Archive for the ‘Gnovis’ Category

Facebook vs Casa Pund

settembre 10, 2019

Il social più famoso del mondo blocca le pagine di Casa Pound e di alcuni attivisti di destra. La polemica infiamma nell’Italia virtuale.

Ho letto la “policy” di FaceBook, cosa che avrei dovuto fare al primo accesso e ad ogni successiva modifica. Le regole sono piuttosto chiare e Facebook è un social media, un servizio creato e gestito da una società (azienda) che, per potente che sia, ha per forza una sua etica e la necessità di tutelarsi.

Facebook non è il foro, né il senato di una democrazia ideale. È un’arena, dove tutti possiamo combattere illudendoci di essere liberi, forti, anzi invincibili. Ci illudiamo perché questa arena ha delle regole, poche e semplici, ma chiare e fatte rispettare senza pietà, senza buonismi. Questa arena è sottoposta alla suprema autorità di un dominus, un dux, un imperator. Un cenno della mano determina il destino dei gladiatori. Immaginate che sia preceduto da 24 littori con i loro fasci di verghe e scure sulle spalle.

Sta cosa dovrebbe piacere ai figli della lupa, agli indomiti eredi delle legioni che piegarono il mondo alla volontà di Roma.

Invece pare di no. Gran lamentele, proteste contro la violazione di una democrazia ed eguaglianza che nessuno ha mai detto di garantire.

Prima o poi doveva accadere.

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet?

Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

Marcus Tullius Cicero.

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Dalle parole ai fatti

settembre 9, 2019

Il Paese non va avanti a suon di post sui social, ma di azioni reali.

Mi ha fatto particolarmente impressione la recente vicenda delle considerazioni maleducate e imbecilli sull’aspetto fisico e sull’abbigliamento della neo Ministra Teresa Bellanova.

Giuramento della nuova titolare del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e Turismo. (dal sito web del MiPAAFT
http://www.politicheagricole.it/)

Innanzitutto, trovo inconcepibile che delle persone adulte si sentano in diritto di sfottere una donna per come è vestita e per la sua forma fisica. Ma sono di parte. Da ragazzino ero obeso e dovevo indossare ciò che mi passava mia madre, totalmente incapace di capire il dress code degli adolescenti anni ’80. A detta di qualcuno sembravo un profugo con gli abiti vecchi di chi aveva fatto donazioni alla Caritas. Ma sono sopravvissuto (nonostante fosse l’epoca dei “paninari”!) e ho comprato le scarpe di moda allora da adulto, perché sono robuste (un paio lo uso da 12 anni!).

Ma la superficialità e idiozia che affliggono il nostro Paese non è una novità e ci ho fatto il callo. Quello che mi preoccupa è piuttosto che nessuno si è preoccupato di chiedersi: Teresa Bellanova, che idee ha riguardo all’agricoltura?

I più moderati fra i critici si sono limitati a osservare che Teresa Bellanova non ha studiato dopo la scuola dell’obbligo. Ha la terza media. Appena finita quella, è andata a lavorare nei campi, come bracciante. Un destino comune a tante altre persone che conosco. Posso provare simpatia, considerato che sono figlio di una donna che è stata mandata a lavorare a 11 anni. E stimo la neo Ministra per avere detto in modo chiaro che è dispiaciuta per non avere studiato, ma non lo nasconde, e ha chiarito che l’università della vita non è formativa come lo studio vero e proprio. Tanto per essere chiari.

Rimane il fatto che siamo ancora sul piano del personale. Che idee ha Teresa Bellanova per l’agricoltura italiana? Questa domanda sembra assillare solo me. Spero non sia vero.

In Italia l’agricoltura è un comparto strategico. Siamo un paese agricolo, anche se l’orografia rende coltivabili con metodi industriali superfici relativamente piccole. Abbiamo tante montagne, tante colline, poche pianure. Quelle poche sono spesso coperte di case, capannoni, strade. La nostra agricoltura non è, né può essere, quella industriale, estensiva. Manca lo spazio. Metterci in competizione con chi ha pianure dove un trattore può arare per chilometri senza incontrare un ostacolo è impensabile.

Quindi è chiaro che le nostre produzioni sono necessariamente più piccole e più costose. Chi governa l’Italia deve adoperarsi perché questo tipo di produzioni sia in grado di fornire reddito alle famiglie di chi lavora in agricoltura. Sono alcuni milioni. Non dobbiamo farli ricchi, ma dargli da vivere dignitosamente senza abbandonare la terra.

Un altro punto essenziale è che l’agricoltura non è mai un’attività compatibile con la naturalità dei luoghi. Un campo è il risultato della trasformazione estrema di un bosco in un prato, dove cresce una sola specie. Oltre tutto si ottiene modificando in modo radicale sia la morfologia del terreno che il drenaggio delle acque. In un paese mediterraneo inoltre è spesso necessario rifornire di acqua le colture, il che significa disporre di acqua in gran quantità e nel momento giusto. Spesso si fa prosciugando fiumi con reti ad acqua fluente, o costruendo invasi per immagazzinare l’acqua che arriva d’inverno con le piogge. Quale modello di agricoltura adotteremo in futuro determinerà se e quanto dovremo adattare il territorio e alterare i processi naturali residui. Il tutto tenendo conto del fatto che oggettivamente il clima sta cambiando.

Non sto dicendo che l’agricoltura sia un male, voglio solo farvi capire che se il cacciatore “cattivone” ammazza la mamma di Bambi, l’agricoltore deve per forza abbattere la foresta e sfrattarla per seminare grano, impedendo poi alla mamma di Bambi di uscire dal bosco residuo per brucare sul grano seminato, altrimenti buonanotte. Mi sa che alla fine una schioppettata sta cerva se la prenderà comunque, o dovrà andare in esilio.

Dall’altro lato, il lupo “cattivo” mangia le pecorelle. E’ il suo mestiere. Certo potrebbe mangiarsi la mamma di Bambi e lasciare in pace le mie pecore, ma quella corre e le pecore sono lì, tante, tonte e lente. Il problema del pastore sardo è che il latte gli viene pagato poco, rispetto al valore del formaggio che ne deriva, ma non ha i lupi. Il problema del pastore continentale è che i lupi stanno tornando e hanno voglia di arrosticini. Pure l’orso, che è un buongustaio.

Complessa la storia, a me stanno simpatici i cervi, i lupi e gli orsi, non mi va di perdere biodiversità, ma sono conscio del fatto che mi alimento ogni giorno con i prodotti dell’agricoltura. Come ci regoliamo?

In tutto questo, abbiamo tedeschi e altri che producono, in modo industriale, delle cose che mettono sul mercato facendo concorrenza ai nostri prodotti. Avete mai mangiato una mozzarella tedesca? Io si. Porca …! E se ve lo dice un friulano, che di mozzarelle non dovrebbe capire niente, credetemi, è una specie di palla di gomma, fabbricata facendo cagliare e filando a caldo la pasta da un latte di vacca allevata in stalla industriale e alimentata a mangimi. Poi andate in Puglia o in Campania a mangiare una mozzarella e ne parliamo.

Un po’ come l’idiozia di quel formaggio industriale che è DOP perché i grandi produttori sono stati furbi, ma dal punto di vista del gusto, del profilo aromatico e della consistenza, non c’entra nulla con i meravigliosi formaggi di montagna che ho avuto la fortuna di assaggiare nella mia vita.

Eh si, o vês cjatât chel dal formadi!

Sapete quali difficoltà deve affrontare una piccola azienda agricola, ovvero il tipo di azienda più diffusa in Italia, per sopravvivere? Mica sto parlando di maltempo, parassiti o altre cose che ci sono sempre state. No, sto parlando del fatto che delle norme, adottate col benestare del Governo italiano e del Parlamento, costringono le piccole aziende a produrre con costi molto elevati, ma non tutelano per nulla i loro prodotti di fronte alla concorrenza di quelli industriali. Perché per i politici di altri paesi europei, la concorrenza è sacra! Sacra perché tu hai gli elettori con stalle da 1000 capi o con 300 ettari di vigne. Voglio vedere se andassi da Monsieur Macron e gli dicessi che i suoi agricoltori non devono più vendere il fromage fermier. Altro che gilet gialli: Aux armes, citoyens, Formez vos bataillons, Marchons, marchons!

Dalle nostre parti l’elmo di Scipio al massimo si indossa per la partita di calcio.

Ecco, queste sono le cose che mi preoccupano quando si parla del Ministero delle Politiche Agricole. L’abito che indossa la titolare e il suo indice di massa corporea, non costituiscono elementi utili per il futuro del Paese. Quello che vorrei sapere è quale agricoltura intende promuovere o sostenere la neo Ministra Terranova. Voglio sapere se e come intende fronteggiare i paesi che spingono per un sistema di falsa concorrenza, che penalizza le piccole aziende e i prodotti non industriali. Voglio capire se e come intende gestire la questione dell’impiego in agricoltura di sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene. Voglio sapere cosa pensa della convivenza fra residui di naturalità e attività agricole, che si parli di ecosistemi o di specie “difficili”. Voglio sapere come intende gestire l’impiego dell’acqua in un paese dove scarseggerà sempre più. Voglio sapere cosa pensa la Ministra del comparto della pesca e dell’acquacoltura, che vanno gestiti in modo molto attento per non rompere un giocattolo difficile da riparare.

Voglio sapere insomma cosa pensa di fare questa donna, che ha sicuramente dimostrato di non temere la fatica, né di mancare di determinazione. Il resto, sono stupidaggini per decerebrati. Buon lavoro Signora e mi faccia sapere.

Falsa sicurezza

agosto 22, 2019

Qualche giorno fa un escursionista francese è morto in Cilento a causa di un grave incidente. Caduto da un dirupo (o da un pendio molto ripido), le lesioni riportate ne hanno determinato la morte. Prima di perdere conoscenza il ferito è riuscito a chiedere aiuto usando il proprio telefono. Sono seguiti giorni di ricerche, il cui esito è stato quello di trovarne il cadavere.

Immediatamente, come c’era da aspettarselo, maree di polemiche e sentenze vomitate (ormai sputarle è poco). Leggendo i commenti su varie pagine FaceBook che si suppone siano frequentate da persone avvezze alla frequentazione della montagna, ho constatato una serie di idiozie pazzesche, ma anche alcune terrificanti ed errate convinzioni.

Quella che più mi preoccupa è l’idea, diffusissima, che il contatto telefonico sia sempre possibile. Si invoca l’uso di app particolari, che permettano la geolocalizzazione di chi chiede soccorso e inviino la posizione del ferito (o disperso) a una centrale operativa.

Ho avuto modo di installare una di queste app e di provarne l’uso. Non dico quale, perché fare una recensione non è lo scopo del mio articolo. Per farla breve, nella gran parte dei casi in cui mi trovavo in montagna da solo, per motivi di lavoro oltre tutto, la app non poteva segnalare la mia posizione perché mi trovavo in zone prive di segnale della rete telefonica. Nessun segnale, nemmeno attivando il roaming con fornitori diversi dal mio e con quelli degli stati confinanti. Nessun segnale. L’unica informazione utile inviata al database (che raccoglie i dati degli utenti) era la posizione rilevata qualche minuto prima di entrare nella zona d’ombra. Posizione che a volte era prossima al luogo dove avevo parcheggiato l’auto, altre volte ancora più a valle. In pratica, la app forniva al gestore le stesse informazioni che aveva mia moglie: andrò in questo posto, accederò da questa strada e parcheggerò in questo punto, poi presumo di seguire questo percorso. Presumo. Ripeto, presumo.

Molti hanno invocato l’uso dei droni. I droni hanno il vantaggio di costare meno degli elicotteri, ma hanno una funzione simile: sorvolano una zona di ricerca e inviano immagini a un operatore che tenta di individuare un disperso. I droni non fanno miracoli e non sono dotati dei sensori fantascientifici che i telefilm pseudo polizieschi e a tema spionaggio ci spacciano come comuni. I droni inoltre sono tanto più efficaci quanto più la zona SAR (Search And Rescue – zona di ricerca e salvataggio) è ristretta.

Nel caso dello sfortunato escursionista in Cilento, la zona SAR era grande perché mancava una localizzazione e (a quanto ho capito) il telefono aveva agganciato un ripetitore lontano dal luogo in cui era avvenuto l’incidente.

Eh ma se avesse inviato continuamente la sua posizione. Se avesse avuto le ali sarebbe ancora vivo. Ma dove vado io non si può inviare nulla e questa non è un’eccezione. Non sono io solo lo sfortunato che frequenta quel genere di luoghi. Ci sono altri professionisti, ad esempio i boscaioli, ci sono i tecnici forestali, i raccoglitori di funghi. Questi ultimi cadono come mosche a ogni stagione e ritrovarli è sempre una faccenda risolta con le classiche operazioni SAR a terra, coi volontari del CNSAS e operatori di alcuni corpi dello Stato.

Che vogliamo fare? Vogliamo vietare a chiunque di frequentare luoghi dove non c’è rete telefonica? Rendere obbligatorio il satellitare? Tranquilli, a volte non prende nemmeno quello! Allora … allora alcune cose:

  1. un pericolo è connaturato con qualunque attività umana, il rischio è più o meno elevato ed essere responsabili non significa annullarlo (impossibile!) ma gestirlo, ovvero ridurlo al minimo grazie a preparazione, scelte intelligenti, allenamento, attrezzature adeguate e strumenti avanzati;
  2. esistono strumenti per la segnalazione e ricerca di dispersi utilizzati in campi diversi dall’escursionismo, sono collaudati ed efficaci, oggi è possibile crearne di molto buoni e leggeri, con grande autonomia, da tenere nello zaino, continuo a chiedermi da alcuni anni perché si eviti di mettere a punto e commercializzare qualcosa del genere;
  3. chi frequenta la montagna solo per andare in scarpe da ginnastica dal parcheggio del rifugio Auronzo a Sella Lavaredo, dovrebbe avere la decenza di non mettere le sue opinioni da inesperto al pari col parere di chi sa veramente di cosa sta parlando.

Eh si, lo so, non si va mai da soli! Sacrosanto e vero. Purtroppo per me, in molti casi una giornata di lavoro viene pagata talmente poco che a malapena mi permette di sopravvivere, se andassimo in due dovremmo dividere e non potremmo certamente pagare affitti, mutui, bollette e cibo (non dico le vacanze alle Seychelles o una cena nel ristorante stellato, parlo della base). Scusate la confidenza, io ho spesso paura, a volte tanta paura, e forse questo mi ha fatto rimanere vivo fino a (quasi) 48 anni.