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Vingt ans sous terre (premier étage)

ottobre 25, 2010

La settimana che porta a Casola tutti ci sentiamo più speleologi. Ed ecco un frammento di ricordi della “mia” speleologia.

Mi fermai all’improvviso, quasi in bilico su una delle tante rocce del versante meridionale, chiedendomi infine perché stessi camminando così velocemente.
Solo allora percepii il martellante suono del mio cuore che gridava felicità. Da bambino mi chiedevo se, per caso, il cuore non avesse voglia di riposarsi ogni tanto e la cosa mi spaventava. Poi capii che il cuore è felice di lavorare. Ogni tanto gli auguravo “buona notte” prima di mettermi a dormire, come se fosse qualcosa che facesse parte di me, ma con una propria identità.
Le nubi erano basse, troppo basse per avere anche soltanto una vaga idea di come fosse fatta la montagna. Ogni filo d’erba era coperto di gioielli d’acqua, gocce di ogni dimensione che riuscivano a scintillare anche in quell’assenza di sole, immerse come me in un’unica indistinta massa di vapori illuminati. (more…)