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CoViD, gioventù e viaggi

agosto 21, 2020

Scusate, ma a logica, cosa vi aspettavate? Che d’estate il SARS-CoV-2 non circolasse fra i giovani? Sono loro che vanno in giro e vedono gente. Noi di mezza età no, al massimo si fa una gita fuori porta coi familiari e gli anziani tappati in casa che fa caldo.

Io manco me lo ricordo com’è andare in giro.

Onestamente, vediamo come butta. Bisogna tenere d’occhio il numero di ricoverati con sintomi gravi e stroncare quella curva. Non facciamo confusione inutile. Il numero totale di casi, che abbiano sintomi o meno, è importante, ma tenerlo basso è impossibile senza ricreare una chiusura totale e divieto di ogni spostamento. Ovvero, tenere basso il numero totale di casi è quasi impossibile senza disintegrare il nostro sistema economico.

Poi c’è la stronzata dei confini. Gli appelli a stare in Italia. Manca la logica. Che si vada a ballare ammassati in Croazia o a Rimini, non cambia nulla. Ci sono migliaia di casi rilevati attivi in regioni del Nord Italia, da cui tradizionalmente partono flussi turistici importanti. Se non li puoi ingabbiare, dovunque vadano a ballare, il virus circolerà.

E in discoteca circola sicuramente molto bene, meglio che a scuola, dove in verità i banchi singoli ci sono da decenni e distanziarli è facile, si fa durante i compiti in classe, da sempre. Ora, sinceramente non so da dove esca sta storia del dovere comprare milioni di banchi singoli, pure con le rotelle. Come se non avessimo mai spostato un banco senza rotelle. Questo mi fa sospettare che la signora Ministra dell’istruzione non sia andata a scuola. O che nelle scuole che ha frequentato ci fossero i banchi in pietra massiccia tipo The Flintstones. Possibile?

In discoteca, il distanziamento non si può attuare, è come non andare in discoteca. E poi se una disco è fatta per fare entrare 1000 persone, economicamente non regge con 500. Fatevene una ragione. Io capisco e sono molto preoccupato per chi lavora nell’intrattenimento, so cosa significhi non avere entrate, so cosa significhi futuro incerto. Però dobbiamo iniziare a distinguere ciò che è sensato fare, da ciò che non è sensato. E’ più facile sostenere economicamente un paio di categorie che un intero paese.

Chiudere tutto è una soluzione che anche un deficiente sa ipotizzare. Ma essere governati da deficienti, per quanto sia piuttosto frequente nel nostro paese, è una cosa a cui non mi abituerò mai.