Le mie strane inviolate

Amariana e Verzegnis, piccole soddisfazioni 2021

Non possono che essere familiari a chiunque frequenti la Carnia. Il monte Amariana e il monte Verzegnis si affacciano sulla val Tagliamento e sono ben visibili quando ci si sposta in auto. Non sono cime particolarmente alte: la vetta dell’Amariana si trova a 1906 m slm, quella del Verzegnis a 1914 m slm, eppure si vedono bene sia dalla pianura che dalle valli. In particolare l’Amariana fa una certa impressione perché è massiccia e abbastanza isolata, con un aspetto bonario se vista dal lato di Moggio, ma con un profilo conico e roccioso verso l’alta Val Tagliamento.

Dalla cima dell’Amariana verso Sud, la Val Tagliamento, le Prealpi, la pianura friulana e in fondo le lagune e il mare

Ebbene, tenuto conto del fatto che vado in montagna da quando ho imparato a camminare, ovvero circa dal 1972, non avevo mai salito queste due montagne. Ci ho provato non so quante volte col Verzegnis, partendo sempre da Sella Chianzutan, ma ogni volta qualcosa mi ha fermato. Una volta non ero allenato e sono scoppiato, un’altra è arrivato un temporale, un’altra ancora c’era neve gelata e io non avevo i ramponi. Così, nel quadro del mio allenamento di primavera, dopo avere salito per la seconda volta il monte Mia (cima poco nota della valle del Natisone), ho deciso di puntare al Verzegnis. Questa volta il meteo sarebbe stato favorevole, la neve limitata alla cresta e non ghiacciata, l’allenamento buono anche grazie a frequenti brevi corse serali. Il tutto programmato per il 30 maggio scorso. Mi alzo presto, come al solito e parto bello pimpante (ahimé da solo come al solito) per Sella Chianzutan. Fatto sta che, arrivato a Verzegnis paese mi avvedo che per quel giorno è programmata la 51ma gara automobilistica Verzegnis – Sella Chianzutan. Accesso negato a chi non partecipa alla competizione. Devo ammettere che mi sono messo a ridere. Pare impossibile, ma sto Verzegnis si difende con ogni mezzo.

A quel punto decido per il Piano B: l’Amariana. Da Amaro prendo la strada militare che sale alla forcella del Cristo e lì parcheggio, fra diverse altre auto di escursionisti. Avevo sempre rimandato la salita all’Amariana pensando che fosse cosa da fare in una stagione fresca o fredda, reputando fra l’altro che il percorso sarebbe stato noioso. Invece non lo è. Ho preso abbastanza presto il ritmo e il sentiero mi sembrava piacevole. Quando dico prendere il ritmo intendo il mio ritmo, che non misuro mai mentre cammino, perché altrimenti finisco per demoralizzarmi. Anche sull’Amariana sono stato sorpassato da un gran numero di persone, a mia discolpa posso dire che loro avevano tutti gambe da atleta e zainetti minuscoli, io al solito avevo lo zaino da 50 litri con tutte le dotazioni per sopravvivere a un bivacco in alta quota.

Il percorso nel bosco non è male, si guadagna quota abbastanza rapidamente, infine si esce su un prato da cui si apre la vista sulla parte più ampia della valle, dove Tagliamento e Fella si incontrano, fra Amaro e Carnia, con Portis sullo sfondo. Il prato si sale a zig zag, quindi si raggiunge un canalino roccioso che è stato attrezzato con un cavo di acciaio e buoni ancoraggi in inox. La parte attrezzata è suddivisa in tratte, indicate con una placchetta. Nella tratta 3 c’è un ancoraggio intermedio che balla un po’, forse non farà un altro inverno, ma non costituisce un pericolo. Il problema il 30 maggio era la presenza diffusa di terriccio bagnato, che rendeva le roccette viscide. In salita non un granché. Altro problema, essendo diretto al Verzegnis, non avevo con me il caschetto. In quel canalino ogni tanto qualche pietra parte, specialmente quando ci sono diverse persone in alto. A me è andata bene, ma consiglio vivamente il caschetto, pesa poco e ripara anche dal sole.

Il canalino che porta al crinale, con il cavo di sicurezza in acciaio

Giunto in vetta ho capito perché l’Amariana sia tanto popolare: salendo di appena 900 m si raggiunge uno dei punti panoramici più interessanti delle nostre montagne. L’Amariana si vede da molte valli e dalla sua cima si vedono monti che vanno dalle Alpi Giulie Orientali fino alle Dolomiti, passando per la cresta carnica. Verso Sud lo sguardo si spinge fino alle lagune e al mare Adriatico. Esaminando la traccia registrata col GPS del telefono ho scoperto di avere tenuto un ritmo superiore alle aspettative; mi sembrava di essere lentissimo e di scoppiare da un momento all’altro, invece ho tenuto per due ore una media nettamente superiore a quella delle gite precedenti. Il numero non ve lo do perché non mi piace la montagna cronometrata. Il motivo per cui esamino i tempi di percorrenza è che si tratta di un dato essenziale per stabilire se sarò in grado di fare determinate ascensioni o meno. Quando sarà il momento di salire per 1200 o 1400 metri e farlo prima dei temporali pomeridiani, il ritmo avrà un’importanza notevole. In discesa il viscidume sulle roccette mi ha fatto imprecare un po’. L’ho finita attaccandomi al cavo d’acciaio come un bravo primate, non senza indossare i guanti. Per pranzo ero a casa.

Col Verzegnis sono tornato alla carica il 20 giugno. Questa volta il nemico non poteva che essere il caldo. Prima settimana di caldo afoso in Friuli. Mi sono alzato alle 05:00 e ho iniziato a camminare alle 06:51, da Sella Chianzutan. Dopo un centinaio di metri di salita, nel bosco, mi sono reso conto di avere commesso due errori molto seri. Il primo, quello di avere cenato la sera precedente con un’insalata e una birra da 0,33. Con quello che avevo fornito al corpo mancava decisamente il carburante. La colazione non era stata abbondante e soprattutto non avevo bevuto abbastanza, acqua intendo. Il secondo errore riguarda proprio l’acqua: avevo con me solo 1 litro, che per me è quantità ridicola quando si superano i 25°C. Mi sono trovato rapidamente grondante di sudore e consapevole di avere scarsa autonomia. Inevitabilmente per tutta la salita ho avuto una fame mostruosa e molta sete; ho dovuto amministrare saggiamente l’acqua, perché il Verzegnis è un massiccio con diffusi fenomeni carsici e l’acqua in superficie non c’è.

La salita è comoda, su un sentiero ben tracciato e mai ripido. La parte che mi piace di più è quella che segue il bivio fra il sentiero che conduce alla lizza della cava di pietra e la conca della casera Val. Quest’ultima è una splendida conca di origine mista glaciale e carsica, dove ogni goccia d’acqua sparisce sotto terra, ma mancano cavità naturali eclatanti. L’unica grotta rilevante è l’Abisso Bolletti, con un andamento verticale per un dislivello complessivo di 139 m. A parte la bellissima serie di morfologie superficiali, questa conca è caratterizzata da un’interessante vegetazione, con molte specie di prateria prealpina e subalpina. Questo tipo di vegetazione sta rapidamente scomparendo in questa zona dei monti, dato che le formazioni arbustive e arboree tendono a conquistare rapidamente la parte sommitale delle Prealpi, aiutate dall’assenza di pascolo e sfalcio, ma anche dal cambiamento del clima.

La conca in cui sorge la casera Val, la sommità del Verzegnis è quella sulla sinistra

Per raggiungere la cima ho optato per il “Sentiero delle creste“, seguendo la traccia che porta a sinistra, senza passare per casera Val, e si dirige verso la spalla orientale del Verzegnis, dapprima per comoda traccia su prato, quindi lungo un crinale erboso che, nella parte terminale, diventa ripido e con roccette affioranti. E’ il tratto che mi aveva respinto quando c’era neve gelata ed ero privo di ramponi.
Purtroppo, o per fortuna, a questo punto sono stato raggiunto da una nube radente che è salita dalla Val d’Arzino e ha impedito di apprezzare il panorama, ma anche di bollire sotto il sole. Alla fine, continuando a patire fame e sete, con il fiatone come avessi salito il K2, sono arrivato sulla sommità. L’orologio mi ha detto che avevo impiegato mezz’ora in meno rispetto a quanto indicato dalla tabella di sentiero, ma il ritmo medio è risultato comunque nettamente inferiore di quello che avevo tenuto sull’Amariana.

Lungo il crinale erboso, fra una distesa di botton d’oro

Dopo una breve pausa con merenda a base di croccantini di semi di sesamo, ho proseguito lungo la cresta settentrionale, per poi tagliare appena possibile verso casera Val, lungo una traccia decisamente sconvolta dal ruscellamento dell’acqua. Dalla casera ho raggiunto nuovamente il sentiero di salita e, fuggendo rapidamente alle ore più calde, sono tornato all’auto in tempo per raggiungere il mio compare per pranzo. Nel corso della discesa ho incrociato parecchie persone, che stavano salendo evidentemente affaticate a causa dell’afa. In quelle condizioni, partire da Sella Chianzutan alle 10 di mattina è un atto eroico o folle. Io ho bevuto l’ultimo sorso di acqua del mio litro all’auto e sono arrivato in pianura con una sete desertica.

Allungando lo sguardo verso Nord Ovest, troppa fischia per godere del panorama

Nota aggiuntiva sull’alimentazione: starò invecchiando male, ma per me è veramente importante. Per quanto disponga di almeno una decina di chilogrammi di grasso utilizzabile, è essenziale che la sera prima di un’escursione io mangi in quantità tale da avere un apporto di calorie leggermente superiore rispetto al consumo della giornata. In questo modo suppongo che i muscoli e il fegato vengano caricati adeguatamente di glicogeno e una buona colazione risulta sufficiente. Senza questa attenzione, ovvero adottando una dieta ipocalorica come quella che seguo normalmente, la gita in montagna si trasforma in un’esercizio di resistenza fisica e psicologica, che onestamente non mi gratifica per nulla. Oltre tutto, i muscoli dopo un paio d’ore perdono molta capacità e questo rende meno sicura la progressione. Mi direte che sto raccontando qualcosa di ovvio; lo so, sono trent’anni che commetto l’errore di mangiare troppo poco prima di una gita in montagna. Ripetermi che è un errore servirà a rinsavire? Probabilmente a 70 anni andrò meglio di adesso.

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