Archive for the ‘Diario di un’epidemia’ Category

Decidere durante un pandemia

dicembre 7, 2020

In questi giorni è acceso il dibattito sulla classificazione delle Regioni, cui consegue l’applicazione di misure di contenimento più o meno restrittive.

Come spesso accade, molti evidenziano un conflitto fra “scienza” e “politica”. Che ricorda molto quello fra “scienza” e “fede”.

La decisione, su come governare una comunità, è sempre politica, esclusivamente politica!

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Decantazione

maggio 15, 2020

20200515 giorno 66 delle misure di contenimento

Stiamo per cedere e sbragare di brutto. Ormai anche i più ragionevoli ne hanno le tasche piene delle misure di contenimento. Speriamo bene.

Pericoli della Fase 2

maggio 13, 2020

Quello ovvio è che, più gente in giro permetta una nuova diffusione del SARS-CoV-2 e l’aumento di casi della CoViD-19.

Quello meno ovvio è un boomerang economico legato alla riapertura delle attività commerciali, di ristorazione e di accoglienza. Le attività che hanno subito in modo incredibilmente doloroso gli effetti del lockdown.

Gli esercenti, da un paio di settimane, lanciano grida disperate, di chi sta annegando in un mare di perdite. Le entrate sono azzerate, ma non lo sono i costi fissi, come affitto del locale e canoni vari. Molti titolari di azienda e lavoratori autonomi inoltre vivono compensando costantemente i debiti verso fornitori e Stato (tasse) usando gli incassi in entrata, generando un circolo vizioso che aumenta l’indebitamento reale, ma permette di sopravvivere e sperare in tempi migliori.

Ora si parla di riaprire e io ho paura di un fenomeno non molto ovvio. Permettere agli esercenti di tornare ad aprire non costa nulla allo Stato, alle Regioni e ai Comuni. Almeno non nell’immediato. Costerebbe invece molto sostenere le imprese e il reddito di chi deve restare fermo. Abbiamo ascoltato molte parole sui famosi 600€ e altre forme di sostegno al reddito. Ma chi riapre passa dalla modalità “bisognoso di sostegno pubblico” alla modalità “lavora e arrangiati”.

In sostanza, con questa mossa chi governa si smarca, non ha più bisogno di stanziare enormi quantità di denaro per sostenere gli esercizi chiusi, i loro proprietari e dipendenti.

L’esercente riapre. Ma non è tutto come prima.

Innanzitutto, una quota rilevante dei cittadini italiani ha subito una forte contrazione del reddito durante il lockdown. Il negoziante che vende elettrodomestici e non ha incassato, non avrà soldi per andare a comprare un abito nuovo, o per andare a cena fuori. Anche se gli permettessero di andare in Sardegna, non avrebbe soldi per andare in vacanza. Il potere d’acquisto di negozianti, ristoratori, albergatori e alcuni professionisti è diminuito moltissimo. Al momento forse sta meglio l’operaio che ha avuto accesso alla cassa  integrazione rispetto al proprietario di un bar di successo, che non aveva risparmi da usare durante il lockdown, perché magari aveva investito e stava ammortizzando.

Meno potere di acquisto nella popolazione, meno incassi per chi riapre.

Poi c’è la paura. Il virus SARS-CoV-2 non è scomparso. Il numero di casi di CoViD-19 non è azzerato. La diminuzione marcata nel numero di casi è dovuta al fatto che per due mesi siamo stati tappati in casa. Molti di noi non lo hanno capito, ma molti altri si. Chi lo ha capito, non ha tanta voglia di andare al pub a bere una birra con altre 30 persone ingrumate in uno spazio ristretto. Quindi è ragionevole pensare che oltre alla minore capacità di spesa, ci sia anche una minore propensione a uscire per accedere a determinate attività.

Ma ci saranno le regole per ridurre il rischio. Si, queste regole imporranno, se ragionevoli dal punto di vista tecnico, che la densità di persone in un locale sia tale da rendere meno probabile la diffusione del virus. Significa che la capienza dei locali diminuirà in modo drammatico. Da quanto ho capito, sarà molto inferiore alla metà di quella attuale. Sapete cosa significa? Che se la tua attività stava in piedi, a volte per un pelo, facendo il pienone ogni sabato sera, con la riapertura il pienone non ci sarà. Se prima facevi fuori 4 fusti di birra il sabato sera, domani ne farai fuori 1. E se il tuo margine su quel fusto è quello di prima, non ci pagherai l’affitto, non pagherai canoni e bollette, non pagherai i dipendenti e non avrai soldi per dare da mangiare alla tua famiglia.

Però i politici potranno dire “io vi ho fatto riaprire!”.

Aiuti ulteriori da parte dello Stato? Diciamolo chiaramente. Lo Stato in cassa ha debiti per molte centinaia di miliardi. Anche ipotizzando un’impossibile politica inflattiva, per un’Italia che esca dall’Euro e torni alla Lira, stampando moneta per proprio conto, stamperebbe carta straccia e gli esercenti finirebbero comunque in miseria.

Non sono un economista e non ho in mano i conti dello Stato o delle Regioni, per cui non posso tirare fuori soluzioni che non siano strampalate. Semplicemente volevo stimolare i miei cinque lettori a pensarci un po’.