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La disinformazione in guerra e in pace

Maggio 9, 2022

Anime candide si stupiscono e indignano per l’uso russo (e ucraino) della “dezinformatzija“.

Tanto per cominciare, un secolo fa l’URSS creò strutture dedicate proprio alla produzione della disinformazione, è una tradizione ormai consolidata. Non mancando di senso dello humor, una grossa parte della disinformazione rivolta all’opinione pubblica interna era affidata alla stampa e in particolare alla famosa Pravda, che in russo significa Verità.

Il logo dello storico giornale sovietico

In secondo luogo, la disinformazione a scopo propagandistico è stata abbondantemente usata in Italia nel corso dell’ultimo secolo. Pensate ad esempio alle false informazioni diffuse riguardo al potenziale produttivo e militare del paese ai tempi di Mussolini. Ricordate le campagne di propaganda volte a cancellare la coscienza storica delle minoranze etniche (fra cui friulani, occitani ecc.) nell’ambito della Repubblica Italiana.

Non possiamo dimenticare la valanga di falsità che sono state diffuse su ogni argomento negli ultimi decenni, usando sapientemente la televisione prima e internet poi.

Ci sono i bufalari per diletto, ma ci sono anche i disinformatori professionisti, che trovano oggi un essenziale aiuto nei condivisori seriali da social network. La bufala è molto apprezzata, che si parli di mozzarella o di informazioni.

Il quesito referendario sull’omicidio del consenziente

febbraio 16, 2022

Ecco il testo del quesito referendario proposto

Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con R.D. 19 ottobre 1930, n.1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole “la reclusione da 6 a 15 anni”; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole “Si applicano”?”.

Leggiamo l’attuale formulazione dell’art. 579 del Codice Penale

Codice Penale – Art. 579
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.
Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

Ne consegue che la formulazione che sarebbe sortita dal referendum abrogativo sarebbe stata la seguente:

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

Questo quesito apparentemente non era relativo all’eutanasia, perché si è portati a pensare che l’eutanasia non verrebbe definita “omicidio”. Ciò nonostante l’eutanasia oggettivamente prevede che qualcuno provochi la morte di un proprio simile, direttamente o indirettamente. E a tal proposito l’art. 577 dello stesso Codice Penale sancisce che “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.“. La formulazione qui è molto più chiara, perché quel “cagiona la morte”, per quanto apra a una miriade di possibili dinamiche dei fatti, indica una relazione causale. L’individuo A con le proprie azioni determina la morte dell’individuo B. Potremmo discutere sul fatto che spesso l’individuo A compia azioni che determinano la morte dell’individuo B e molti altri senza che questo venga riconosciuto come “omicidio”, più che altro per la difficoltà di stabilire il nesso causale.

Al momento non ho elaborato una proposta di legge sul fine vita, ma credevo fosse utile condividere queste informazioni.

Non fu solo il comunismo

febbraio 11, 2022

Nel 1988 iniziai ad analizzare il comunismo, per giungere a una netta contrapposizione rispetto ai comunisti nel 1990.

All’epoca si riteneva che, eliminato il comunismo, la Russia sarebbe diventata un paradiso di libertà e ricchezza.
Io teorizzai qualcosa di molto diverso, perché se è vero che il comunismo non è un sistema umanamente attuabile, in quanto opposto al “modo di essere” degli umani, molto aveva contato la cultura dei popoli che avevano tentato di adottare quel sistema.

In sostanza pensavo che i russi, comunisti o meno, fossero innanzitutto russi. Nazionalisti, con mire imperialiste, spietati nel perseguire i propri obiettivi e pronti a prevaricare chiunque.

Ovviamente non sono cieco e so bene che il paese in cui vivo non è autonomo rispetto al controllo degli USA, ma trovo che l’influenza americana ci abbia permesso si vivere piuttosto bene negli ultimi 70 anni, al netto del fatto che i nostri politici degli anni fra il 1950 e il 1990 non hanno saputo creare, coi soldi forniti dagli USA, condizioni tali da permetterci di vivere bene anche dopo la diminuzione del supporto economico atlantico. Credevano che saremmo rimasti per sempre la prima linea contro l’Est comunista. Invece la prima linea nella lotta fra i due imperi che si contendono l’Europa si è spostata a oriente e noi da trent’anni perdiamo terreno.