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Afghanistan

agosto 17, 2021

Quella guerra, secondo me, non è mai stata una questione di esportazione della democrazia o di difesa dei diritti delle donne afghane. La guerra in Afghanistan è stata una risposta mal riuscita all’attacco terroristico del 9/11 negli USA. Quell’attacco è stato il primo sul suolo USA dopo Pearl Harbour e il primo nel cuore degli Stati fondatori dalla fine della War of Independence.

La reazione fu dettata probabilmente dalla necessità di seppellire la brutta figura fatta dal sistema di agenzie, che avrebbero dovuto garantire la sicurezza interna negli USA. In ogni caso, avrebbe dovuto risolversi molto più rapidamente. La cosa più sensata da fare, atteso che l’Afghanistan fosse realmente il cuore dell’organizzazione terroristica mondiale islamista, sarebbe stato colpire, colpire duro, e andarsene lasciando un mucchio di macerie. A posteriori sappiamo che il risultato sarebbe stato esattamente quello ottenuto con 20 anni di impegno militare sul campo. Invece la scelta, profondamente criticata da molti durante gli ultimi 20 anni (e dunque non col senno di poi) è stata quella di impantanarsi in Afghanistan, un paese da cui nessuno straniero nella storia è uscito vincitore. Peggio ancora, la scelta è stata di comportarsi come se il Pakistan fosse un alleato, quando ospitava probabilmente più uomini di Al Qaeda dell’Afghanistan stesso. Il famigerato Osama Bin Laden non è stato scovato in Afghanistan, ma in Pakistan. I comandanti dei Talebani si sono in gran parte rifugiati in Pakistan dopo l’arrivo delle truppe NATO.

Altro errore fondamentale: la guerra non la combattono solo i soldati. Una guerra non è solo una questione militare e la sua conduzione deve tenerne conto.

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Il paradiso dei frignoni

giugno 14, 2018

Di solito leggo tutto ciò che pubblicate su FaceBook ma raramente rispondo prima di 10 minuti. Voglio avere il tempo di pensare.

Nel 90% dei casi decido di non scrivere nulla, perché è evidente che non c’è un ragionamento, non c’è pensiero, è solo il sintomo di un malessere sconosciuto.

E’ un po’ come pretendere di parlare con un neonato che piange. Lui, poverino, non ha altro modo di esprimersi che piangere, non sa ancora fare altro.
Fame, piange. Mal di pancino, piange. Troppa cacca nel pannolino, piange. Rumori molesti, piange.
Voi dovreste esservi evoluti un po’, o meglio avere acquisito una capacità di analisi del malessere e di espressione, ma alla fine avete solo complicato il pianto trasformandolo in una fastidiosa sequenza di parole, spesso prive di uno schema che chiameremmo “grammatica”, il cui scopo è comunicare al mondo che state male per qualche motivo.

La mia reazione è sempre più quella di rimuovere (more…)

Autofregati

aprile 27, 2018

Oggi mi trovavo a 2,7 km di distanza (percorso stradale) dal supermercato dove mia moglie si era recata a fare compere per il pranzo. Dato che avevo finito di lavorare ed ero appena montato in auto le ho mandato un messaggio “arrivo fra 2 minuti ci vediamo lì”.

Ammetto di essere stato un po’ irrealista, dato che a 50 km/h di velocità media (non massima, media!) per fare 2,7 km ci vogliono esattamente 3’14,4″.

Ho impiegato poco più di 10′. Il che significa che la mia velocità media è stata di 16,2 km/h. E’ interessante osservare come in bicicletta, quando ancora la usavo, avevo velocità medie attorno a 18 km/h in città e 22 km/h nei percorsi extraurbani.

A sinistra Udine, a destra una piccola porzione di Città del Messico alla stessa scala. Per fortuna sono nato a Udine!
(Fonte Google Earth)

Mentre, innervosito come un toro nell’arena, tento di raggiungere la mia sposa prima che mi mandi giustamente a quel paese, mi rendo conto che il motivo del lento, esasperantemente lento, fluire dei veicoli è (more…)