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Questione di genere

novembre 13, 2022

Codice Penale, Art 575
Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.

Mentre molte femministe si indignano perché la Presidente del Consiglio dei Ministri non si fa chiamare Signora Presidenta, il Codice Penale della Repubblica continua a prevedere una pena detentiva per chi cagiona la morte di un uomo e non di una persona.

Le parole sono importanti, sui social, sui giornali e in tv; perdono importanza quando è necessario studiare e proporre modifiche legislative in Parlamento.

Io credo che il Codice Penale debba parlare di “persona”. Chi mi appoggia?

Il quesito referendario sull’omicidio del consenziente

febbraio 16, 2022

Ecco il testo del quesito referendario proposto

Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con R.D. 19 ottobre 1930, n.1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole “la reclusione da 6 a 15 anni”; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole “Si applicano”?”.

Leggiamo l’attuale formulazione dell’art. 579 del Codice Penale

Codice Penale – Art. 579
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.
Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

Ne consegue che la formulazione che sarebbe sortita dal referendum abrogativo sarebbe stata la seguente:

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

Questo quesito apparentemente non era relativo all’eutanasia, perché si è portati a pensare che l’eutanasia non verrebbe definita “omicidio”. Ciò nonostante l’eutanasia oggettivamente prevede che qualcuno provochi la morte di un proprio simile, direttamente o indirettamente. E a tal proposito l’art. 577 dello stesso Codice Penale sancisce che “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.“. La formulazione qui è molto più chiara, perché quel “cagiona la morte”, per quanto apra a una miriade di possibili dinamiche dei fatti, indica una relazione causale. L’individuo A con le proprie azioni determina la morte dell’individuo B. Potremmo discutere sul fatto che spesso l’individuo A compia azioni che determinano la morte dell’individuo B e molti altri senza che questo venga riconosciuto come “omicidio”, più che altro per la difficoltà di stabilire il nesso causale.

Al momento non ho elaborato una proposta di legge sul fine vita, ma credevo fosse utile condividere queste informazioni.

Un quarto di secolo ti dà da pensare

luglio 20, 2017

Una delle battute più celebri di Marilyn Monroe nel film “A qualcuno piace caldo”. Ma in questo caso non ho pensieri leggeri di gioventù. Sono passati 25 anni, un quarto di secolo, dall’assassinio del dottor Paolo Borsellino. Poche settimane in più da quello del dottor Giovanni Falcone. E dal massacro di chi era con loro.

Ieri abbiamo tutti ascoltato alla televisione le dichiarazioni imbarazzanti, a volte imbarazzate, di chi ancora oggi parla di necessità di giustizia, di verità, di unità nella lotta alla mafia. Sono dichiarazioni dovute, di protocollo, ma forse imbarazzanti per chi rappresenta uno Stato che dopo 25 anni continua a brancolare nel buio, o nella penombra, incapace di delineare in modo chiaro i contorni di una vicenda che, nonostante la sua esplosiva manifestazione, è ancora piena di misteri.

Si, perché continuiamo a grattarci la schiena (more…)