Posts Tagged ‘ISIS’

Percezione

luglio 10, 2017

Conta molto più della realtà in sé

Stamane ho ascoltato la radio mentre guidavo verso questo temporaneo ufficio volante, c’era “Radio anch’io”, programma ormai storico della RAI. Uno degli invitati (mi dispiace non ricordo i nomi) ha detto chiaro e tondo che il problema dell’immigrazione esiste, ma la sua dimensione percepita è molto maggiore rispetto a quella reale. Portava ad esempio delle indagini svolte con sondaggi da cui risultava che (more…)

Il terrorismo in Francia e molte domande

aprile 21, 2017

Lo scopo del terrorismo è, da sempre, quello di indurre in una comunità il “terrore”, ovvero uno stato nel quale la ragione viene soppiantata dall’istinto di conservazione, sotto l’influenza di una paura enorme e ingestibile.

Quando il terrorista ottiene questo, ovvero riesce a modificare la percezione della realtà, riesce a indurre una comunità a reagire in modo impulsivo e talvolta illogico, o meglio seguendo una logica che in quel momento sembra rigorosa ma non lo è per nulla, allora il terrorista ha vinto.

Ennesimo episodio in Francia. Un tale di nome Karim Cheurfi, armato di fucile mitragliatore Kalaznikov ha ucciso un poliziotto e ne ha feriti due sui Champs Elysées, a Parigi. L’attacco è stato rivendicato dal ISIS e l’uomo, ucciso dalle forze dell’ordine per impedire che continuasse l’azione, è risultato essere in possesso di una copia del Corano e di una sorta di non meglio precisato “inno all’ISIS”.

Il tutto avviene alla vigilia delle elezioni presidenziali, ovvero nel momento in cui influire sulle scelte dei francesi può avere un effetto ampio e duraturo.

La prima risposta che nasce, esattamente come desidera chi ha manovrato l’attentatore, è “uccidiamoli tutti!” oppure “cacciamoli tutti fuori dal paese!”.

Sono due soluzioni che, se praticabili, avrebbero più o meno l’effetto di (more…)

Mi sento ferito

marzo 23, 2016

L’attacco a Bruxelles nel mio sentire non è stato diretto contro il Belgio, ma contro l’Europa. Per molti di voi, temo per la maggioranza, l’Europa è solo un pezzo di continente e non un “paese”, quindi non posso che immaginare una visione diversa di quest’ultimo attacco da parte di un commando di combattenti della così detta “guerra santa” per l’Islam. Per me invece l’Europa esiste, è quella porzione di mondo che considero “il mio paese”, quella che vorrei diventasse un vero stato federale nei prossimi anni.

In ogni caso, questo ennesimo attacco fa sortire ancora domande. Nelle ore scorse ho ascoltato programmi radio e guardato telegiornali, per informarmi. Ho volutamente rinunciato ad ascoltare le testimonianze di chi era a Bruxelles, non ho questa morbosa curiosità e di gente che mi racconta di guerra, morti, bombe ne ho avuta anche troppa, fra i racconti della II Guerra Mondiale dei miei genitori e quelli delle guerre balcaniche da amici e conoscenti che le hanno vissute.

Quello che mi interessa molto è l’analisi della situazione, e non mi soddisfa.

Abbiamo capito che manca un coordinamento dei servizi segreti e di sicurezza europei, perché di fatto l’Unione è innanzitutto una finanziaria, per scelta dei politici dei singoli paesi, che non vogliono mollare l’osso su alcune questioni. Così ci troviamo con la stessa moneta a Bruxelles e a Paris, ma scopriamo che chi dovrebbe proteggere la gente in quelle due città, non comunica, non scambia informazioni. Figurarsi se c’è un protocollo comune di azione.

Questo è profondamente sbagliato. Uno dei buoni motivi per avere un’Unione Europea è proprio quello di essere più forti, unendo le capacità di tutti gli stati in un’unico sistema organizzato e più potente. Appurato che non dobbiamo più combattere una guerra fra Germania e Francia, è da cretini continuare a tenersi per sé le informazioni.

Ma oltre a questo c’è l’analisi più spietata, che alcuni hanno fatto: anche il miglior sistema di sicurezza non può fermare sempre e per sempre questi attentati. Perché chi li prepara non ha bisogno di una struttura estesa e complicata, dunque facile da individuare. Qui bastano cinque o sei persone, addestrate e capaci di organizzarsi. Beccarli non è per niente facile e nessun confine con filo spinato e mitra spianati è in grado di fermarli, semplicemente perché gli attacchi a Parigi e Bruxelles ci hanno fatto capire, o avrebbero dovuto farci capire, che il nemico non è entrato ieri in Europa, è già qui da anni, anzi a volte è nato qui!

Dunque, la soluzione finale del problema (more…)