Posts Tagged ‘covid-19’

Riflessioni sulla seconda ondata

novembre 12, 2020

E sulle le stupidaggini che rischiamo di fare

Supponiamo che solo 1% di coloro che vengono infettati dal SARS-CoV-2 sviluppi una forma grave, tale da richiedere un trattamento sanitario avanzato, tipo “terapia intensiva”.

Supponiamo ci siano 5000 infetti contemporaneamente in FVG. Sarebbero nulla rispetto a un’influenza, ma genererebbero 50 casi gravi.
Il punto è che i nostri ospedali, che nonostante i piagnistei di molti sono fra i meglio attrezzati in Italia, sono preparati per avere X persone in terapia intensiva. Non X+50.
Tu dici: compriamo attrezzatura per altri 50, anzi facciamo 60.
0k, però servono più infermieri, più medici, più spazio. Inoltre considerate che continuano a esserci anche infarti, ictus, tumori, incidenti vari. Ora, anche ammesso che si possano mettere tre infartuati in una stanza, non se ne possono mettere 2 + 1 CoViD, perché quello diffonde SARS-CoV-2 e, se lo prendono gli infartuati, che messi come stanno possono essere uccisi pure da un raffreddore, tanto valeva non curarli.

Quindi, atteso che non possiamo caricare gli ospedali, tocca ridurre il più possibile i casi.
Qual è la sfiga? Che nessuno di noi sa perché uno diventa grave e un altro resta asintomatico. Non si è ancora capito. Ci sono anziani che ne sono usciti in 15 giorni e ventenni che sono morti.
Io sto nel mezzo e non so. Magari l’ho già avuto asintomatico, ma potrei anche trovarmi coi polmoni bruciati domattina. Non lo so.

La dittatura sanitaria. Insofferenza verso qualunque regola e restrizione. È un male antico (ricordate il frutto proibito?) e non mi stupisce. Mancano il rispetto verso il prossimo e la fiducia.

Certo, quando parlano in cento, si verifica un simpatico detto sardo: chentu concas, chentu berrittas. Che tradotto e parafrasato significa che ognuno ha un’idea propria.

La seconda grande sfiga nella pandemia di CoViD-19 è che parlano tutti e noi, il pubblico, non sappiamo distinguere i cazzari da quelli preparati. I mezzi di disinformazione di massa poi fanno un mestiere diverso dai mezzi di informazione, che ormai sono accessibili solo a un’élite (di cui non faccio parte).

Questi mezzi di disinformazione hanno per scopo attirare l’attenzione del pubblico, per vendere spazi pubblicitari. Quando non si paga per leggere un “giornale”, è naturale che l’editore debba incassare altrimenti. Lo fa, come in passato, grazie alle inserzioni pubblicitarie, che oggi sono banner, poup-up e via dicendo. Un tempo la pressione della pubblicità era mitigata dal fatto che c’erano entrate dai lettori, oggi non funziona più così.

Si ma i giornalisti? L’etica professionale? La deontologia? Mah, ho una visione piuttosto pessimista del concetto di “deontologia”. Considerate che da mesi dei medici con competenza clinica spacciano opinioni personali per pareri altamente motivati in campo epidemiologico, ho detto tutto! È vero che sono medici, ma non sono competenti per forza in tutto. È come se il vostro gommista di fiducia vi desse un parere sul cambio dell’auto, contrario a quello del meccanico, e voi seguiste il gommista perché vi suona meglio, o costa meno.

Recentemente c’è stato un dibattito a suon di interviste, patetico, fra un medico e un matematico, riguardo l’andamento della curva del numero di contagi nel tempo. Il medico sosteneva che la crescita non è esponenziale, il matematico che lo è. Ho dato un’occhiata ai dati e, quelli che ho trovato, mostrano una crescita esponenziale del numero di casi di positivi a SARS-CoV-2. Perché mi permetto di dirlo? Perché un ecologo applicato fa molto spesso analisi dei dati e la determinazione delle funzioni che interpolano bene un insieme di dati fa parte della quotidianità.

Vedete la sfiga? Mica ci sono 60 milioni di persone che hanno studiato scienze e in particolare hanno una laurea in biologia! Se qualcuno dice una stupidaggine, me ne accorgo, forse 8 volte su 10. Chi non ha studiato biologia e statistica, quanto spesso se ne accorge?

Là fuori è pieno di ciarlatani, che spacciano falsità per trarne un guadagno personale. Perché dovreste dare retta a me?

Innanzitutto perché motivo sempre le mie affermazioni. (more…)

Allouì non ci sta proprio

ottobre 20, 2020

Io il Presidente De Luca lo capisco, sulla questione della cavolata di festeggiare “allouì”.

Lo capisco perché conosco la sostituzione culturale: da una vita devo sentirmi dire che la pizza è piatto autoctono del mio paese. Buona è buona, se fatta bene, ma è locale quanto il kebab. Buono pure quello. Anche il sushi mi piace. Esotico quanto la pizza, o il panettone, o la bagnacauda. Mangio tutto, mica pretenderete che mi limiti a brovade e muset!

La “gnot dai muarts” si è celebrata in Friuli, almeno da quando siamo entrati nella storia, ma probabilmente iniziarono qualche millennio prima. La pizza non si mangiava: i miei bisnonni non l’hanno mai nemmeno sentita nominare, manco allouì, se è per questo.

La brevissima estate gallurese

agosto 27, 2020

Stagione turistica aperta, pronti, partenza … chiusa. Tutti a casa. Scusate per il disagio.

Quest’anno, sui mezzi di disinformazione di massa si è parlato molto, pure troppo, della “Sardegna”, limitando in realtà l’analisi ai soliti quattro preconcetti e la cronaca ad una piccola porzione della costa nord orientale dell’isola.

Per me è tristissimo vedere associare la parola “Sardegna” a qualcosa che, per quanto ho visto, non ha consistenza fisica, ma economicamente pesa come una stella di neutroni.

Sta c…o di costa smerdalda, e che paio di, potrebbe essere dovunque. E ho scritto il nome appositamente errato pure con le iniziali minuscole, perché “smeralda” non si può sentire. Non esiste, dai! A meno che in gallurese “smeralda” non abbia un significato che ignoro.

Sta gente poi! I turisti, intendo. Credono di essere stati in Sardegna e non hanno nemmeno visto un asfodelo in fiore, o un maialino brado che grufola felice sotto i lecci, ammirevolmente potati a “quota capra ritta su zampe posteriori”.

Non è casa mia quella e ci sto pure un po’ a disagio, perché è troppo bassa, calda, cespugliosa. Però so che la costa turistica è un’impercettibile buccia, micron di spessore, attorno alla Sardegna, di cui il turista ha un’idea confusa, più che altro determinata da una vaga eco della cronaca nera del secolo scorso, quando De Andrè solidarizzava coi montanari dell’entroterra, che in cambio gli offrivano un soggiorno premio all’Hotel Supramonte. Bellissima canzone, ma Dio se traspare che sei sempre e comunque un istranzu con la percezione alterata della realtà. Ti hanno rapito callone!

La Sardegna è stata spogliata, nemmeno troppo lentamente, della capacità di dare un reddito ai sardi. Si sono susseguiti un sacco di eventi esterni e interni, fra cui una globalizzazione che ha reso antieconomica l’estrazione dei minerali dai monti della Sardegna. Quei minerali erano il motivo per cui tutti, dall’Età del Bronzo in poi, hanno voluto controllare l’isola. Oggi non si estrae un cavolo e migliaia di persone hanno perso il lavoro.

Eh, ma bisogna puntare sull’innovazione! Eja, l’innovazione, certo. Tu prendi uno che a 15 anni è andato a lavorare in miniera e lo fai diventare ingegnere elettronico a 50 anni. Così, perché sei un mago. L’innovazione, un milione di persone tutte impilate nella sede di quell’azienda a Ovest di Cagliari. Credici.

E così quell’epidermide ricoperta di turisti, che portano oggettivamente miliardi di Euro (si, miliardi!), è una risorsa da usare. Il più possibile. E se hai vent’anni e sei nato nell’interno, ti conviene passare l’estate sulla costa, a lavorare nel turismo, perché all’interno non c’è industria, non c’è miniera, non c’è l’azienda alta tecnologia. Molti si trovano con un po’ di terra che i nonni hanno caparbiamente e gelosamente conservato e la terra qualcosa da mangiare te la dà sempre. Però non ti dà molto denaro, non quanto serve per fare una vita soddisfacente.

Ve la ricordate la storia del prezzo del latte di pecora? Quando il prezzo scese, i pastori si incazzarono molto. Perché una pecora sarda fa molto latte, ma molto significa 180 litri a ciclo. Caro lettore, non bastano 100 pecore in lattazione per fare uno “stipendio” di 1.000€ al mese. Mica ho detto farsi il mazzo così a gestire le bestie per un bel guadagno, ho detto che per fare 1.000€ al mese, col prezzo del latte che spuntano i produttori, non bastano 100 capi in produzione. Questa è la realtà, che il turista sul lettino con in mano il cocktail con ombrellino di carta e oliva non può (o non vuole) percepire. Tutto bello, ma il frutto è quello che sta sotto la buccia, mentre il turista vede solo la buccia.

Si, ma il turismo?

Il turismo fa ricchi gli investitori, quelli che avevano i soldi e li hanno fatti rendere, creando divertimentifici per turisti. La bella favola del turismo che arricchisce i locali l’ho ascoltata in mezzo mondo. Io ho visto solo locali pagati male e forestieri ricchi. Piuttosto che nulla è meglio piuttosto, ma non parlerei di benessere.

Cosa succede l’anno in cui aprono e chiudono in un mese? Quell’anno invece di guadagnare per 4 mesi, lo fai per 1. Certo, magari per 8 mesi all’anno facevi comunque altro, ma quei 4 mesi erano fondamentali. Invece ti coddi. E anche ammesso e non concesso che lo Stato ti conceda un aiuto, per quei quattro mesi, non sarà mai sufficiente per contribuire a tenere in piedi la tua economia familiare, perché nei restanti 8 mesi non sei il manager del programma spaziale di SpaceX.

Quello che molti continentali, quelli che hanno giudicato e sputato sentenze da casa facendo apparire la Sardegna e i sardi colpevoli di appestare l’Italia, innanzitutto dimenticano che in Sardegna di CoViD ce n’era pochissima. Sono stati i turisti a portarne molta di più. Il vero focolaio italiano è in Lombardia, la sorgente di una grossa fetta di turismo, perché lì ci sono milioni di persone e molti di questi hanno un reddito che consente di andare in vacanza. I fini analisti da salotto inoltre non hanno considerato che aprire al turismo, discoteche comprese, è stato un gesto dettato dall’avidità dei proprietari (pare siano per lo più continentali) assecondato dai lavoratori locali, che non avevano alternative.

E adesso? Adesso bisogna trovare il modo per fare arrivare in Sardegna qualcosa di diverso dai virus che noi continentali abbiamo portato quest’anno. Dico noi anche se io non sono un turista e per la Gallura ci passo solo il 24 dicembre.