Lavoro agile zoppo

A partire da marzo 2020 siamo stati costretti ad ammettere che una parte rilevante del nostro lavoro si può svolgere senza uscire di casa. Mail, videocall, ecc. Il mio lavoro non ha subito alcun rallentamento, anzi, ha accelerato al punto da portarmi oltre l’orlo della crisi di nervi.
A gennaio 2021, c’è ancora gente per cui è ovvio che io sia in vacanza, perché mi trovo in Sardegna e non in Friuli. Immagino lo sgomento (o la rabbia) quando dirò loro che mi concederò dieci giorni di ferie per riprendermi da mesi di lavoro ininterrotto.
Il lavoro agile, chiamato anche smart working (ma smart significa intelligente), è tutt’altro che una novità. Considerate che il mio studio ha sede nell’appartamento in cui vivo dal 2013. L’unico problema che avevo, fino a marzo 2020, era quello delle riunioni: non potevo ospitare riunioni perché il mio studio è una stanza adeguatamente grande per ospitare una postazione di lavoro, ma inadatto a riunire 4 persone attorno a un tavolo. Tutto il lavoro di analisi dei campioni lo svolgo in uno spazio appositamente creato a casa di mia madre, dove c’è ancora lo studio di mio padre (architetto) inutilizzato e spazio per un banco da biologo. La gran parte del lavoro “pratico” per me si svolge fuori dallo studio. Nel 2020 ho guidato per circa 12.000 km per lavoro. Ho lavorato fuori studio in media in 18 giorni al mese in marzo, maggio, giugno, agosto, settembre, novembre, per 10 giorni al mese negli altri mesi. In media ho lavorato in 24 giorni ogni mese, con una punta di 29 giorni a dicembre. Si, nel dicembre 2020 sono rimasto del tutto inattivo solo il 20 e il 25.
Dall’inizio di marzo 2020 al 31/12 ho preso parte a 122 riunioni di lavoro in remoto. A una decina di queste ho partecipato mentre mi trovavo fuori dallo studio, mentre ero in treno o in auto (e qualcun altro guidava).

Ciò che rende “zoppo” il lavoro agile non è la capacità di condurlo, che per quanto mi riguarda è soddisfacente, ma la consueta difficoltà nel coordinare l’attività. Le riunioni come video call hanno indubbi vantaggi in termini di tempo. A dicembre di quest’anno ho partecipato nel pomeriggio dello stesso giorno a una riunione “in Friuli”, a una “in Veneto”, a una “in Lazio” e una “in Emilia Romagna”. In nessun caso tutti i partecipanti si trovavano nella regione dell’organizzatore.
Quello che rende la vita difficile è che in certe giornate si fanno solo riunioni. Questo è possibile solamente per chi è “grosso” e “strutturato”. Un dirigente può fare riunioni a raffica, perché ha chi scrive per lui, chi gestisce il protocollo, organizza i dati, impagina le relazioni. Chi lavora da solo, o peggio in gruppi di pari, si trova costretto a usare la notte per fare tutto il lavoro che non ha potuto fare perché era in riunione, oppure i fine settimana. Questo spiega perché nel 2020 abbia lavorato in media in 6 giorni alla settimana. Attenzione “in 6 giorni” non significa 6 x 8 = 48 ore alla settimana, ma che c’è stata almeno 1 ora di lavoro in 6 giorni. Alcuni giorni si riesce a lavorare 12 ore piene, altri ci si limita a 8 – 9 ore. Qualche sabato o domenica mi è capitato di lavorare 4 ore soltanto. Il che non è grave, quando si è in zona rossa, ma diventa un problema serio quando ci si trova in zona gialla.
L’ultima passeggiata che ho fatto nelle Prealpi è durata in tutto 3 ore in un giorno in cui ho lavorato 4 ore al mattino e altre 4 ore dopo la passeggiata. Se avessi voluto andare a camminare sulle Alpi Carniche, smart o non smart, non avrei potuto farlo.
Al punto in cui ci troviamo, per il professionista singolo è diventato un tempo morto difficile da gestire quello passato alla guida. Almeno nel mio caso. Nell’ora che impiego ad andare da casa a Paluzza, ad esempio, posso al massimo telefonare, ma nel complesso passo due ore ossessionato dai segnali di notifica delle mail e dei messaggi di Whatsapp. Altra genialata. Molti pensano che Whatsapp serva per comunicazioni veloci di lavoro. Inviando un messaggio credono di ottenere una risposta che non avrebbero a seguito dell’invio di una mail. Non è così.
Whatsapp è stato concepito per messaggi brevi, ma è dannoso nelle interazioni di lavoro. Se non leggo una mail, perché sto guidando, non leggo nemmeno Whatsapp. Se non posso aprire il pdf con una richiesta di integrazioni del Servizio valutazioni ambientali, perché sto campionando macroinvertebrati, non lo farò che tu lo invii via mail, Whatsapp, messenger o che so io. C’è gente che ha provato a scrivermi messaggi di lavoro su Facebook. Li ho cancellati da ogni rubrica, contatto e contratto. Inviare messaggi e messaggini non appena ti passa per la testa di contattarmi è inutile, anzi dannoso, perché non otterrai risposta, ma mi avrai provocato emozioni negative, che si rifletteranno sul lavoro, la cui qualità per te è importante.
Se la qualità del mio lavoro per te non è importante, chiama un altro.
Il discorso è che manca la mentalità per un vero lavoro agile. Si sta interpretando questa necessità di restare ognuno a casa propria come una indefinita disponibilità di tutti. Cosa non vera. Se vuoi che studi la lettera che ti è arrivata dall’amministrazione X e formuli un parere su possibilità e modo per rispondere, per non parlare della legittimità di quanto ricevuto o della possibilità che una risposta sortisca l’effetto voluto, mi devi dare il tempo di pensare. Di leggere. Di rileggere le norme. Di ripescare nella memoria gli ultimi 10 casi analoghi e, se non ce ne sono, di ipotizzare N vie per affrontare la cosa, valutandole una per una. Questo lo dico per te, perché voglio fornirti un servizio che si possa definire buono. Non sufficiente, almeno buono. Preferirei eccellente, ma non è detto che ne sia capace e cerco di conservare un briciolo di umiltà.
Possiamo essere agili finché vogliamo, ma in nessun lavoro si può rinunciare al tempo necessario per farlo bene. Gli strumenti disponibili per comunicare possono fornire un grande aiuto, ma non devono intralciare il lavoro vero che, nel mio caso, richiede molte ore per fornire una risposta lunga una facciata in Times New Roman 12 interlinea singola.
Fatevene una ragione, se credete che questo sia lavoro agile, non avete la più pallida idea di cosa significhi lavorare bene e fornire un buon prodotto al cliente.

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