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Per una nuova classe politica

maggio 27, 2020

Leggo su Open che le Sardine vanno in pausa (l’articolo qui).

Sono sempre stato molto critico, rispetto all’entusiasmo manifestato da molti nei confronti di questo “movimento”. Devo dire però che questa scelta è molto ragionevole, corretta e apprezzata (da me per lo meno).

Il paese non ha bisogno di un altro movimento di rabbiosi contro tutto e contro tutti, ma di proposte. Il paese ha bisogno di sostituire una classe dirigente in cui ci sono troppi incapaci, corrotti, narcisisti, scaldapoltrone.

Dalla piazza può venire la spinta a farlo, ma per andare oltre bisogna sedersi, guardarsi in faccia (anche in call in tempo di CoViD), stabilire quali siano i fondamenti di un’idea di Italia per domani, stabilire i metodi, definire un percorso.

Non posso sapere, a priori, se sarei d’accordo con un nuovo soggetto politico, ma prima di stabilirlo ho bisogno di leggere o ascoltare queste cose. Gli slogan contro un politicante o l’altro non sono un programma, sono l’abbaiare del cane da guardia della democrazia, il richiamo starnazzante delle oche del Campidoglio, ma poi bisogna che i padroni di casa (noi cittadini) intervengano.

Chi trova offensivo il compito del cane da guardia o delle famose oche del Campidoglio, sbaglia. Ma chi crede che sia sufficiente dare l’allarme per risolvere ogni problema, sbaglia di più.

Pericoli della Fase 2

maggio 13, 2020

Quello ovvio è che, più gente in giro permetta una nuova diffusione del SARS-CoV-2 e l’aumento di casi della CoViD-19.

Quello meno ovvio è un boomerang economico legato alla riapertura delle attività commerciali, di ristorazione e di accoglienza. Le attività che hanno subito in modo incredibilmente doloroso gli effetti del lockdown.

Gli esercenti, da un paio di settimane, lanciano grida disperate, di chi sta annegando in un mare di perdite. Le entrate sono azzerate, ma non lo sono i costi fissi, come affitto del locale e canoni vari. Molti titolari di azienda e lavoratori autonomi inoltre vivono compensando costantemente i debiti verso fornitori e Stato (tasse) usando gli incassi in entrata, generando un circolo vizioso che aumenta l’indebitamento reale, ma permette di sopravvivere e sperare in tempi migliori.

Ora si parla di riaprire e io ho paura di un fenomeno non molto ovvio. Permettere agli esercenti di tornare ad aprire non costa nulla allo Stato, alle Regioni e ai Comuni. Almeno non nell’immediato. Costerebbe invece molto sostenere le imprese e il reddito di chi deve restare fermo. Abbiamo ascoltato molte parole sui famosi 600€ e altre forme di sostegno al reddito. Ma chi riapre passa dalla modalità “bisognoso di sostegno pubblico” alla modalità “lavora e arrangiati”.

In sostanza, con questa mossa chi governa si smarca, non ha più bisogno di stanziare enormi quantità di denaro per sostenere gli esercizi chiusi, i loro proprietari e dipendenti.

L’esercente riapre. Ma non è tutto come prima.

Innanzitutto, una quota rilevante dei cittadini italiani ha subito una forte contrazione del reddito durante il lockdown. Il negoziante che vende elettrodomestici e non ha incassato, non avrà soldi per andare a comprare un abito nuovo, o per andare a cena fuori. Anche se gli permettessero di andare in Sardegna, non avrebbe soldi per andare in vacanza. Il potere d’acquisto di negozianti, ristoratori, albergatori e alcuni professionisti è diminuito moltissimo. Al momento forse sta meglio l’operaio che ha avuto accesso alla cassa  integrazione rispetto al proprietario di un bar di successo, che non aveva risparmi da usare durante il lockdown, perché magari aveva investito e stava ammortizzando.

Meno potere di acquisto nella popolazione, meno incassi per chi riapre.

Poi c’è la paura. Il virus SARS-CoV-2 non è scomparso. Il numero di casi di CoViD-19 non è azzerato. La diminuzione marcata nel numero di casi è dovuta al fatto che per due mesi siamo stati tappati in casa. Molti di noi non lo hanno capito, ma molti altri si. Chi lo ha capito, non ha tanta voglia di andare al pub a bere una birra con altre 30 persone ingrumate in uno spazio ristretto. Quindi è ragionevole pensare che oltre alla minore capacità di spesa, ci sia anche una minore propensione a uscire per accedere a determinate attività.

Ma ci saranno le regole per ridurre il rischio. Si, queste regole imporranno, se ragionevoli dal punto di vista tecnico, che la densità di persone in un locale sia tale da rendere meno probabile la diffusione del virus. Significa che la capienza dei locali diminuirà in modo drammatico. Da quanto ho capito, sarà molto inferiore alla metà di quella attuale. Sapete cosa significa? Che se la tua attività stava in piedi, a volte per un pelo, facendo il pienone ogni sabato sera, con la riapertura il pienone non ci sarà. Se prima facevi fuori 4 fusti di birra il sabato sera, domani ne farai fuori 1. E se il tuo margine su quel fusto è quello di prima, non ci pagherai l’affitto, non pagherai canoni e bollette, non pagherai i dipendenti e non avrai soldi per dare da mangiare alla tua famiglia.

Però i politici potranno dire “io vi ho fatto riaprire!”.

Aiuti ulteriori da parte dello Stato? Diciamolo chiaramente. Lo Stato in cassa ha debiti per molte centinaia di miliardi. Anche ipotizzando un’impossibile politica inflattiva, per un’Italia che esca dall’Euro e torni alla Lira, stampando moneta per proprio conto, stamperebbe carta straccia e gli esercenti finirebbero comunque in miseria.

Non sono un economista e non ho in mano i conti dello Stato o delle Regioni, per cui non posso tirare fuori soluzioni che non siano strampalate. Semplicemente volevo stimolare i miei cinque lettori a pensarci un po’.

Ad ognuno il suo compito

aprile 16, 2020

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