Osservazioni antropologiche in vasca

Un’altra puntata della lunghissima (spero) saga dell’uomo che arranca in piscina

Ho il vizio di osservare chi mi circonda. Gli esseri umani finiscono sotto la lente d’ingrandimento, come fossero invertebrati acquatici. Mi dà una gran soddisfazione, non so perché. Dev’essere la deformazione dello scienziato.

Entro in piscina e un cicaleccio allegro attira la mia attenzione. Gruppo di tre figure, che senza occhiali da vista mi appare un po’ confuso. Femmine di Homo sapiens sapiens. Avanzano facendo un sacco di confusione. Una è di origine africana recente (anche io sono di origine africana, ma penso i miei siano emigrati in Europa 30 – 40 mila anni fa), le altre due sbiadite da millenni di carenza di sole. Una di queste è alta, a guardare la figura che avanza sembra un specie di top model. Perbacco!

Si avvicina e occhiali o non occhiali risulta chiaro che invece è una bambina. Forse non proprio, diciamo adolescente, ma ha quella mescolanza di caratteri fra l’infantile e l’adulto che nel complesso le danno l’aspetto di una Venere del Botticelli, bella è bella, ma non ha nulla che possa attrarre un uomo adulto sano di mente.

Dovrei discutere sull’incomprensibilità dell’attrazione degli adulti per le ragazzine così, ma temo di non essere uno psicologo, quindi non me lo so spiegare. So solo che lo trovo incomprensibile.

La ragazzina però si sente effettivamente la top model di cui all’inizio e senza occhiali. E’ alta, slanciata, capelli lunghi e soprattutto movenze che usa imitando donne di dieci anni più vecchie di lei, viste probabilmente in televisione.

Le tre vanno su e giù senza apparente senso. In particolare l’aspirante top model, si remena a bordo vasca trovando ripetutamente buoni motivi per non entrare in acqua ma sfilare ancheggiando e atteggiandosi di fronte a tutta la folla dolescenziale presente. A un certo punto supera il limite del ridicolo, visto da un osservatore di mezza età. I ragazzini invece trovano molto gradevole quel vai e vieni.

Trenta, forse quaranta secondi in vasca. La Venere si rende conto che in acqua è solo una specie di palla da bowling che emerge, con la sua cuffietta da piscina. Si ributta a bordo vasca e riprende a fare su e giù senza apparente senso.

Alla fine si avvicinano tre ragazzi. Guarda caso, due sono di origine africana recente e il terzo non sembra decisamente uno svedese lavato in varechina. Alcuni loro coetanei stanno in un angolo a casinare chiusi a cerchio come bisonti sotto attacco dei predatori. I tre invece sfoderano il miglior sorriso del mondo e lanciano l’offensiva. Respinti come una pallina da ping pong contro la grande muraglia.

Il vai e vieni sulla passerella della settimana della moda adolescenziale riprende indisturbato, mentre i ragazzini chiusi a falange continuano ad agitarsi terrorizzati dalla presenza di una femmina che gli fa ribollire il sangue, senza sapere bene cosa fare.

Che razza di cretini. Io ero esattamente come loro e mai e poi mai avrei fatto come i tre scaltri che si sono lanciati con entusiasmo all’assalto, ritirandosi cone sportiva accettazione dell’insuccesso, momentaneo o meno.

Nel frattempo ho fatto 22 vasche lunghe e i dolori stanno diminuendo, risalgo la china dell’allenamento perduto e chissà, magari riuscirò di nuovo a fare il mio chilometro stile libero senza soste.

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