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Falsa sicurezza

agosto 22, 2019

Qualche giorno fa un escursionista francese è morto in Cilento a causa di un grave incidente. Caduto da un dirupo (o da un pendio molto ripido), le lesioni riportate ne hanno determinato la morte. Prima di perdere conoscenza il ferito è riuscito a chiedere aiuto usando il proprio telefono. Sono seguiti giorni di ricerche, il cui esito è stato quello di trovarne il cadavere.

Immediatamente, come c’era da aspettarselo, maree di polemiche e sentenze vomitate (ormai sputarle è poco). Leggendo i commenti su varie pagine FaceBook che si suppone siano frequentate da persone avvezze alla frequentazione della montagna, ho constatato una serie di idiozie pazzesche, ma anche alcune terrificanti ed errate convinzioni.

Quella che più mi preoccupa è l’idea, diffusissima, che il contatto telefonico sia sempre possibile. Si invoca l’uso di app particolari, che permettano la geolocalizzazione di chi chiede soccorso e inviino la posizione del ferito (o disperso) a una centrale operativa.

Ho avuto modo di installare una di queste app e di provarne l’uso. Non dico quale, perché fare una recensione non è lo scopo del mio articolo. Per farla breve, nella gran parte dei casi in cui mi trovavo in montagna da solo, per motivi di lavoro oltre tutto, la app non poteva segnalare la mia posizione perché mi trovavo in zone prive di segnale della rete telefonica. Nessun segnale, nemmeno attivando il roaming con fornitori diversi dal mio e con quelli degli stati confinanti. Nessun segnale. L’unica informazione utile inviata al database (che raccoglie i dati degli utenti) era la posizione rilevata qualche minuto prima di entrare nella zona d’ombra. Posizione che a volte era prossima al luogo dove avevo parcheggiato l’auto, altre volte ancora più a valle. In pratica, la app forniva al gestore le stesse informazioni che aveva mia moglie: andrò in questo posto, accederò da questa strada e parcheggerò in questo punto, poi presumo di seguire questo percorso. Presumo. Ripeto, presumo.

Molti hanno invocato l’uso dei droni. I droni hanno il vantaggio di costare meno degli elicotteri, ma hanno una funzione simile: sorvolano una zona di ricerca e inviano immagini a un operatore che tenta di individuare un disperso. I droni non fanno miracoli e non sono dotati dei sensori fantascientifici che i telefilm pseudo polizieschi e a tema spionaggio ci spacciano come comuni. I droni inoltre sono tanto più efficaci quanto più la zona SAR (Search And Rescue – zona di ricerca e salvataggio) è ristretta.

Nel caso dello sfortunato escursionista in Cilento, la zona SAR era grande perché mancava una localizzazione e (a quanto ho capito) il telefono aveva agganciato un ripetitore lontano dal luogo in cui era avvenuto l’incidente.

Eh ma se avesse inviato continuamente la sua posizione. Se avesse avuto le ali sarebbe ancora vivo. Ma dove vado io non si può inviare nulla e questa non è un’eccezione. Non sono io solo lo sfortunato che frequenta quel genere di luoghi. Ci sono altri professionisti, ad esempio i boscaioli, ci sono i tecnici forestali, i raccoglitori di funghi. Questi ultimi cadono come mosche a ogni stagione e ritrovarli è sempre una faccenda risolta con le classiche operazioni SAR a terra, coi volontari del CNSAS e operatori di alcuni corpi dello Stato.

Che vogliamo fare? Vogliamo vietare a chiunque di frequentare luoghi dove non c’è rete telefonica? Rendere obbligatorio il satellitare? Tranquilli, a volte non prende nemmeno quello! Allora … allora alcune cose:

  1. un pericolo è connaturato con qualunque attività umana, il rischio è più o meno elevato ed essere responsabili non significa annullarlo (impossibile!) ma gestirlo, ovvero ridurlo al minimo grazie a preparazione, scelte intelligenti, allenamento, attrezzature adeguate e strumenti avanzati;
  2. esistono strumenti per la segnalazione e ricerca di dispersi utilizzati in campi diversi dall’escursionismo, sono collaudati ed efficaci, oggi è possibile crearne di molto buoni e leggeri, con grande autonomia, da tenere nello zaino, continuo a chiedermi da alcuni anni perché si eviti di mettere a punto e commercializzare qualcosa del genere;
  3. chi frequenta la montagna solo per andare in scarpe da ginnastica dal parcheggio del rifugio Auronzo a Sella Lavaredo, dovrebbe avere la decenza di non mettere le sue opinioni da inesperto al pari col parere di chi sa veramente di cosa sta parlando.

Eh si, lo so, non si va mai da soli! Sacrosanto e vero. Purtroppo per me, in molti casi una giornata di lavoro viene pagata talmente poco che a malapena mi permette di sopravvivere, se andassimo in due dovremmo dividere e non potremmo certamente pagare affitti, mutui, bollette e cibo (non dico le vacanze alle Seychelles o una cena nel ristorante stellato, parlo della base). Scusate la confidenza, io ho spesso paura, a volte tanta paura, e forse questo mi ha fatto rimanere vivo fino a (quasi) 48 anni.

 

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