Sardegna 2019

Durante l’intera campagna elettorale delle regionali sarde ho studiato l’evolversi della situazione da una posizione distante, ma con qualche limitato contatto locale.
Non conosco la Sardegna, non a sufficienza per potere azzardare analisi e ipotesi di qualunque tipo, però conosco un po’ gli esseri umani e le dinamiche politiche ed elettorali che, secondo me, sono comuni a un’area molto più vasta di una regione o uno stato.

Tre dati hanno colpito, relativi all’esito della consultazione regionale. Il primo è che sia stato eletto Presidente della Regione Autonoma Sardegna il candidato proposto e promosso dal leader della Lega Matteo Salvini. Sembrava impossibile che la Lega riuscisse a conquistare anche una “regione meridionale”, ma di quell’opilione erano coloro che conoscono la Sardegna molto meno di me.

La Sardegna non è “meridione”. E’ vero che si trova geograficamente a Sud, è vero che per clima è una terra profondamente mediterranea ed è anche vero che il suo sviluppo industriale è inferiore a quello delle regioni “settentrionali” e “centrali”. Ma la Sardegna non c’entra nulla col Sud Italia. A dire il vero non c’entra nulla nemmeno col Centro o col Nord. La Sardegna è oggettivamente un’isola sia geografica che culturale, politica ed economica. Curioso a dirsi, ma la terra che dava nome allo stato destinato a inglobare tutte le terre a Sud delle Alpi, si distingue dall’Italia che ha generato molto più di quanto una regione del Nord sia diversa da una del Sud. Ma questo, per noi continentali, non è ovvio.

E’ stato quindi possibile per Salvini puntare su un candidato locale, che porta con sé il bollino di sardo DOP derivante dall’appartenere addirittura al Partito Sardo d’Azione. Emilio Lussu gira nella tomba come un maialetto sullo spiedo nel giorno di festa, ma tant’è signore e signori, il PSdA fa parte della coalizione di centro-destra e si è affidato al Capitano per scalare il vertice della RAS.

Secondo elemento che ha destato scalpore è il risultato del PD sardo, che a fronte della sconfitta del candidato (non pidino) alla Presidenza ha ottenuto voti a sufficienza per essere il primo partito dell’Isola in termini di voti di lista. Il M5S non riesce a raggiungere il 10% e si piazza alle spalle del PSdA.

C’è una cosa che va considerata. Quando il M5S ottenne una percentuale di voti altissima, alle politiche 2018, si stava votando per eleggere il Parlamento, ovvero un organo estremamente importante, ma lontano. In genere chi vota per il Parlamento lo fa guardando a programmi di ampio respiro, ma chi vota per le amministrative lo fa pensando a domattina, al proprio Comune, alla propria famiglia. Alle amministrative si vota chi si conosce e si suppone vorrà adoperarsi per noi, in prima persona, anche intervenendo nel meccanismo decisionale locale a nostro vantaggio. In questo caso ci si rivolge più volentieri a chi ha un consolidato rapporto con la gente, non a giovani colmi di buoni propositi rivoluzionari. Può sembrare schizofrenico, ma non mi stupisce che il primo partito sia il PD e stacchi del 2% la Lega di Salvini: non è ancora radicata.

Il così detto “crollo” del M5S non è reale, secondo me. O meglio, sono certo che votanti del M5S alle politiche abbiano mandato bellamente a quel paese il Movimento a causa della sua alleanza di governo con la Lega, ma sono anche sicuro che fra politiche e amministrative ci sia un abisso, proprio per i meccanismi di scelta di cui ho scritto poco sopra.

Queste elezioni dovranno fare riflettere a livello nazionale? Riflettere un po’ non fa male. Innanzitutto dovrebbero riflettere i vertici nazionali di M5S e PD. Per i primi la lezione è la necessità di radicarsi sui territori e uscire da un sistema di comunicazione e creazione del consenso che è alieno alla realtà delle comunità locali. L’Italia non è ancora un paese web, bisogna usare il web ma anche andare nelle strade, nelle osterie, nelle sagre, a stringere mani, a parlare. A parte idee e linguaggio, Salvini sta facendo esattamente ciò che avrebbe fatto un consumato politico di qualche decennio fa. Le elezioni si vincono al mercato del mattino, più che con la diretta in streaming, che tanto non fa più nessuno.

I vertici PD farebbero bene a rendersi conto che se il loro partito è riuscito a resistere nei voti di lista sardi è anche perché nessuno di loro è andato a portare sfiga sull’Isola. Si, l’ho detto, dove compaiono i vertici nazionali del PD, fanno incrementare i voti degli altri con una capacità che andrebbe studiata. La fortuna dei loro amici sardi è stata che sono troppo impegnati a scannarsi per la segreteria del partito più mal messo d’Italia, per andare a cugurrare dall’altro lato del Tirreno.

Come al solito ho detto la mia sproloquiando. Sono certo che verrò considerato qualunquista, semplicista, buonista, criptofascista, postcomunista e uno che non ha capito niente. La verità è che sto studiando per dominare il mondo, aiutato da un esercito di bizzarri esserini gialli confusionari. E credetemi, quel giorno farò ritarare le scie chimiche e nevicherà molto di più.

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