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Perché non ho paura della CoViD

ottobre 16, 2020

Mentre ho molta paura di come possano comportarsi gli umani, la CoViD non mi fa paura, non in sé.

Ovviamente non nego il fatto che si tratti di una malattia con seri risvolti clinici. Può portare al decesso di persone per altri versi sane, anche ben più giovani di me, le conseguenze della malattia possono essere anche gravi, per i guariti, con danni permanenti a organi come polmoni fegato, reni. La CoViD non è un’influenza cattiva, ma una patologia che provoca morte o danni permanenti con una probabilità decisamente superiore rispetto a influenza o raffreddore, ma purtroppo si trasmette facilmente come queste.

La paura vera è uno stato psicologico utile per impedire a un individuo, o a un gruppo di individui, di compiere azioni potenzialmente dannose per sé. Quando si hanno coscienza e conoscenza, la paura diviene inutile.

So cos’è un virus, sono stato in grado di informarmi sulle caratteristiche del SARS-CoV-2, so cos’è il RNA, so cos’è un “tampone” e quali sono i metodi attualmente usati per rilevare la presenza del RNA specifico in un campione. Ho persino ripassato i vecchi appunti di epidemiologia, presi durante il corso che a Scienze Biologiche veniva chiamato Igiene.

Questo mi impedisce di avere paura, ma mi induce ad adottare comportamenti che riducano la probabilità di inalare un numero di virioni attivi sufficiente per innescare la malattia.

Se tutti i cittadini del mondo sostituissero l’ignoranza con la conoscenza, la paura si trasformerebbe in consapevolezza e, invece di cercare scuse per continuare a vivere come prima, o avere comportamenti esageratamente timorosi, faremmo la cosa giusta.

Non ho paura della CoViD-19, perché capisco come si diffonda l’agente eziologico, ma ho molta paura di Homo sapiens sapiens, perché non lo capisco.

Indagini in corso

maggio 6, 2020

20200506 giorno 57 delle misure di contenimento

44° anniversario del taramòt in Friuli

14:50

Ho ascoltato alcune chiacchierate, su BBC World Service, riguardo alle indagini per ricostruire il percorso di SARS-CoV-2 da Wuhan a ogni paese del mondo.

Riuscirci è importantissino: ci aiuterebbe a elaborare misure contro la diffusione del prossimo virus.

Perché probabilmente ce ne sarà un altro, così come ci saranno altri terremoti, incendi, frane, siccità.

Si impara studiando il passato, per agire meglio in futuro.

Non è facile ricostruire la storia di questo virus. Ci sono stati molti casi di persone con sintomi simili a quelli di CoViD-19, magari nelle forme più blande. Erano provocati da questo virus? A distanza di quasi 5 mesi, dal momento in cui la diffusione ha avuto un’accelerazione, pare si possano solo fare ipotesi, cercando gli anticorpi specifici nel sangue di chi ha memoria di una “brutta tosse”, o dei casi di polmonite non classificata.

In questo credo possa essere molto efficace la raccolta di dati attraverso una forma di collaborazione, un po’ di citizen science. Sicuramente si raccoglie tanta informazione, fra cui una quota enorme di fraintendimenti. Ma nel caso di CoViD-19 c’è modo di validare il dato, attraverso analisi.

Spero che gli epidemiologi riescano a ricostruire percorsi e meccanismi di diffusione, consentendoci di avviare una nuova epoca nella biosicurezza. Sempre ammesso che si vada d’accordo sul’opportunità di incrementare la biosicurezza, cosa che probabilmente richiede qualche limitazione permanente della nostra libertà di spostamento.

Globale

aprile 20, 2020

20200420 giorno 41 delle misure di contenimento (more…)