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Consenso popolare

marzo 9, 2018

Tips and tricks for dummies

Avete presente quei manuali che si trovano (tutt’ora) in vendita e sono intitolati sempre (….) for dummies? Che tradotto significa “per principianti totalmente inetti”. Ci sono per più o meno tutte le attività umane, sospetto che esista anche un Astronautica for dummies e forse anche Cardiochirurgia for dummies. Io ho quello per l’uso di Access e devo dire che sono la prova vivente del fatto che non è per niente for dummies oppure esiste una categoria di incapacità che va oltre dummies e a cui appartengo.

Non ho la pretesa di scrivere “Politics in democracy for dummies“, innanzitutto perché non sono un esperto di politica (il che mi candida automaticamente a nuovo Leader Supremo di qualche nuovo Partito Risolutivo Finale). In secondo luogo non ho tempo per scrivere un manuale, dato che non ho ancora letto L’IVA funesta di Fulvio Romanin e quindi non riesco a gestire il mio lavoro come libero professionista, col risultato che ho appena inviato una relazione che mi è costata 3 giorni senza superare mai le 4 ore di sonno. Che cavolo scrivi post, vai a dormire! No, scrivo per rilassarmi. Il terzo motivo, forse il più importante, è che non ho un editore. Difficile avere un editore se non si ha un libro.

Torniamo alla nostra teoria del consenso popolare. Il 4 marzo scorso (domenica scorsa) i cittadini italiani di maggiore età sono andati a votare per eleggere i due organi legislativi della Repubblica Italiana. Lo hanno fatto secondo regole stabilite dalla Costituzione e da una legge, definita “legge elettorale”, che al momento è nella versione 375.00 (first unstable release) e viene chiamata amichevolmente (ma non troppo) “il Rosatellum“, dal nome di un parlamentare triestino (Ettore Rosato) che si è assunto l’onere di legare il suo cognome a una delle più strampalate norme mai concepite da mente umana.

I risultati di queste elezioni sono stati molto interessanti, perché ci parlano di (more…)

Il grande flop

aprile 18, 2016

… della democrazia

Ieri si è svolto un referendum abrogativo, strumento previsto dalla Costituzione della Repubblica, a cui non ha partecipato il numero minimo di votanti necessario per convalidare i risultati. E’ mancato il raggiungimento del così detto quorum del 50% + 1 votanti.

Non mi interessa parlare della materia su cui si votava, perché in questo momento la trovo indifferente, ma del fatto che alle urne si sia recato il 32,15% degli aventi diritto. Significa che poco meno di 1/3 dei cittadini italiani maggiorenni ha ritenuto utile esprimere la propria volontà. Mi interessa molto il fatto che ci sia stata una blanda campagna pre-referendaria con due posizioni che vedevano i promotori e sostenitori spingere per il si, la parte avversa spingere per l’astensione.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha chiaramente invitato a non andare a votare, cosa che ha fatto anche il partito di cui è segretario, il Partito Democratico. Oggi lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri rilascia dichiarazioni di soddisfazione.

Leggo quanto è avvenuto in una chiave critica, intesa nel senso letterale della critica, ovvero un’analisi e non una diffamazione.
Innanzitutto partiamo da una bacchettata sulle dita di (more…)