Posts Tagged ‘Nazionalismo’

Il ricordo

febbraio 11, 2010

In Italia è appena stata celebrata la così detta “giornata del ricordo”. Ricordo dell’esodo dalle terre di Istria, Fiume, Quarnero e Dalmazia di una parte della popolazione che veniva definita “italiana”.
Questo scritto non è rivolto a chi vuole sentirsi raccontare una storia di accuse e vendette, non cercate fra le mie parole una giustificazione per la bestialità della pulizia etnica, né cercate una eco di nazionalismo italiano. Credo che molti esuli contesterebbero la mia visione e le mie teorie, mentre so che altri le apprezzerebbero. Questo è un piccolo gesto di affetto verso terre che non sento mie, ma che comunque amo per averle conosciute ed apprezzate.
Non posso ricordare nulla, dato che sono nato venticinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma ho letto, studiato ed ascoltato molto riguardo a quelle terre, alle loro genti ed alle vicende della loro storia. Ho il privilegio di vivere vicinissimo all’Istria e sebbene io abbia antenati istriani, la loro memoria è persa nel tempo: se ne andarono un paio di decenni prima della Prima Guerra Mondiale. Guardo le cose in modo distaccato (more…)

Un futuro per il Friuli “storico”?

giugno 6, 2009

6 e 7 giugno, sono date storiche per un fazzoletto quasi quadrato di terra che collega l’Europa centrale al Mediterraneo.
Il 6 giugno 1350 venne assassinato Bertrand di Saint Geneis, Patriarca di Aquileia, Principe e Duca del Friuli, uno dei più famosi signori che governarono lo stato friulano indipendente.
Il 7 giugno 1420 Udine cadeva sotto l’occupazione veneziana, segnando la fine dell’indipendenza friulana e l’inizio di una plurisecolare dominazione straniera.
Questa tuttavia non riuscì ad intaccare l’identità del popolo, fino a quando la politica nazionalista italiana del regime fascista prima e la televisione commerciale poi, non distrussero la cultura originaria del Friuli. Oggi chi parla friulano, come me, vive in una Regione Autonoma a Statuto Speciale dove i suoi connazionali costituiscono appena il 35% della popolazione totale. Ma chi conosce veramente la cultura friulana? E chi parla ancora corretamente la nostra lingua? Qualcuno dice che siamo 700.000, altri sostengono 500.000; secondo me in patria rimangono non più di 200.000 persone capaci di parlare friulano se non correttamente, almeno in modo dignitoso. Probabilmente siamo in meno di 100.000 a sapere scrivere in questa lingua ormai morente. Migliaia di friulani adottano parlate venete per tentare di mascherare le proprie origini, ritenute inferiori rispetto a quelle degli ormai storici occupanti. Sono tantissimi coloro che rifiutano quasi istericamente di riconoscersi in un’entità etnica, linguistica e culturale che per loro è semplicemente sinonimo di povertà materiale.
Molti si vergognano di essere friulani. Altri si ritengono migliori per il semplice fatto di esserlo. Personalmente compatisco entrambi. Il problema comunque non si pone solo per il mio piccolo popolo, è un problema globale.
Credo che l’identità culturale, etnica, storica e linguistica di un popolo siano patrimoni di enorme valore. Sono convinto della bellezza di un mondo fatto di mille differenze, dove ognuno possa trovare ancora un piccolo centro di aggregazione ed un senso di appartenenza nel mare oceano della globalizzazione economica e culturale. Avere un’identità non rende razzisti o xenofobi. C’è una grande differenza fra essere intolleranti verso gli altri e conservare la propria diversità come fosse un gioiello.
Esisterà sempre chi vuole essere categorico, chi ha bisogno di vedere il mondo in bianco e nero, di dare la caccia alle streghe e di stigmatizzare ciò che non conosce. Questo non significa che ciascuno di noi non possa conservare in sé una parte dell’eredità immateriale che gli è giunta da chi lo ha preceduto su questa terra. Sapendo bene fra l’altro che, in fin dei conti, veniamo tutti dall’Africa.6 e 7

India, fanatismo ed ignoranza

novembre 29, 2008

Chi crede che l’India sia una nazione si sbaglia. E’ un subcontinente unificato con difficoltà in uno Stato che ha enormi problemi di stabilità. Negli ultimi tre giorni il mondo ha rivolto lo sguardo su Mumbay, dove alcuni terroristi che si dichiarano Muslim hanno compiuto una grande azione commettendo molti omicidi. Si parla di un numero di vittime che potrebbe avvicinarsi a 200. Nei mesi scorsi altre stragi sono state compiute ai danni di indiani convertiti al cristianesimo da coloro che si dichiarano Hindu. In Italia, per fortuna, fino ad oggi abbiamo solo sentito tuonare parole vuote di odio etnico e religioso, ma in India è diverso, le cose laggiù precipitano facilmente nel tumulto di milioni di persone ammassate in città cresciute a dismisura o disperse in campagne poverissime e colpite costantemente da carestie od alluvioni terribili.
Potrei dire che non c’è nessuna novità. Chi ricorda la storia sa che al tempo dell’indipendenza dall’impero britannico l’India fu scossa da violenti scontri fra musulmani ed hindu. Lo stesso Mahatma Ghandi venne ucciso per la sua eccessiva tolleranza e per il suo amore per la pace. In India i capi di stato poi vengono facilmente uccisi, da integralisti di questa o quella setta, da nazionalisti, fanatici di ogni natura. L’India è un enorme riassunto del mondo. Questa volta ci sono di mezzo i così detti combattenti per la fede. La prossima volta sarà qualcun altro. Il diverso fa paura, viene odiato, viene perseguitato ed ucciso. In genere questo accade perché non ci fermiamo ad osservare chi abbiamo di fronte prima di colpire. In genere noi esseri umani non vogliamo convivere, nemmeno con noi stessi, ed il pregiudizio, nato e fertilizzato dall’ignoranza, da sempre è un ottimo strumento nelle mani di quei pochi che sanno tirare i fili di miliardi di marionette. Chi muore non capirà mai qual’è il gioco od il copione della tragedia. Non è facile capire chi vince, ma sono sicuro di una cosa: noi no.

Non stiamo parlando solo dell’India. Il problema è globale. Le risposte all’odio ed all’ignoranza sono state fino ad ora prevalentemente odio alimentato dall’ignoranza. Poche voci sono contrarie, vengono guardate con sospetto. Vi invito a guardare un piccolo video ed a visitare il canale YouTube di Sua Altezza la Regina Rania al Abdullah di Giordania (scusate l’uso dei titoli, sono repubblicano, ma è per capire chi è questa signora).

Esistono molte persone, anche nei paesi arabi, che usano il cervello invece delle armi. Spero che anche nel mondo “occidentale” arrivi ai vertici politici qualcuno che ha lo stesso atteggiamento.