per leggere un “giornale”, è naturale che l’editore debba incassare altrimenti. Lo fa, come in passato, grazie alle inserzioni pubblicitarie, che oggi sono banner, poup-up e via dicendo. Un tempo la pressione della pubblicità era mitigata dal fatto che c’erano entrate dai lettori, oggi non funziona più così.

Si ma i giornalisti? L’etica professionale? La deontologia? Mah, ho una visione piuttosto pessimista del concetto di “deontologia”. Considerate che da mesi dei medici con competenza clinica spacciano opinioni personali per pareri altamente motivati in campo epidemiologico, ho detto tutto! È vero che sono medici, ma non sono competenti per forza in tutto. È come se il vostro gommista di fiducia vi desse un parere sul cambio dell’auto, contrario a quello del meccanico, e voi seguiste il gommista perché vi suona meglio, o costa meno.

Recentemente c’è stato un dibattito a suon di interviste, patetico, fra un medico e un matematico, riguardo l’andamento della curva del numero di contagi nel tempo. Il medico sosteneva che la crescita non è esponenziale, il matematico che lo è. Ho dato un’occhiata ai dati e, quelli che ho trovato, mostrano una crescita esponenziale del numero di casi di positivi a SARS-CoV-2. Perché mi permetto di dirlo? Perché un ecologo applicato fa molto spesso analisi dei dati e la determinazione delle funzioni che interpolano bene un insieme di dati fa parte della quotidianità.

Vedete la sfiga? Mica ci sono 60 milioni di persone che hanno studiato scienze e in particolare hanno una laurea in biologia! Se qualcuno dice una stupidaggine, me ne accorgo, forse 8 volte su 10. Chi non ha studiato biologia e statistica, quanto spesso se ne accorge?

Là fuori è pieno di ciarlatani, che spacciano falsità per trarne un guadagno personale. Perché dovreste dare retta a me?

Innanzitutto perché motivo sempre le mie affermazioni. Chi lo fa sicuramente ha dovuto raccogliere informazioni, usare ciò che ha imparato in passato, ragionare e giungere a una conclusione. Chi non motiva, probabilmente sta dicendo qualcosa che non ha motivazioni, senza prove.

In secondo luogo, dichiaro sempre il dubbio, avrete notato che non uso mai l’assoluto. Sono uno scienziato, non un sacerdote. Nessuna delle mie conclusioni è certamente vera al 100%. Se lo dichiaro, significa che non intendo prenderti in giro. Però non sottovalutare ciò che dico, dando credito a ciarlatani che sentenziano con sicurezza, quelli non possono avere ragione al 100%, quindi ti stanno prendendo in giro.

Infine c’è: cui prodest? Non lavoro in campo sanitario, non ho contratti con aziende che producono mascherine, né potrei averne. Da tutta questa faccenda posso solo perderci. Un nuovo lockdown per me significherebbe perdere la possibilità di stare con la mia famiglia per mesi. Mesi da solo, senza qualcuno che mi sorrida al mattino. Secondo voi la farei tragica apposta per fare una vita schifosa? Direi proprio di no.

Terza sfiga della pandemia: in realtà nessuno si fida più di nessuno. Era già così prima che comparisse questo virus, la situazione ha solo amplificato la percezione di un fenomeno psicologico e sociale.

A pagare saranno ammalati, familiari, ristoratori, personale dei locali, produttori di bevande e cibo non base, gente di spettacolo (non televisivo) e tanti altri.

La verità è che a molti scoccia indossare la mascherina, mentre a chi subirà gli effetti devastanti della loro idiozia non resta che piangere.

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