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Se fossi un politico

ottobre 26, 2022

Non sarei populista, ma molto attento a dialogare col popolo, usando il linguaggio del popolo. Certo continuerei a usare il congiuntivo, ma parlare con la gente e fra la gente non implica essere sgrammaticati, richiede invece empatia.

Vorrei affrontare, accanto a quelli enormi e globali, anche i temi che interessano a coloro che non hanno una gran istruzione o “cultura”, con un obiettivo diverso rispetto a destra e sinistra: non vorrei lasciare il popolo in preda a ignoranza e paure, né disprezzare il popolo a causa di ignoranza e paure.

Vorrei individuare i punti deboli del paese, che preparano i problemi di domani. Parlare dell’oggi, ma anche del futuro, senza dimenticare la storia che ci ha portati fino a qui.

Sancirei il diritto dei politici ad avere almeno un giorno libero alla settimana per andare in montagna! La politica è un dovere per tutti noi, come lo è il lavoro, ma non deve essere un’ossessione.

Se fossi un politico lavorerei per diventare inutile, per lasciare il mio incarico a qualcun altro.

Se fossi un politico, non mi comporterei come un politico.

Imparate o perite

settembre 28, 2022

Lo dico per tutti gli amici che sono iscritti o simpatizzano del PD e altri partiti “di sinistra”, dopo avere letto e riletto un meme che sta girando. Ben sapendo che si offenderanno e basta, perché loro sono più intelligenti di tutti, mica come noi poveri cretini qualunquisti del cactus.

Il capolavoro di questa campagna elettorale è stato questo: chi doveva rassicurare e rappresentare chi prende 1300 al mese, ha figli, bollette per 400€ a bimestre per ogni fornitura, affitto o mutuo, nido da pagare, deve andare in privato per una visita medica o attendere 18 mesi, non sa se e quando andrà in pensione, ha paura del diverso come gran parte dell’umanità, ha una fifa bestia di passare l’inverno al gelo per via di una guerra, gli ha parlato dei crimini di un dittatore morto 72 anni fa e dei pronomi da usare per non urtare la sensibilità della comunità LGBT+.

Questo è il messaggio che è passato!

E se ritenete che non sia vero, imparate a comunicare, invece di frignare come bambinetti che hanno rotto il proprio giocattolo (e ovviamente diranno che è stato qualcun altro).

Videoconferenza

aprile 23, 2020

20200423 giorno 44 delle misure di contenimento

10:19

Gli strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare sono straordinari. Possiamo fare sapere al mondo intero dove siamo, cosa stiamo facendo, cosa stiamo mangiando, qual’è il nostro stato d’animo. Questo si fa attraverso i così detti social media.

Privacy? Beh, se voglio raccontarvi ogni giorno di che colore sono le mutande che indosso, sono affari miei. E’ agghiacciante, ma rientra nelle mie libertà individuali.

Questi sono strumenti di comunicazione uno a molti. Pubblico uno stato su faccialibro, lo possono vedere tutti i miei contatti, oppure tutti gli utenti. Possono commentare, posso rispondere, in genere ne nascono discussioni che vengono troncate a metà perché si perdono nel marasma di mille altri commenti, notifiche ecc.

In effetti i social ci permettono di mettere in piazza gli affari nostri, ma difficilmente consentono di confrontare le idee.

Diverso è il metodo di comunicazione uno a uno, oppure fra pochi. Molti di noi hanno installato Skype sul proprio computer e sullo smartphone. Io l’ho usato moltissimo quando avevo la fidanzata a centinaia di chilometri di distanza. Dopo il matrimonio l’ho ignorato. Ma in questo periodo è tornato di moda, grazie alla possibilità di organizzare chiamate di gruppo, ovvero delle riunioni online. La stessa cosa la possiamo fare usando altri programmi. E’ diventato particolarmente di moda Zoom.

Ciò che mi ha colpito è che in questi giorni di “isolamento” sto usando i programmi per videochiamate di gruppo  con persone che non vedo da mesi o addirittura da anni. Oggi ho rivisto, sullo schermo, una persona che non vedevo dal 1995. Due sere fa ero in videochat con un amico che sta a New York. Non è che lo veda ogni mese, ma se non ci fosse CoViD-19 non l’avrei visto nemmeno in videochat. Effetto opposto rispetto alla “normalità”.

Forse la mancanza di contatti con altri umani in ufficio, nei bar, nei negozi, ci induce a cercare altri modi per soddisfare la natura sociale della nostra specie e, una volta capito che possiamo comunicare a migliaia di chilometri di distanza come a poche decine di metri, tanto vale chiacchierare con chi ci sta più simpatico e non con chi è nel nostro stesso quartiere.

Quello che manca è la possibilità di vedere che scarpe indossa il nostro interlocutore, cosa che mi ha appena consentito di fare una videochiamata a un cliente indossando infradito e pantaloncini da corsa.