Nulla è cambiato in 55 anni

ottobre 9, 2018

Oggi ricorre il 55mo anniversario del disastro del Vajont. Non starò a ricordare per filo e per segno gli eventi, troverete esaurienti informazioni in rete. Quello che voglio ricordare è che le cause del disastro, che provocò la morte di 1917 persone (millenovecentodiciassette!!!!), sono state innanzitutto di ordine culturale, morale e politico.

Scientificamente e tecnicamente possiamo spiegare per filo e per segno perché la frana del monte Toc si sia mossa velocemente, scaricando milioni di metri cubi di roccia e suolo nell’invaso generato dalla diga sul torrente Vajont, ma perché si arrivò a quell’evento fu una storia tutta umana.

Il progetto venne concepito senza tenere conto delle caratteristiche geologiche della valle del Vajont e in particolare dell’esistenza di una frana, che interessava le pendici del monte Toc. Per inciso, la parola “toc” in lingua friulana e in altre parlate ladine significa “marcio”.

Una volta stabilito che in quel posto doveva per forza essere creato un invaso, si fece di tutto per ottenere autorizzazioni e pareri favorevoli. Quando emerse la questione del Toc, tutti i pareri che mettevano in evidenza il pericolo vennero accantonati, per utilizzare solamente quelli favorevoli all’opera. Non è possibile affermare che fosse imprevedibile ciò che è accaduto, anche se i minimizzatori professionisti continuano ad affermare che “chi avrebbe potuto prevederlo” sottolineando comunque che il volume caduto fu superiore a quanto previsto anche dalla stima più pessimista.

Quella non fu una tragica fatalità.

Posso garantirvi, dalla mia posizione di professionista nel campo ambientale, che ancora oggi, a 55 anni di distanza da quella macroscopica dimostrazione, ogni volta che si esprime un parere contrario alla realizzazione di un’opera si solleva un coro di proteste da parte di imprenditori, cui si uniscono immediatamente i politici e alcuni servitori dello Stato desiderosi di fare carriera. Chiunque esprima un parere contrario a un’opera viene sempre criticato aspramente, a volta prescindendo da questioni tecniche ma puntando sul personale; inoltre si crocifigge sempre il funzionario che, facendo il suo dovere verso la collettività, osa chiedere approfondimenti e rileva l’assoluta inconsistenza delle argomentazioni addotte a favore del progetto.

Signore e signori, quello che accadde il 9 ottobre del 1963 a Erto e Casso è in ultima analisi simile a quanto è accaduto il 14 agosto 2018 a Genova e in mille altre occasioni. Chi indica i problemi, i pericoli e valuta i rischi viene trattato esattamente come venne trattata Cassandra a Ilio quando gli Achei lasciarono un enorme cavallo di legno in omaggio davanti alle porte della città.

La frase più ricorrente nella mia esperienza professionale è “ma non è possibile, con voi non si può mai fare nulla, basta, qua se governassi io altro ché, in due anni avrei messo a posto sta Italia”.

Per inciso, la gente così governa da l’Italia dal 1861 e gli effetti si vedono benissimo.

Quello che la vicenda del Vajont dovrebbe insegnarci è che le cose sono sempre più complesse di quanto appaiano, ma ci sono persone che hanno una preparazione tecnica e scientifica, in grado di comprenderle meglio di noi, è opportuno dare loro ascolto. Oppure accettare di essere degli assassini.

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Due cose sull’immigrazione

agosto 30, 2018

In questi giorni pur di non lavorare i politici ci riempono la testa con sta dannata immigrazione. Mi hanno stufato, ve lo dico sinceramente! Vorrei che smettessero di dire stupidaggini inutili e iniziassero a lavorare per il nostro benessere, ad esempio a pensare come non mandare a rotoli l’Italia.

Ci sono poi degli equivoci. La storia della suddivisione dello sforzo. Molti “di sinistra” hanno messo in evidenza come la presenza di immigrati in Italia sia inferiore a quella in Francia e Germania, per contrastare le lamentele di coloro che non ne vogliono sapere di tutti sti neri e arabi in circolazione. Una volta erano i terroni il problema, adesso sono questi.

Va detto che i dati a cui si fa riferimento sono quelli relativi agli immigrati regolari o registrati e in attesa di regolarizzazione. Ce ne sono altri, molti altri.

Per arrivare in Germania dall’Africa bisogna attraversare l’Italia e un pezzettino di Austria. Per quanto l’Italia sia un paese dove le cose funzionano male, tanto che tutt’ora ampie parti del territorio non sono controllate dallo Stato ma dai clan mafiosi, è più difficile fare da clandestino 1500 km che farne 500.

Questo per dire che probabilmente la maggior quantità di irregolari è in Italia, ma non lo sappiamo perché sono irregolari. Se fossero registrati non lo sarebbero e rientrerebbero nelle statistiche.

Perché gli irregolari stanno qua? Ma perché appunto non abbiamo il controllo del territorio! Siamo decisamente in difficoltà nell’affrontare la lotta contro la criminalità organizzata, da decenni; anche se di recente i mafiosi non stanno facendo saltare in aria magistrati, sono sempre lì e hanno sempre molto potere. Non vi preoccupate, gli irregolari per noi sono sicuramente ben noti ai mafiosi che li sfruttano.

Per inciso l’attuale Ministro dell’Interno, e il Governo in generale, non sta dichiarando alcun impegno contro le mafie, cosa che mi preoccupa molto più delle affermazioni in stile nazionalsocialista sugli immigrati.

La colpa è dei neri? No, di uno Stato che non è capace di controllare il suo territorio e tagliare la gola alla mafia una volta per tutte. Ma per quanto riguarda le statistiche, dubito che l’Italia abbia veramente meno immigrati complessivi pro capite della Germania. Per lo meno la percezione è quella.

Altra cosa, la statistica mi piace, ma l’Italia è un paese di prima linea. La gestione del confine fra Africa ed Europa è uno sforzo compiuto per lo più dall’Italia. La Germania non fa bonariamente nulla, a parte dare ordini a proprio comodo, come ha sempre fatto da quando esiste. Sono le navi italiane che vanno a “salvare” la gente dai barconi fino al bagnasciuga libico, sono gli italiani che si sono accordati con uno dei governi libici per creare i lager in territorio africano e fermare lì migliaia di persone, sono gli italiani che devono gestire gli sbarchi, curare i malati, rifocillare gli affamati, registrarli, avviare le pratiche per stabilirne lo status. La Germania non fa nulla di tutto questo. Avrà in casa un maggior numero di stranieri, già adeguatamente selezionati, ma la valanga di poveracci arriva sulle coste italiane!

Notate bene, non ho detto che vorrei sparare ai barconi in mezzo al Mediterraneo, né che dovremmo rifiutare l’attracco ad alcune navi (in base alle necessità di immagine di un ministro o due). Quello che voglio dire è che la storia della gestione del flusso migratorio è molto, ma molto, più complessa di come fa comodo intenderla a frau Merkel.

E datemi pure del qualunquista nazista.

Non scrivere!!!

agosto 26, 2018

La gente non legge più di tre righe dopo il titolo e guarda la figura dell’anteprima. Punto.

Se poi mettete come immagine un gattino va benissimo a quasi tutti. Sarebbe meglio il fondoschiena di una modella, ma poi rischiate che Feisbuc e Gugol vi cancellino e vi bannino perché siete inappropriati (mentre è ovvio che altri milioni di fondoschiena e seni al vento non lo siano).

D’ora in avanti, superate le prime tre righe fatidiche in cui tento di usare un linguaggio consono a un pubblico sensibile, diverrò a tratti scurrile. Quindi consiglio a chi non ama il turpiloquio di fermarsi alle prime tre righe come fa il 99,8% degli utenti (fonte sondaggio Spirilik – Antani).

Cerco di ripetermelo ogni mattina quando accendo il compiuter e, dopo avere messo in ordine il lavoro Leggi il seguito di questo post »