Autofregati

aprile 27, 2018

Oggi mi trovavo a 2,7 km di distanza (percorso stradale) dal supermercato dove mia moglie si era recata a fare compere per il pranzo. Dato che avevo finito di lavorare ed ero appena montato in auto le ho mandato un messaggio “arrivo fra 2 minuti ci vediamo lì”.

Ammetto di essere stato un po’ irrealista, dato che a 50 km/h di velocità media (non massima, media!) per fare 2,7 km ci vogliono esattamente 3’14,4″.

Ho impiegato poco più di 10′. Il che significa che la mia velocità media è stata di 16,2 km/h. E’ interessante osservare come in bicicletta, quando ancora la usavo, avevo velocità medie attorno a 18 km/h in città e 22 km/h nei percorsi extraurbani.

A sinistra Udine, a destra una piccola porzione di Città del Messico alla stessa scala. Per fortuna sono nato a Udine!
(Fonte Google Earth)

Mentre, innervosito come un toro nell’arena, tento di raggiungere la mia sposa prima che mi mandi giustamente a quel paese, mi rendo conto che il motivo del lento, esasperantemente lento, fluire dei veicoli è Leggi il seguito di questo post »

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73 anni

aprile 25, 2018

Ho appena finito di rileggere la paginetta che mio padre (classe 1935) ha scritto raccontando il suo 25 aprile 1945, quello di un bambino che aveva vissuto l’ultimo anno e mezzo in clandestinità. Mio nonno Antonino era un partigiano della Brigata Osoppo, apparteneva al Partito d’Azione e ricopriva incarichi di comando nelle formazioni partigiane osovane, quindi la sua famiglia era ricercata dai nazisti per usarla come esca e catturarlo, o semplicemente per spedire tutti ai forni crematori.
Questo è il primo 25 aprile senza papà e la cosa straordinaria è che forse per la prima volta, pur avendo una visione tetra della politica italiana attuale, sento un po’ il concetto di “festa”. A dire il vero mio padre non ha mai mitizzato né la guerra, né il 25 aprile, tant’è che ha partecipato raramente a cerimonie e sempre defilandosi il più possibile. Un po’ come aveva fatto suo padre, il comandante Neri, che dopo quel 25 aprile 1945 aveva solo una gran smania di tornare alla normalità, non quella di stare ben saldo sul carro. Fu così che persone del tutto estranee alla resistenza saltarono sul carro dei vincitori e trovarono buon gioco nel farlo.
Mio padre vedeva il 25 aprile come la conclusione di un brutto periodo della sua infanzia e come l’inizio di un processo: la creazione di uno stato democratico, la Repubblica. Nei suoi ricordi scritti manca la retorica di tanti scribacchini nati dopo la guerra, manca persino qualunque nota che contrasti l’impegno profuso da pseudo-storici per cancellare il ruolo dei partigiani azionisti, giungendo a negare l’esistenza di mio nonno o tentando di infangarne la memoria a decenni di distanza. Da quanto ho capito in 45 anni di vita insieme, per mio papà queste erano cazzate, l’importante era costruire la democrazia nella Repubblica, ovvero dare un senso e un seguito ai giorni terribili che avevano preceduto la liberazione e il ritorno a una vita normale. Quella era la sua lotta, costruire la democrazia e rafforzarla.
A 73 anni di distanza, senza più la possibilità di confrontarmi con mio padre, ho la netta percezione del fatto che, a parte le esternazioni patetiche degli “antifascisti da salotto” e degli “antifascisti per noia”, il problema sia che la democrazia nella Repubblica non è per nulla un fatto compiuto. Non lo è anche perché nel 1945 si rese possibile qualcosa, ma venne lasciato troppo spazio fin dal principio a coloro che intendevano la politica come l’esercizio del potere, a vantaggio proprio e dei propri sostenitori. Un concetto di politica che era identico a quello di Mussolini e dei fascisti al governo.
I politici e le formazioni politiche esistenti oggi in Italia hanno evidentemente fallito, come hanno fallito tutti coloro che si sono succeduti negli ultimi 73 anni. Hanno fallito perché nessuno gode della fiducia dei cittadini, ma al limite si vede gratificato da un sostegno interessato. Perché dopo 73 anni ai cittadini interessa più qualcuno che soddisfi le loro esigenze personali nell’immediato e a costo di sfavorire tutti gli altri, più che qualcuno che crei benessere a vantaggio della società intera con un processo lento, ma dai risultati solidi e duraturi.
In questi giorni si sta consumando l’ennesima drammatica lotta per la costituzione di un governo, in cui vedo azzuffarsi come cani rabbiosi dei competitori per il potere, cui ambiscono per interessi personali e di gruppo, senza un progetto di società, senza un’idea, un piano ragionato per l’economia e la vita del paese. Ascolto solo slogan, gridi da tifoseria, sento patetici incapaci senza spessore snocciolare elenchi (tutti uguali) di temi che saranno al centro della loro possibile politica di governo, sento ancora fare promesse assurde, non realistiche, irrealizzabili. E ho la sgradevole sensazione che in realtà a nessuno importi un accidente. Tutti in attesa di sapere a chi andare a chiedere il favore e a chi addossare ogni colpa in futuro.
Non ci rimane che fare quello che possiamo e farlo, come dicevano i partigiani della Osoppo: pai nestris fogolârs!

Qualcosa non è delocalizzabile

aprile 18, 2018

Sono le produzioni specializzate nel campo agroalimentare. Ascoltando distrattamente un servizio giornalistico su Vinitaly ho sentito qualcuno dire una cosa sensata: la produzione del vino non è delocalizzabile. Non puoi fare un Chianti Classico in Cina!

Ci sono però alcune cose di cui tenere conto. La prima è che questo riguarda sia il vino che altri prodotti, ad esempio i “miei” amati formaggi.
Puoi fare un formaggio di latte vaccino in un impianto industriale tedesco con latte proveniente da una stalla industriale, certamente costerà molto poco, ma non potrà sostituire per me il formaggio prodotto in una piccola malga della Carnia, in quantità irrisorie, usando il latte di poche vacche al pascolo semibrado, che costerà molto ma avrà un corredo di profumi, una consistenza e un sapore che nessun prodotto industriale riuscirà ad imitare.

Ma, c’è un ma. Attenzione cari amici, perché il gusto fa parte delle mode. Oggi andiamo in delirio di fronte a Leggi il seguito di questo post »