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Se fossi un politico

ottobre 26, 2022

Non sarei populista, ma molto attento a dialogare col popolo, usando il linguaggio del popolo. Certo continuerei a usare il congiuntivo, ma parlare con la gente e fra la gente non implica essere sgrammaticati, richiede invece empatia.

Vorrei affrontare, accanto a quelli enormi e globali, anche i temi che interessano a coloro che non hanno una gran istruzione o “cultura”, con un obiettivo diverso rispetto a destra e sinistra: non vorrei lasciare il popolo in preda a ignoranza e paure, né disprezzare il popolo a causa di ignoranza e paure.

Vorrei individuare i punti deboli del paese, che preparano i problemi di domani. Parlare dell’oggi, ma anche del futuro, senza dimenticare la storia che ci ha portati fino a qui.

Sancirei il diritto dei politici ad avere almeno un giorno libero alla settimana per andare in montagna! La politica è un dovere per tutti noi, come lo è il lavoro, ma non deve essere un’ossessione.

Se fossi un politico lavorerei per diventare inutile, per lasciare il mio incarico a qualcun altro.

Se fossi un politico, non mi comporterei come un politico.

Il sorpasso (a destra)

ottobre 24, 2022

La sinistra da decenni si fa paladina della parità di genere e promuove il ruolo della donna nella società italiana. La destra piazza la prima Presidente del Consiglio donna in Italia.
La sinistra da decenni si fa paladina dell’inclusione e della lotta antirazzista. I conservatori piazzano un (miliardario) indiano come Primo Ministro del Regno Unito.
Secondo me la prossima grande vittoria della sinistra ci sarà quando un partito di ultradestra nazionalista porterà alla presidenza di qualche paese un gay che col suo compagno ha adottato tre bambini.

E gli operai, i compagni dai campi e dalle officine? Ma chi se ne frega dei compagni lavoratori, su dai, c’è il Jobs Act, è tutto risolto!

State sereni.

Affluenza e mal di panza

settembre 26, 2022

Affluenza alle urne Elezioni politiche 2022 inferiore ai 2/3 degli aventi il dovere di votare: sono furibondo

Seriamente, senza analizzare il voto che ha premiato FdI e dato un chiaro segnale di sfiducia agli altri, hanno votato meno di 2/3 di coloro che avrebbero potuto farlo, anzi dovuto! Perché io il voto lo considero un dovere. Una volta, in occasione delle elezioni, ero lontano da casa e non avevo modo per votare fuori sede; stetti male per una settimana.

Non riesco a prendermela con i politicanti che popolano il paese, no. Sono veramente arrabbiato col popolo! E allora ho pensato: chi non vota per due volte di fila, deve perdere qualcosa che gli interessa più del voto. Che ne so, 10 giorni di ferie. Oppure gli facciamo pagare al 100% la prima prestazione sanitaria che si fa erogare da una struttura pubblica o convenzionata. Gli si blocca il cellulare per sei mesi e a letto senza cena!

Chi vota vale, chi non vota è un vile!